The Strokes: recensione di The New Abnormal

Finalmente possiamo ascoltare l'attesissimo ritorno dei The Strokes.

Strokes
The Strokes nel video di "Bad Decisions"

The New Abnormal ripaga i lunghi anni di attesa con un concentrato di revival dosato magistralmente.

L’ultimo album in studio dei The Strokes risale al lontano 2013. A rendere così atteso il nuovo album è stata anche tutta la trafila dietro liti e scaramucce tra i componenti della band. Insomma, Comedown Machine poteva virtualmente essere l’addio alle scene del gruppo capitanato da Julian Casablancas e questo ritorno può solo far felici i vecchi fan della band. Non solo loro però, perché The New Abnormal ha al suo interno le giuste carte per richiamare nuovi ascoltatori. Non è un segreto che i The Strokes abbiano da sempre strizzato l’occhio alla musicalità pop da radio e con questo nuovo disco riescono a rielaborare questa tendenza in modo ancora più pragmatico, centellinando ogni suono e struttura dei brani.

Seppur praticamente fuori tempo massimo per l’ondata revival anni ’80, questo disco ne rappresenta a pieno l’essenza e probabilmente potrebbe segnare la definitiva fine. Al suo interno possiamo trovare tutta l’essenza di quel decennio, rimodellata e ridipinta dai prodigiosi riff dei The Strokes. Synth che prendono il sopravvento su intere canzoni, vocoder e chitarre con riverberi infiniti costruiscono The New Abnormal permeandolo però con il giusto mix di sonorità più cupe e malinconiche.

La nuova veste dei The Strokes?

I riff di chitarra sono sempre i protagonisti ma la formula non è sempre la medesima. Sia gli strumenti che, soprattutto, le parti vocali di Casablancas hanno trovato soluzioni diverse, sia a livello sonoro che a livello di incisività. È un album dei The Strokes, in tutto e per tutto, ma alcune linee si estendono verso un’apertura verso nuove sonorità che gli album precedenti avevano solo accennato con qualche sezione o sporadica canzone. In The New Abnormal ogni brano fa emergere la propria identità donando al disco la giusta eterogeneità che aiuta l’ascolto.

L’album è breve e questo aiuta a farlo scorrere in un battito di ciglia. La voce di Casablancas riesce a far variare i brani più standard (per i canoni della band). Dove non arriva la sua voce, quando si adagia su composizioni più morbide, gli effetti e nuovi suoni ricamano il disco con nuove soluzioni.

Anni ’80, tra richiami e citazioni.

Questo fine decennio ci ha lanciati, come ben sappiamo, in un travolgente revival anni ’80. In tutte le forme d’arte abbiamo potuto notare come la componente citazionistica fosse parte fondamentale della struttura generale. I richiami possono essere più o meno palesi, e The New Abnormal prova a fare lo stesso. Come possiamo chiaramente vedere, ed eventualmente leggere su Spotify, la copertina è un’opera di Basquiat, celebre artista writer portato al successo da Andy Warhol. Il dipinto neoespressionista sulla copertina dell’album è Bird on Money, creato proprio nel 1981. Già dalla cover del disco si ha un’idea del periodo storico a cui i The Strokes si sono ispirati.

Un’altro palese richiamo lo possiamo trovare in Bad Decision, secondo singolo estratto. La somiglianza a Dancing with myself di Billy Idol, artista simbolo di quel decennio, è talmente scontata che cade nel citazionismo più palese. La band non è nuova a certi inserimenti, anzi, e quest’ultimo risulta quindi un doppio legame, tra identità e revival. A chiudere il cerchio possiamo trovare la massiccia dose di tappeti di synth che ricoprono intere canzoni a “scapito” delle tanto onnipresenti chitarre.

Il ritorno tanto atteso.

Non solo i 7 anni di attesa, ma anche un album che potesse, in qualche modo, competere con il devastante Is This It. The New Abnormal non prova a superarlo ma bensì a cercare una via diversa, una strada quasi completamente nuova. Intanto, differentemente dal passato, le tracce sono praticamente tutte più lunghe dei fatidici 4 minuti, tempistica quasi limite delle vecchie canzoni. Un’approccio quindi più strutturato e meno d’impatto che rende il nuovo disco già di per sé diverso da quelli passati.

Al suo interno possiamo trovare brani che entrano veramente nelle ossa e non rischiano di perdersi tra le altre canzoni della discografia. Ascoltando una canzone di The New Abnormal la si associa molto facilmente a quest’ultimo disco. Un’identità quindi più marcata degli ultimi lavori della band.

Osare o non osare?

Parlando dei brani, senza grandi giri di parole, riteniamo At The Door un vero e proprio capolavoro che rappresenta il più grande cambiamento della band. Avremmo apprezzato un disco totalmente orientato allo stile ritrovato in questa canzone ma probabilmente avrebbe allontanato troppo la vecchia fanbase affezionata agli storici riff di chitarra del gruppo.

Al contrario, The Adults Are Talking ci mette subito di fronte alle classiche sonorità della band, seppur con soluzioni più morbide, come citato a inizio articolo. Qui le chitarre restano infatti la base portante della struttura seppur con nuovi effetti. In Eternal Summer e in Ode to the Mets possiamo trovare un Casablancas letteralmente esplosivo mentre Not the Same Anymore rappresenta una delle ballate più belle mai scritte dalla band. Selfless è la giusta congiunzione tra il passato del gruppo e le sonorità più oniriche che si orientano verso la space music.

Non un disco perfetto, alcune piccolissime sezioni si dimenticano facilmente dopo i primi ascolti, ma con una nuova verve e un approccio più originale, oltre ad almeno 2 brani eccezionali. The New Abnormal potrebbe segnare quindi la nuova strada per i nuovi The Strokes oppure il loro addio definitivo, visto il recente passato della band, insieme alla chiusura del revival anni ’80. Un eventuale addio sofferto ma sicuramente chiuso con un grandissimo disco.

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