Gli highlander delle piccole realtà – La gestione dei locali

Bobby's Live Bar

E’ indubbio il fatto che in questo paese sia sempre più difficile fare musica. Non solo per l’artista, che nell’inseguire il sogno di poter campare con il frutto della propria creatività, si scontra inesorabilmente con tutte la difficoltà del caso.

Con il “fare musica” facciamo riferimento anche all’altro lato della medaglia, a chi si occupa della promozione dei talenti nostrani; chi combatte fieramente per diffondere le produzioni underground sempre meno frequenti. Pub, bar, circoli sono il punto di partenza per ogni artista che voglia fare gavetta e arrivare a costruirsi una buona fanbase.

A questa categoria appartengono Marco e Maurizio La Fratta, gestori di un locale nella poco movimentata realtà molisana. Marco ha militato per anni nella band di Tommaso Zanello, in arte Piotta, oltre che in diversi progetti della scena romana: primi fra tutti Lemmings e Musica Per Organi Caldi, con i quali ha ottenuto dei buoni risultati.

Nello stesso periodo, dopo aver raccolto le giuste esperienze, ha deciso di “passare dall’altra parte”, occupandosi dell’organizzazione e della gestione di eventi. Insieme a suo cugino Maurizio, gestisce il Bobby’s Live Bar nel piccolo centro di San Giacomo Degli Schiavoni, un paesino di poco più di 1000 anime. ll palco del Bobby’s ha visto alternarsi artisti più o meno noti della scena underground italiana: Giorgio Canali, Voina, Kutso, Pino Scotto e tanti altri. Ad oggi rappresenta probabilmente l’unica realtà con una proposta musicale davvero originale nel raggio di 40 km.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Marco e a Maurizio nel pieno dell’organizzazione del Bobby’s Summer Fest, che si terrà il 10 agosto e in cui si esibiranno Colle Der Fomento, Bull Brigade, Lafuria! e Don Bruno.

Marco, parliamo prima della tua esperienza da musicista. Hai masticato l’underground quanto il mainstream in anni in cui la divisione era ancora rilevante. Che ne pensi della scena musicale degli ultimi tempi? Ha ancora senso ragionare in questi termini secondo te?

Sono arrivato a Roma che ero poco più che 20enne. Partito dal “paese”, il mio sogno era diventare musicista e vivere di quello, ma avevo una visione troppo ottimistica di ciò che era (ed è tuttora) il mondo della musica.

Da subito mi sono inserito in diversi progetti di musica inedita e ho diviso il palco con tantissime band e artisti della scena romana che da lì a poco avrebbero (più o meno tutti) preso il volo. Parliamo della fine dello scorso decennio, tra il 2005 e il 2010, anni in cui band come Verdena, Teatro degli Orrori, Tre Allegri Ragazzi Morti ma anche Le Luci Della Centrale Elettrica, registravano sold-out nei maggiori club della capitale. Ricordo ancora quanto ho rosicato davanti al cancello del Circolo degli Artisti, alla ricerca di qualcuno che vendesse un biglietto per il concerto del Teatro Degli Orrori!

Al di là dei numeri, la novità era che un sottobosco musicale stava venendo alla luce: la sensazione di essere parte di un nuovo mondo lontano dai clichè della televisione, lontano dai talent, lontano dalle dinamiche delle major e dai grossi nomi della musica italiana. Praticamente un ghetto! (ride)

Ma è durato poco, da lì a qualche anno le major si sono accorte delle potenzialità di questo sottobosco “indipendente”. Da qui il “mainstream”, la parola tanto odiata dai puristi. Durante i miei tour con Piotta ho potuto constatare che big del calibro di Piero Pelù, Elisa o Caparezza, sempre più spesso dividevano i palchi con Lo Stato Sociale, Kutso o Iosonouncane (sto citando i primi nomi che mi vengono in mente).

Per cui non è stata una sorpresa vedere Calcutta o The Giornalisti piazzare hit clamorose (anche grazie alla loro spiccata attitudine pop), come non lo è stato veder crescere esponenzialmente la notorietà di band come Fast Animals and Slow Kids (tra i miei preferiti al momento). E non possiamo non tener conto dell’incredibile ritorno del rap nel panorama musicale italiano, mondo a cui mi sono avvicinato proprio grazie alla mia esperienza con Piotta, ma che mi trova parecchio lontano da quelli che sono gli artisti di maggior successo al momento. In questo senso sono più legato a sonorità old-school e meno artefatte (ma non faccio nomi!).

