It Capitolo 2, la recensione di una seconda parte poco convincente

It Capitolo 2

Ci sono premesse doverose da fare prima di parlare di qualunque film tratto da un libro, soprattutto se parliamo di un’opera seminale come It di Stephen King. Nel caso di questo secondo film, It – Capitolo 2, le suddette premesse valgono doppio giacché si potrebbe cadere nell’errore di usare come termine di paragone sia il libro che la miniserie TV degli anni 90, invecchiata abbastanza male pur mantenendo l’iconicitá di Tim Curry nei panni di Pennywise. È doveroso quindi ricordare che libro e cinema sono medium talvolta complementari, altre volte diversi, per motivi abbastanza palesi giacché tipologie artistiche molto diverse in tutto e per tutto. A partire da come esse sono veicolate e di conseguenza da come esse vengono costruite. In altre parole, la carta ha una libertà narrativa diversa rispetto a quella del cinema. Anche perché i problemi del film non risiedono nelle logiche differenze.

Ci si aspettava un netto cambio di toni, più cupi e maturi, in piena coerenza con la crescita dei Loser. Cosa che non è avvenuta. Chiunque ormai saprà che questa seconda parte racconta una poco gradita (per i protagonisti) reunion ventisette anni dopo l’apparente sconfitta di Pennywise. Ritornano tutti (o quasi) in questo It – Capitolo 2, un film fatto di antitesi e flashback costanti. E ritornano anche quei mostri che hanno evitato ma mai affrontato, nascosti sotto un tappeto. Lasciati lì per anni, ventisette, finché poi il passato ritorna a chiedere il conto. Con le fattezze di Pennywise. In tal senso, questo Capitolo 2, deve mettere sullo schermo la seconda parte del romanzo. Con tutte le licenze poetiche del caso, senza indugi. E le scelte fatte da Muschietti, al suo terzo film da regista, non risultano pienamente soddisfacenti, nella misura in cui queste debbano raccontare lo scontro col passato sopracitato.

it capitolo 2
It Capitolo 2, Pennywise svolazza nel cielo di Derry

Ritroviamo dunque il cast di bambini, tra cui il buon Mike di Stranger Things, Finn Wolfhard, nei panni di Bill ovviamente. Tutto comincia con uno Xavier Dolan brutalmente malmenato a causa della sua omosessualità in quel di Derry. Gettato nel fiume, il compagno tenta di salvarlo ma lo sgradito ritorno di Pennywise fa saltare i piani del salvataggio, ovviamente. Da qui si passa al giro di telefonate che Mike Hanlon (Iasaiah Mustafa) fa per richiamare tutti i suoi amici, fuggiti da Derry per dimenticare. Ma una cicatrice sulla loro mano non gli permette di dire di no. Pennywise è tornato e va sconfitto. Stavolta per sempre.

Che It presti il fianco ad una serie infinita di letture è ormai cosa nota a tutti. Ed è forse per questo che il romanzo di King è uno tra i pilastri della letteratura contemporanea. L’orrore della formazione, il rimosso che ritorna. Solo per dare una “semplice” chiave di lettura psicanalitica di quanto raccontato da libri, serie TV e film. In particolare, questo It – Capitolo 2 di Muschietti, decide di soffermarsi su ciò che rappresenta la figura del malefico clown: il Male. Quello con la M maiuscola, l’essenza pura, l’accezione definitiva. Non è un caso dunque l’incipit dove viene mostrata l’omofobia in tutta la sua furia. Una risposta a chi si chiedesse cosa sia il male oggi: l’odio. Dove c’è odio, c’è male. Dove c’è male, c’è Pennywise. Questo interessante discorso però si esaurisce praticamente subito.

La riflessione sul male viene accantonata subito in favore di un sipario che si apre su un discorso prettamente autoriale, tirando in ballo il Bill adulto (James McAvoy), ormai scrittore di successo, che deve riscrivere il finale di un suo libro per il film da cui è tratto. Un finale che non è piaciuto a nessuno. Finché non arriva la telefonata di Mike a stravolgere la vita. Ed ecco che il secondo interessante discorso viene interrotto per andare su tutti gli altri. Jessica Chastain nei panni di Bev, donna maltratta dal padre prima e dal marito poi.

it capitolo 2
It Capitolo 2, Jessica Chastain nei panni di Bev

Bill Hader in quelli di Rich (menzione speciale per la sua prova attoriale), comico di successo ma con un segreto che scopriremo poi. E così via. Insomma, tutti hanno qualcosa dentro di loro. Che, ventisette anni dopo, saranno costretti a riaffrontare. Il rimosso, ritorna in It – Capitolo 2. E ritorna spezzando le loro nuove vite, legate al passato traumatico dal quale sono fuggiti.

Scavando a fondo nel filmico, il film di Muschietti si muove su alcuni binari in perenne contrasto tra di loro. Le parti gore, con annessi jumpscare, si muovo tra un autocitazione e l’altra, ora La Madre, ora It Capitolo 1 (anche perché di altro a sua firma, non si trova). L’alternanza tra le cosiddette “scene di paura” e quelle più da buddy movie, pur presentandosi come coraggioso esperimento, finiscono nel fallire facendo assumere ad It Capitolo 2 un ruolo principale al un gioco di antitesi, mal riuscito giacché poco bilanciato. Al punto che nemmeno il super-cast, con un’alchimia da rivedere, riesce ad aiutare la discreta regia di Muschietti nella messa in scena complessiva.

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It Capitolo 2, Pennywise nell’ombra

Tutti gli interessanti discorsi che si legano o al genere (incipit) o al cinema (Bill scrittore in crisi) vengono troncati repentinamente per dar spazio all’estetica da videogame in arcade. Trova gli artefatti, combatti il mostro dentro di te. Questo per tutti e sette i personaggi. Una vera e propria coazione a ripetere, per rimanere nell’ambito freudiano.

Risolto il problema dell’artefatto, ecco dunque lo scontro finale. Ben lontano dall’essere action, si muoverà anch’esso nell’inconscio, costringendo tutti a fare gruppo per fuggire dalle fauci di Pennywise. Scappano e combattono contro sé stessi, ancor prima che contro il malefico clown. Pregevoli le sequenze che viaggiano tra onirico e surrealismo, soprattutto quella che vede coinvolti Bev e Ben (Jay Ryan). Uno scontro di colori e contesti che si tengono per mano. Non riveleremo altro nello specifico onde evitare fastidiosi spoiler. Per il resto, It – Capitolo 2 tende ad osare molto poco e compie un passo indietro rispetto al primo capitolo. Gli spunti interessanti sono pochi e mal gestiti per far arrivare questa seconda parte alla sufficienza. Un’occasione persa o forse continua la difficoltà nel trasporre le opere di King al cinema, salvo rari esempi.