Jesus Rolls, la Recensione dello spinoff de Il Grande Lebowski

Pre-apertura della quattordicesima Festa del Cinema di Roma, Jesus Rolls sarà nelle sale a partire dal 17 ottobre.

Jesus Rolls - Quintana è tornato

Era il 1988 quando John Turturro diede vita a Jesus, lo stravagante giocatore di bowling portoricano. Joel Coen lo vide a teatro e lo volle assolutamente inserire nel film che stava scrivendo, Il Grande Lebowski. Poco più di trent’anni dopo, ecco arrivare Jesus Rolls. O tornare, per meglio dire.

Un film che si è sicuramente preso i suoi tempi per vedere la luce. Un tira e molla continuo con voci di corridoio che lo davano ora per fatto, ora per sospeso, fino ad arrivare ad oggi. Ecco dunque Jesus Rolls, scritto, diretto ed interpretato da John Turturro. Coadiuvato da un ottimo cast, composto da Bobby Cannavale e Audrey Tautou, il film si avvale fugacemente dei volti di Jon Hamm e Christopher Walken.

Senza dimenticare Susan Sarandon, la quale però ha una parte importante rispetto ai due sopracitati. Jesus Rolls si presenta come il remake de I Santissimi, commedia libera francese diretta da Bertrand Blier, a sua volta tratto dall’omonimo libro. E sia nella narrazione che nella costruzione di molte scene. Emblematici in tal senso gli outfit di Jesus e Petey (Bobby Cannavale), caratterizzati da pantaloni a vita alta bianchi e canottiera blu navy.

Jesus Rolls recensione
Jesus Rolls, il ritorno di Jesus Quintana.

 

Il film segue le vicende improbabili e surreali di Jesus, appena uscito di prigione. Nemmeno il tempo di assaporare la libertà che iniziano i problemi: una bella macchina d’epoca da prendere assolutamente in prestito e un Jon Hamm parrucchiere e proprietario dell’auto in questione che non la prende bene. Ci prova Mary a placare gli animi ma la pallottola della pistola di Hamm perfora il povero Petey. Da lì, inizierà una fuga senza meta ed una serie di sketch privi di collante.

Proprio questo è uno dei problemi principali che si possono riscontrare in Jesus Rolls. Quello a cui assistiamo altro non è che una serie di sketch privi di logiche successioni temporali. Ogni azione porta ad una conseguenza ma la suddivisione delle prime è fin troppo spezzata. Il tentativo di portare un racconto sul dualismo tra generi, rimane quindi del tutto in superficie, senza mai essere concretamente approfondito.

Così come accade ne Il Grande Lebowski, Jesus Rolls vede i suoi personaggi dare un contesto sociale ben preciso e giocato sul dualismo che vede un elogio femminile rispetto alla cialtronaggine maschile interpretata da Petey e da Jesus. Proprio in questo senso, la sessualità è la forza che spinge Jesus Rolls: o si fa sesso o se ne parla. Tutto gira intorno al sesso. Non a caso, ci viene sin da subito palesato il problema edipico che risiede in Jesus da un lato e la quasi castrazione di Petey dall’altro.

Jesus Rolls recensione

Due momenti chiave che presterebbero il fianco per ben più approfondite analisi, oltre all’unione di vari generi come quello della commedia in ogni sua forma (dal buddy movie alla slapstick fino alla free), unita a sua/loro volta al road movie. In tal senso, solo quest’ultimo trova esaurimento: tanto i personaggi vagano senza meta alla ricerca di non sa bene cosa, quanto il film non riesce ad arrivare a pieno compimento.

Troppe le mancanze per promuovere un progetto che forse era meglio rimanesse nel cassetto, troppe le derivazioni gestite goffamente. Tra ammiccamenti al film dei fratelli Coen ed una Tautou che sembra una Amelie cresciuta (male), gli intenti di Turturro-regista non riescono a a centrare il punto. Un vero peccato per un personaggio cult gestito in malo modo.

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