Quindi, tornando alla tua domanda… l’underground/la musica indipendente continuerà ad esserci sempre e c’è sempre stata, come la lava che ribolle in un vulcano rimasto spento per anni e che finalmente ha ripreso ad eruttare dal cratere… ecco io la vedo così. Una linea di confine tra underground e mainstream c’è e ci sarà sempre, ma non sono due mondi paralleli. Quello che non esisterà più (o forse non è mai esistito) è la parola “indie”, se intesa come quel genere o scena musicale che si impone di non diventare mai “mainstream”.

Prima dell’avvento di Internet e dei Social Media, le esibizioni dal vivo erano l’unico modo che gli artisti avevano per farsi conoscere da un più ampio pubblico. Ma viviamo nell’era di Youtube, Soundcloud, Facebook e di altre piattaforme che nel corso degli anni si sono rivelate trampolini di lancio probabilmente molto più efficaci.

Chiaro, tutto questo fermento musicale si è amplificato con l’uso dei social e delle piattaforme per l’ascolto in streaming. Hanno cambianto radicalmente il modo di concepire la comunicazione, ma anche la scrittura delle canzoni, le tempistiche, le produzioni, e quindi il “prodotto”.

Per gli artisti che sguazzano nell’underground fare concerti dal vivo rimane comunque l’attività migliore per farsi conoscere, ma deve essere accompagnata da una buona comunicazione sui social: sono dei vettori di cui non se ne può più fare a meno.
Per fare un esempio, se anni fa la realizzazione di un videoclip da pubblicare sulle varie piattaforme era vincolato all’avere ancora budget a disposizione dopo le registrazioni del disco, adesso è diventato un passo obbligato e fondamentale.

Così come ad oggi è diventanto più importante caricare la propria musica sulle varie piattaforme Spotify, Soundcloud e via dicendo, piuttosto che chiedersi quante copie fisiche stampare del proprio disco.

Poi certo, il palco rimane sempre la prova decisiva. Il pubblico ha bisogno di vivere il concerto, divertirsi, emozionarsi, e questo fortunatamente rimane ancora il vero obiettivo di chi scrive musica e di chi ascolta musica.

Negli ultimi tempi si è discusso molto sulla questione Siae. Più di 11 mila artisti, tra cui Fedez, Ruggeri e tanti altri, si sono apertamente schierati contro questo blocco monopolistico d’acciaio. In che modo leggi e normative hanno influenzato, o meglio, penalizzato i gestori dei locali?

[Maurizio]
Pagare la SIAE per ottenere il permesso per una serata di musica dal vivo, non solo è normale ma anche giusto nei confronti degli artisti. Ogni gestore di locale sa che c’è questa spesa fissa, di cui non ci si può lamentare… almeno burocraticamente parlando, è la legge.
Diventa un problema la SIAE quando ti rendi conto che i tuoi soldi vanno a finire in un calderone di cui si sa poco e niente, e sempre e solo a discapito degli artisti di media-piccola fascia. Allora è lì che concettualmente ci si rivolta contro questo sistema, perché è giusto pagare il diritto di autore, purché sia davvero tutelato ogni artista, dal più piccolo al più grande.

Allo stesso modo, quando la SIAE non garantisce una chiarezza nelle tariffe; né tantomeno fluidità nell’iter da seguire per ottenere le licenze; o anche quando ti rendi conto di non ricevere lo stesso trattamento di altri gestori.

Fortunatamente con l’avvento delle nuove piattaforme per la tutela del diritto d’autore, anche la SIAE si sta pian piano adeguando e organizzando. Ma c’è un gap abbastanza evidente. Faccio un esempio basandomi sulla mia esperienza. Ci è capitato diverse volte negli ultimi anni di ospitare band iscritte a Soundreef… una goduria! Niente di più semplice ed immediato!

