Massimo Troisi, uno di noi

25 anni fa ci lasciava Massimo Troisi. Con questo articolo vorremmo omaggiare non solo l'artista ma soprattutto l'uomo e il pensatore.

massimo troisi

Massimo Troisi, per noi napoletani, è il portavoce di un popolo, la sua anima più contemporanea. Un’anima che sembra cristallizzatasi in ogni partenopeo, malgrado Massimo ci abbia salutato venticinque anni fa. Nonostante, in questo quarto di secolo, il mondo sia andato avanti come un treno senza fermate, molte parole, atteggiamenti, testimonianze, esperienze di Troisi restano inscalfibili nell’individuare i tratti “somatici” di un popolo intero. Come Eduardo lo fu per la generazione della guerra e del dopoguerra, così lo è stato Massimo per le generazioni presenti e quelle appena passate.

Uno di noi, dicevamo. Troisi è del popolo, per il popolo ma soprattutto proviene dal popolo. Quel popolo vivace, di menti colorate che nascono in reconditi bui pronte a illuminare l’oscurità intorno. Dopo guerre di camorra, colera, povertà, Napoli era pronta a rinascere attraverso i suoi figli più onesti, intelligenti e promettenti. Massimo Troisi è uno di noi, perché ci ha permesso di essere nuovamente napoletani dopo anni difficili e amari. Ci siamo ripuliti la faccia e abbiamo guardato nuovamente il Paese negli occhi. Potrebbe sembrare una banalità, un orgoglio territoriale spicciolo, ma non lo è, è semplicemente voglia di appartenenza, quella a cui tutti gli esseri umani aspirano. Essere uno e chiunque, unirsi sotto una bandiera. Con Massimo Troisi, Napoli e i napoletani hanno ritrovato una casa comune, un rifugio di cultura, tradizioni e cambiamento. Per Napoli, Massimo è figlio e padre.

Per tutti gli altri, quelli che lo amavano, Troisi era un lucido pensatore. Mai banale, ironico, informato. Con la mimica e il dialetto sapeva criticare un’intera classe politica o deridere certi costumi nostrani. Tutto fatto con grazia e leggerezza, senza mai uscire dal personaggio, mantenendosi tra il serio e il faceto. Troisi riusciva a esprimere concetti profondi come se stesse raccontando una barzelletta. Ce ne rendiamo conto quando pensiamo a quanto siano amari i film di Massimo Troisi. Si ride di gusto, ma alla fine non ci si riesce a scrollare di dosso un sempieterno pessimismo. Provate a scorrere i suoi titoli, vedete una commedia pura? Un film comico classico? Assolutamente no. Nei film di Troisi vediamo la vita abbattersi sulle persone e l’elemento comico è solo uno: che le asprezze dell’esistenza si abbattono su un personaggio ironico, divertente, dissacrante. Nei film di Troisi è come se lo stesso Massimo si mettesse tra noi e le malinconie che accadono su schermo, ci filtra la cruda realtà attraverso se stesso, la sua maschera, il suo pensiero.

Per tutti quelli che restano, forse, Massimo era solo una macchietta arrivata da una zona del paese che a tutti i costi si voleva dimenticare. Una fastidiosa voce che dice che siamo qui, che la nostra cultura viaggia come gli odori in un porto di mare e che ignorarla è impossibile. Una cultura prepotente a cui anche questi sedicenti detrattori hanno ceduto. Questa minoranza non ha potuto che arrendersi di fronte all’amore prima nazionale e poi internazionale che Troisi ha suscitato nei cuori di milioni di persone. Trasversale, comunicativo, inarrestabile, Troisi ha conquistato tutti, anche la statuetta più ambita ma soprattutto ha conquistato colei che mai avrebbe avuto bisogno di conquistare: Partenope, che distesa su un fianco appoggiata alla “montagna sacra”, non avrebbe mai chiesto di essere conquistata perché era già sua, viveva e vive dentro Massimo.

Da quando Massimo Troisi ha calpestato questa terra, casa è diventata ancora più casa. Grazie, Massimì.

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