Rush – Breve storia della prog band canadese

Chi sono, e chi erano i Rush? Ecco il nostro approfondimento sullo storico trio

Rush
Rush. Credits: Enrico Frangi/Wikipedia
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Chi sono i Rush, e come hanno segnato la storia della musica

Geddy Lee, Alex Lifeson, Neil Peart. Forse il power trio per eccellenza, se si escludono magari formazioni come i Cream o i Police. Ma certo, in ambito hard/prog, i canadesi Rush sono per la loro epoca imbattibili. Neil Peart, recentemente scomparso, è forse quello che è rimasto più famoso dei tre: celebre come uno dei batteristi più virtuosi di sempre, e noto anche per la sua batteria composta letteralmente da decine e decine di pezzi. Ci sono poi il bassista, frontman e cantante Geddy Lee, e il valente chitarrista Lifeson. Entrambi, a loro volta, considerati maestri dei propri strumenti. Per tutta la carriera del gruppo, tradizionalmente, è Peart a scrivere i testi e a fornire le basi concettuali delle raffinate composizioni del trio, mentre gli altri due sono i principali fautori delle accattivanti musiche.

Emersi dalla complessa e sfaccettata realtà dell’hard rock anni ‘70, all’inizio i tre si dedicano ad una musica grandemente ispirata allo stile dei Led Zeppelin, che ha molto di blues e poco della complessità tecnica e strutturale dei loro lavori successivi. Si parla di album come Fly By Night, del 1975. Ma presto le cose cambiano, e i tre cominciano a comprendere appieno le loro reali possibilità come strumentisti e compositori. Il grande exploit prog della band è il celeberrimo 2112, album contenente l’omonima suite, divisa in più sezioni come nel prog inglese, e organizzata concettualmente attorno ad una storia originale che sa di distopia e fantascienza (viene citata esplicitamente Ayn Rand come ispirazione). Questo è solo il primo di una serie di simili esperimenti, che comprenderanno poi canzoni come Xanadu (1977), La Villa Strangiato (1978) o Natural Science (1980).

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Rush – Tom Awyer, 1981

Un trio leggendario nella storia del rock

Gli album si susseguono con regolarità, incontrando particolari favori con Hemispheres, del 1978. Ma il cambiamento è dietro l’angolo. Con la fine degli anni ‘70 esplode la new wave, e tastiere e sintetizzatori fanno prepotentemente (e anzi, volentieri) il loro ingresso nella musica dei Rush. Il risultato è evidente in Moving Pictures (1981), quello che viene spesso considerato il loro migliore album, e che di certo è quello più famoso. Diversamente dai Genesis, i Rush sono molto più restii ad abbandonare la propria ispirazione prog e ricerca artistica. Nel disco, è vero, trova posto una perfetta hit new wave (o meglio, neo-prog) come Tom Sawyer. Ma c’è sempre spazio anche per la tradizionale suite di dieci minuti, The Camera Eye, o per il famoso strumentale iper-tecnico YYZ, poi rifatto da artisti come Les Claypool.

Per tutti gli anni ‘80 i tre si godono la celebrità e il successo commerciale di alcuni fortunati singoli. New World Man, Subdivisions, The Body Electric, The Big Money, Time Stand Still sono degli esempi. Ciò nonostante, i Rush riescono a bilanciare e a mantenere in equilibrio le proprie capacità, senza mai rinunciare alla produzione di musica complessa, ricercata, ambiziosa. Con Presto (1989) le tastiere vengono progressivamente abbandonate. Come molte altre band in quel periodo, la band comincia ad abbracciare nuovamente le chitarre e il sound più rock. Negli anni ‘90 la musica del gruppo si appoggia su suoni più morbidi, meno inflessibili, e su composizioni brevi e più digeribili per un pubblico allargato. Salvo alcuni esperimenti, come quello con il rap in Roll the Bones (1991), la musica del gruppo rimane profondamente rock. E questo fino al loro ultimo album, Clockwork Angels (2012). Con la scomparsa di Peart attualmente il futuro della formazione è incerto. Ma una cosa è certa: la loro parte di storia, i Rush, l’hanno fatta.

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Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.