Si fa tutto in maniera telematica: l’artista apre l’evento sulla piattaforma; tu gestore entri nel portale, inserisci i dati del locale e dell’evento ed in base al cachet, alla grandezza del locale, ingresso gratuito o a pagamento. A questo punto Soundreef emette la licenza e la fattura, con possibilità di pagamento online o con carta di credito. E parliamo di cifre ben più accessibili di quelle SIAE. La band ha il solo dovere di comunicare la lista delle canzoni che eseguirà durante il concerto. Semplice, chiaro, fluido e onesto.

Il problema emerge quando magari devi far suonare una band iscritta a Soundreef e l’altra alla SIAE, sei costretto a pagare due licenze diverse, questo perchè se una band è iscritta a Soundreef non può suonare brani iscritti alla SIAE. Quindi è assolutamente naturale che si sia creata questa spaccatura. Probabilmente ci vorranno anni per riuscire ad armonizzare questo sistema. E per arrivare ad una naturale e sana concorrenza.

Chiudo dicendo che esiste anche l’eventualità che una band non sia iscritta a nessuna piattaforma, in questo caso basta far compilare e firmare una liberatoria (scaricabile dal sito della SIAE) dall’artista che dichiara di non eseguire brani coperti da diritto d’autore e sei esentato completamente dal pagamento di licenze, cosa che fino a qualche anno fa era praticamente impossibile, rischiando intimidazioni da terrorismo psicologico (ride).


Va bene ragazzi, parliamo degli ultimi eventi in programma. Quest’anno il Bobby’s Summer Fest giunge alla sua V edizione edizione con ospiti Colle Der Fomento, Bull Brigade, Lafuria! e Donbruno e vanta la presenza di artisti come Piotta, Statuto, Giuda, Kaos e Rumjacks negli appuntamenti passati. Diciamocelo, un festival di questo tipo nella realtà di un paese di 1409 abitanti è un bell’azzardo. Quali sono i motivi che vi hanno spinto ad organizzarlo e quali sono le difficoltà che avete incontrato?

[Marco]
Beh, potrei risponderti semplicemente dicendo che abbiamo deciso di organizzare il fest estivo poiché in estate è impossibile e inumano organizzare concerti nel locale. Ne abbiamo fatti alcuni, in passato, e si rischiò di dover ricoverare qualcuno per disidratazione, se non fosse stato per gli ettolitri di birra consumata! (ride)
Ovviamente non è solo questo, e la risposta arriva da lontano.

Eravamo poco più che diciottenni, quando tirammo su un collettivo per organizzare l’Armageddon In The Park, un festival heavy-metal che fece conoscere il nostro paesino in tutta Italia (e non solo!), diventando tra gli appuntamenti più attesi per il genere nel centro-sud Italia.

Chiusa la parentesi AITP durata ben dieci edizioni, sia io che Maurizio abbiamo sentito il bisogno di sfruttare tutta l’esperienza accumulata. Il passo di organizzare il Bobby’s Summer Fest è stato più che naturale.

[Maurizio]
Per noi il BSF non è solo l’evento estivo organizzato dal Bobby’s, ma è il fest di tutti, fatto per e con l’aiuto di tutte le persone che ci hanno da sempre supportato, dimostrando il loro apprezzamento per il nostro lavoro. Tant’è che le scelte artistiche in queste cinque edizioni sono state fatte in base ai nostri gusti personali ma anche in base a quelli dei supporter del Bobby’s.

E’ chiaro che ci sia bisogno di tanta forza di volontà, lavoro e “sudore”. Le problematiche nell’organizzare eventi di questo tipo sono tutte grossomodo legate alle piccole dimensioni del paese in cui ci viviamo (e anche della regione). Trovare i fondi per sostenere una manifestazione del genere non è affatto facile, ma fortunatamente per noi diverse attività locali sono ben disposte ad associare il loro nome al nostro evento ed a supportarci attraverso contributi economici.

