Apparat: l’Estragon di Bologna come il soggiorno di casa

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Un live a due facce.

Sabato 6 aprile si è esibito live all’Estragon di Bologna Apparat. Dopo una lunga assenza dai palchi italiani, l’artista tedesco è tornato nel nostro paese per presentare i suoi ultimi lavori.

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Il ritorno in Italia è stato accolto con immenso calore, e l’affluenza è stata grande. Tanto da registrare in breve tempo il sold out. I fan accorsi sono stati numerosi, nonostante le piccole dimensioni del Palaestragon. E’ stata proprio questa la prima cosa che abbiamo notato, la grande quantità di persone accorse. Questa constatazione ci ha fatto piacere, e ha contribuito sicuramente ad esaltare l’entusiasmo di tutti i presenti. Entusiasmo che si è sgonfiato quasi immediatamente.

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Ma non fraintendete e andiamo con ordine. Dopo una lunga attesa, che tuttavia non ha stancato, Apparat calca la scena con i membri della sua band. Probabilmente l’attesa sarà stata dovuta al numero di fan, l’organizzazione avrà preferito ritardare l’inizio del concerto perchè fossero presenti tutti all’apertura. Una volta cominciato lo spettacolo, non abbiamo potuto non inchinarci alla bravura e il talento dal vivo dei musicisti. Un particolare plauso va al batterista, che ha tenuto un tempo pazzesco, vero traino della band.

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La maggior parte dello show si è concentrato sull’esibizione del nuovo album, un lavoro molto intimo e potremmo dire sottotono rispetto ai lavori precedenti. Questo aspetto ha intaccato, tuttavia, in maniera molto ambigua la performance. A cominciare dalla componente tecnica. Quello di Apparat all’Estragon è sicuramente stato uno spettacolo piuttosto scarno, imperniato su un gioco di luci e performance ridotte al minimo. La stessa interattività dell’artista con il pubblico è stata pressoché quasi nulla. Poche parole e molta musica. L’acustica stessa è stata piuttosto sottotono, con un volume delle casse relativamente bassa. Ma secondo la nostra opinione la scelta è stata consapevole, per poter ricreare l’atmosfera giusta.

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Di fatto l’atmosfera venutasi a creare era quella desiderata probabilmente da Apparat. L’acustica e lo spettacolo scarno hanno permesso di poter meglio apprezzare la qualità della musica e le sonorità dei singoli strumenti. Ma il desiderio di molti crediamo fosse quello di non trovarsi lì, tra tutta quella gente. Si, perchè l’atmosfera creata da Apparat è stata tanto intima e introspettiva che sia noi, che molti spettatori, avrebbemmo preferito ritrovarsi nella solitudine della propria casa ascoltando quel tipo di musica isolati dal mondo.

Per questo motivo abbiamo parlato prima dell’entusiasmo scemato, semplicemente perché ognuno avrebbe voluto ascoltare Apparat nella sua intimità. Un concerto che non ci sentiamo di definire come imperdibile o riuscito appieno. Anche perché l’artista tedesco non ha dimostrato interesse alcuno per interagire con il suo pubblico. Lasciando il palco dopo l’ultima definitiva canzone in maniera molto drastica, tanto da lasciare un po’ di amarezza per chi avrebbe voluto continuare ad ascoltare.

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