Grammy Awards 2019: trionfano Childish Gambino, Lady Gaga, Greta Van Fleet. Nessuna sopresa.

Nessuna vera sorpresa ai Grammy Awards 2019: vincitori in gran parte già annunciati

Che la cerimonia dei Grammy Awards non rappresenti più, ormai da anni, lo specchio qualitativo della musica americana e anglofona, è un fatto conclamato. Le premiazioni di quest’anno hanno ancora una volta confermato diverse tendenze legate al successo di singoli artisti, o alla popolarità di alcune opere. Mentre molte altre, ben meritevoli, sono finite nel dimenticatoio.

Per esempio: qualcuno credeva veramente che This Is America di Childish Gambino non avrebbe vinto il Grammy come miglior canzone? Infatti è successo, e Donald Glover si è aggiudicato pure il premio per la miglior registrazione dell’anno (che è un altro modo per dire sempre “miglior canzone”), “Best Rap Performance” e miglior video musicale.

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Varie vittorie annunciate.

La Shallow di Lady Gaga e Bradley Cooper ha ovviamente vinto, visto il successo di A Star Is Born, nella categoria miglior duo pop; miss Germanotta ha poi vinto anche la “Best Pop Solo Performance” con un’altra canzone, Joanne, dal suo ultimo album. Il premio come miglior artista esordiente è andato a Dua Lipa, che si è aggiudicata anche “Best Dance Recording” con Electricty, successo in cui canta con il duo Silk City di Diplo e Mark Ronson.

Una scivolone notevole è stato quello per il miglior album dell’anno, assegnato a Kacey Musgraves per il chiacchieratissimo Golden Hour. C’è da dire che in ballo c’era anche Dirty Computer di Janelle Monáe, un vero capolavoro che è stato ingiustamente ignorato. Altro album femminile notevole che non è stato premiato è Masseduction di St. Vincent, la quale si è dovuta accontentare della “Best Rock Song” con la title track (che pure è difficile dire se rientri nel genere).

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Alcuni premi azzeccati, altri molto meno.

Più che meritato, invece, il premio come “Best Alternative Album” assegnato a Beck per il suo ultimo lavoro, Colors, ben più notevole del precedente Morning Phase (2014), che a suo tempo vinse il premio come album dell’anno. I conti tornano poco, ma fa nulla. Infine, doveroso ma quasi marginale, il premio come miglior album vocale pop ad Ariana Grande, la quale può anche aver influenzato il giudizio rifiutandosi di partecipare alla cerimonia per via di disguidi organizzativi.

Veniamo a quello che molti di voi staranno aspettando: le categorie rock. Non c’è molto da dire, in realtà: premiazione postuma per Chris Cornell, con When Bad Does Good, come “Best Rock Performance”. La miglior performance metal è andata agli High on Fire per la canzone Electric Messiah, mentre il miglior album rock è, udite udite, From the Fires dei Greta Van Fleet. Riconoscimento meritato? Stabilitelo voi. Ci sarebbe anche il fatto che From the Fires non è un album, ma un EP. Ma lasciamo correre.

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Diversi esclusi importanti.

Concludiamo con il rap, che oltre a Childish Gambino ha premiato (marginalmente) anche Kendrick Lamar, con la canzone collaborativa King’s Dead (assieme a Jay Rock, Future e James Blake). Prevedibile il premio come “Best Rap Song” a God’s Plan di Drake, anche se forse Sicko Mode di Travis Scott (con lo stesso Drake) avrebbe meritato di più. Infine, caduta di stile pazzesca nell’assegnazione a Cardi B (purtroppo sì) del premio per il miglior album rap, Invasion of Privacy, che ha vinto tanto su Daytona di Pusha T quanto su Astroworld di Travis Scott. Vabbè.

Parliamo degli esclusi eccellenti. Prima di tutto il buon vecchio Post Malone, che, al di là del merito effettivo, su quattro nomination non ha vinto nulla. A questo punto dobbiamo dirlo: premiare Cardi B e non dare neanche un premio a Post Malone è davvero un’assurdità. Un po’ come premiare i Greta Van Fleet e ignorare completamente gli Arctic Monkeys, che poi è quello che è successo. Anche Travis Scott, nonostante tre nomination, come si è detto è stato bellamente ignorato, e così, anche questo l’abbiamo detto, Janelle Monáe.

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Lo specchio della prevedibilità.

Giudizio finale? Non certo degli Awards memorabili. Nessuna vittoria veramente notevole, nessun ribaltone. I premi hanno assecondato la popolarità degli artisti (specie quella di Cardi B), concedendo quanto dovuto ai contenuti impegnati (Childish Gambino) e salvando le apparenze con artisti giovani ma in realtà retrogradi (i Greta Van Fleet).

Il problema di base è poi a monte, nel senso che molti lavori assolutamente meritevoli usciti nel periodo eleggibile (tra il primo ottobre 2017 e il 30 settembre 2018) non sono stati affatto considerati. Qualche esempio? Boarding House Reach di Jack White, Little Dark Age degli MGMT, Cocoa Sugar dei Young Fathers. Potremmo continuare.

Insomma, come dicevamo in apertura, i Grammy Awards 2019 hanno confermato come da questa cerimonia annuale non ci sia ormai più da aspettarsi molto. Sediamoci, aspettiamo gli annunci dei vincitori che già conosciamo, e andiamo a casa. Trovate a questo link la lista completa delle nominations e degli awards assegnati.

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