Disney-Fox, cosa cambia con l’acquisizione

La conclusione della transizione Disney-Fox è ufficiale: cosa cambia ad Hollywood con la scomparsa della 21th Century Fox

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E così, la fusione Disney-Fox è finalmente consegnata agli annali della Storia. Chiude ufficialmente una delle “Big Six” di Hollywood (le grandi case fondatrici dell’industria tutta), in piedi dal 1935, assorbita quasi interamente dal colosso di Orlando e ora riorganizzatasi nei suoi marchi rimanenti come Fox Corporation. La “nuova Fox” che prenderà il posto dell’oramai defunta 21th Century manterrà il controllo dell’omonimo canale televisivo, l’emittente d’informazione h24 Fox News e un pugno di canali secondari riservati agli States. Quello che interessa veramente, è capire cosa sarà invece assorbito dagli uffici di Bob Iger, e in quale maniera questo sia stato valutato 71.3 miliardi di dollari tra cash e azioni.

La trattativa, ricordiamo, vide i primi abboccamenti Disney-Fox ormai nella lontana estate 2017. Nei mesi successivi, le prime offerte ufficiali (la trattativa al rialzo partì intorno ai 50 miliardi) furono rese note alla stampa, la Comcast provò un piuttosto clamoroso inserimento nell’estate 2018, le carte vennero scombinate, riordinate e infine siglate questo 20 marzo 2019. La 21th Century Fox ha dunque ufficialmente finito di esistere, consegnando definitivamente alla casa di Mickey Mouse un tesoretto formato dall’omonima casa di produzione cinematografica, il network FX, quello National Geographic e il 30% delle azioni Hulu (che sommate all’altro 30% già posseduto hanno portato la Disney a divenire socio di maggioranza con il 60% del pacchetto).

Come è però stato noto fin dall’inizio, non è (solo) nel controllo ottenuto sui nuovi uffici che sta la chiave dell’affare: l’obbiettivo dichiarato di Iger e compagni consisteva infatti nello sterminato, infinito catalogo di proprietà culturali a firma Fox. Un’autentica libreria di titoli, personaggi e marchi, che oltre a completare il già spaventoso panorama Disney in termini di diritti, andrà a rappresentare l’arma vincente al momento della presentazione ufficiale dell’imminente Disney+.

Fusione Disney-Fox: cosa cambia negli uffici

Con la conclusione dell’affare, il panorama del potere hollywoodiano cambia radicalmente. Prima ancora di valutare gli effetti più visibili, una totale riorganizzazione strutturale arriverà a sconvolgere gli organigrammi societari di mezza Los Angeles. La natura della fusione Disney-Fox porterà un evidente sovraffollamento di personale ai piani alti, con conseguenti licenziamenti di massa stimati nell’ottica delle migliaia di professionisti costretti a tornare “sul mercato”. Alle circa 200mila persone impiegate alla Disney andranno ad aggiungersi un plotone di dipendenti ultra-qualificati provenienti dai settori di produzione, marketing e distribuzione Fox. La volontà ufficiale sembra essere quella di concentrare i licenziamenti nella cerchia dei “senior”, gli executive troppo costosi e ritenuti sacrificabili in virtù di età ed esperienza. E mentre i boss di Fox Searchlight Nancy Utley e Steven Gilula saranno prontamente “assorbiti”con nuovi compiti, la CEO Stacey Snider in persona ha annunciato il suo addio dalla Fox al termine della transazione. Praticamente, scatta l’equivalente hollywoodiano del calciomercato estivo.