Ovviamente non è sufficiente. Serve anche l’aiuto del pubblico. Noi ci occupiamo personalmente della vendita di bevande e cibo durante l’evento, e rimane quella l’attività più importante per sostenere tutte le spese per il fest. Comprarsi un panino, la maglietta o farsi una birra in più (se non si guida!) significa dare il proprio contributo concreto ad un evento per cui non si è pagato neanche il biglietto. E per fortuna, tolto qualche episodio isolato di maleducazione e mancanza di buon senso, il pubblico del BSF ha sempre capito questo aspetto imprescindibile. Anzi, è capitato più di una volta di ricevere contributi spontanei come ringraziamento per il nostro lavoro, forse spinti anche dall’euforia e dai fumi dell’alcool! (ride)

Altre problematiche sono sicuramente le rogne burocratiche, soprattutto nelle ultime due edizioni è diventato sempre più difficile e impegnativo richiedere e ricevere le giuste autorizzazioni. Purtroppo dopo il caos successo in piazza a Torino, durante la finale di Champions tra Juve e Real Madrid, prefettura, sindaci e  autorità hanno (giustamente) capito l’importanza di rispettare e far rispettare tutte le regole necessarie per un corretto svolgimento di manifestazioni pubbliche. Cosa giustissima, su cui siamo completamente d’accordo. Il problema sta nel modo troppo repentino in cui tutto ciò è avvenuto. Non tutti sono stati in grado di informarsi e prepararsi in merito. E mi riferisco sia agli organizzatori e ai tecnici, che alle autorità stesse.

[Marco]
Aggiungerei anche un’altra problematica, il maledetto tempo!
Facciamo entrambi altri lavori e trovare il tempo utile per l’organizzazione è diventato estremamente difficile. Ogni buco libero, soprattutto negli ultimi 30 giorni prima del fest (tipo adesso!), diventa fondamentale per mandare avanti il tutto. C’è però da dire che siamo in una posizione strategica che ci permette di godere della vicinanza di centri come Termoli e Vasto, che durante l’estate diventano mete turistiche importanti per la nostra zona.

Il vero azzardo sta più nel fare musica dal vivo durante la stagione invernale, quando gli studenti fuori sede tornano nelle loro città per gli studi e quando di turismo ce n’è davvero poco.

Perchè dovremmo venire al Bobby’s Summer Fest?

[Marco]
Beh, per la buona musica in primis.
Nelle scorse quattro edizioni non abbiamo mai sbagliato un colpo, accontentando un po’ tutti i gusti ma sempre con coerenza artistica, e siamo convinti al 100% delle scelte fatte quest’anno.

I Colle Der Fomento sono un’istituzione, un monumento del rap italiano, ma non solo.
Per noi rappresentano il presente del rap italiano, quello vero, vivo, hardcore come attitudine, senza stratagemmi, mode e buffonate.

I Bull Brigade sono al momento tra le band più amate e seguite della scena punk/oi!, grazie alla loro capacità di raccontare con rabbia momenti di vita vissuta, vita di periferia delle grosse città che non è poi tanto lontana da quella di un paese.

I Lafuria! con il loro crossover fanno un po’ da raccordo tra il mondo rap e quello più duro del punk/hardcore; i Donbruno sono un duo funk/progressive che ci ha fatto letteralmente impazzire!

Ma non ci sarà solo musica: stiamo infatti organizzando – in collaborazione con un collettivo di artisti locali – un contest di wall art in cui verranno realizzati dei murales durante la manifestazione.

[Maurizio]
L’atmosfera che si crea durante il Bobby’s Summer Fest è incredibile. Centinaia di persone che sembrano un’unica grande famiglia. C’è tutto, c’è l’amicizia, c’è la voglia di divertirsi, c’è l’ottima musica. Di contorno, ci sono ottime delizie culinarie locali. E poi ci sarò io, allo spillatore della birra (ride).

La cosa che più mi spinge a continuare, nonostante tutti gli sforzi e la stanchezza, è quella splendida sensazione appagante a fine evento, quando tutti vengono a salutarci e ringraziarci per il nostro lavoro. Questa rimane sempre la più efficace e potente benzina che ci spinge a continuare e lo faremo finchè ne avremo le forze.

Citando Bull Brigade e Colle Der Fomento questa è la nostra “way of life” ed è “tutto quello che ci serve sotto il cielo della nostra città“.

Dunque non ci resta che andare! Qui trovate le info sull’evento:

Pagina dell’eventoPagina del localePagina del Festival

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