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Disney in trattative per acquisire la 20th Century Fox

Quanto emerso dall’unione dei due colossi ha creato un autentico kaiju del consenso mainstream. Se a livello televisivo le differenze saranno difficilmente percepibili (i canali Fox restano indipendenti), le sale cinematografiche subiranno un’invasione quasi totale del marchio Disney. Secondo quanto calcolato da Deadline, la nuova incarnazione della casa arriverà a controllare il 35% degli incassi delle biglietterie USA: più di un terzo del mercato cinematografico mondiale. Al quale bisognerebbe aggiungere il discorso propagandistico, legato al peso della nuova società tra stampa ed addetti ai lavori. L’appena conclusa edizione degli Oscar avrebbe infatti visto la vittoria di ben 11 premi per la neonata coalizione Disney-Fox. I rivali più diretti (la Universal Pictures) si sono fermati a cinque. Dagli uffici agli incassi fino ai premi, ogni ambito dell’industria sarà nel breve periodo monopolizzato dalla ditta di Orlando.

Fusione Disney-Fox: cosa cambia nei film

Gli stravolgimenti più visibili arriveranno però nel momento di riorganizzare la fruizione delle proprietà culturali condivise. Le liste dei centinaia di film, marchi e personaggi da ora ufficialmente Disney sono disponibili da diverso tempo. Il centro delle operazioni va però cercato nell’ottica del franchise e degli universi collettivi, ad oggi cuore del discorso cinematografico ad alto livello. Gli assi pescati da Iger e compagni in questo caso sono tre. Tanto per cominciare, il Marvel Cinematic Universe sarà finalmente completo: tutto il mondo legato agli X-Men sarà finalmente associato a quello Avengers, ed è solo questione di tempo prima che ogni singolo personaggio trovi il suo spazio nel progetto senza fine di Kevin Feige, compresi i Fantastici 4. Similmente, la fusione riporterà all’ovile i diritti riguardo il primo, leggendario Guerre Stellari: il film di George Lucas targato 1977 era rimasto esclusiva Fox nonostante l’acquisizione della Lucasfilm. Un cruccio non da poco, che aveva impedito alla Disney di appropriarsi del classico primo episodio e di “ricollegarlo” ai successivi prodotti di questi anni.

Per finire, l’elemento probabilmente più importante di tutti: Avatar. Il film di maggior successo di tutti i tempi genererà nei prossimi sei anni una serie di quattro film. Praticamente l’opera della vita per James Cameron, da dieci anni a lavoro sull’espansione del suo personale Universo, molto probabilmente il progetto più atteso del prossimo decennio di cinema. Che, ovviamente, porterà il logo con il castello e l’arcobaleno.

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Fox, Hulu e il catalogo Disney +

Infine, Disney +. Come già precedentemente analizzato, la piattaforma streaming ufficiale della casa sarà lanciata entro la fine dell’anno come la prima, vera, grande alternativa a Netflix. Una battaglia ambiziosissima, che si impone di strappare il primato e monopolio dell’on demand dalle mani del marchio forse più amato e potente di questi anni. Per farlo, sarà necessario proporre un catalogo all’altezza, e i diritti dei classici Fox arrivano nel momento migliore. A Star Wars, l’MCU e i Classici animati si aggiungeranno i lavori associabili a una serie di franchise decennali quali Alien, L’Era Glaciale, Il Pianeta delle Scimmie, i Simpson, oltre che ai già citati Avatar, X-Men, Deadpool.

Si pone in tale ottica l’annessione di Hulu: apparentemente “bonus” della trattativa (la piattaforma non ha certo lo stesso peso di Disney e Fox), potrebbe finire per essere rilanciato al fine di diversificare l’offerta streaming, ed accogliere le proposte più “adulte” dello sconfinato catalogo. Così, se Disney+ si presenterebbe con un’estetica family-friendly (supereroi e principesse), Hulu potrebbe dare casa a quei prodotti, dall’universo Alien alle esclusive Fox Searchlight, che non troverebbero posto di fianco ai cartoni animati. La conformazione definitiva del nuovo programma on demand non sarà nota prima della fine del 2019. Per allora, sarà difficile non imbattersi in Topolino in metà dei prodotti di intrattenimento americani.

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