Lo Stato Sociale – Recensione di Primati, raccolta differenziata di vecchi brani e inediti

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Lo Stato Sociale, recensione di Primati, raccolta differenziata di inediti e successi.

La pubblicazione dell’album Primati de Lo Stato Sociale ha accompagnato la partecipazione della band al Festival di Sanremo.

Da Febbraio, quello che era un gruppo conosciuto prevalentemente dagli ascoltatori dell’indie italiano, Lo Stato Sociale, ha raggiunto grande popolarità a livello nazionale. Il singolo Una vita in vacanza, presentato al Festival di Sanremo, è uno degli ascolti più passati da tutte le principali radio italiane.

Il gruppo bolognese si presenta al grande pubblico con leggerezza e semplice ironia. Le critiche alle loro performance ovviamente non mancano, sia da parte dei fan storici che dal pubblico sanremese, ma l’obiettivo della partecipazione sembra raggiunto con successo. 

L’album Primati viene pubblicato a Febbraio. Non si tratta di un album di inediti, bensì di quella che la stessa band definisce una “raccolta differenziata”. Nel disco troviamo 3 inediti, una nuova versione di Sono così indie e tredici vecchi brani.

Quando si parla dello Stato Sociale non ci sono mezze misure. La maggior parte del pubblico o li odia o li ama molto.

La verità sta nel mezzo. Spesso lo Stato Sociale ha peccato eccessivamente di carenze tecniche da un punto di vista strettamente musicale. Ma, allo stesso tempo, in questa raccolta possiamo ascoltare testi interessanti, concetti originali, buone critiche e rappresentazioni della realtà che circonda e affligge i giovani d’oggi.

Anche chi non ama particolarmente lo stile spesso volutamente alternativo, può trovare qualcosa di buono in Amore ai tempi dell’Ikea, Quello che le donne dicono, Abbiamo vinto la guerra e La musica non è una cosa seria.

L’altra faccia della medaglia sono pezzi volutamente alternativi e quindi molto meno genuini, plasmati sulla scia di una crescente cultura dell’indie-pop commerciale, come Buona sfortuna, Eri più bella come ipotesi e Amarsi male.

“Mi sono rotto il cazzo perché poi non si dorme più

Si sta svegli finché non muore la speranza

Maledetta stronza che non muore mai

Mentre io vorrei dormire”

Mi sono rotto il cazzo è uno degli inni della band. Gli anni passano ma il pezzo fa sempre il suo dovere, sufficientemente incazzato e sempre attuale.

Sono così indie (versione 2018) viene reinterpretata con ospiti famosi, mantiene la struttura di sempre con alcune piccole variazioni. Mostra autoironia e una forte coscienza della piega che l’indie italiano ha preso ormai da tempo, Lo Stato Sociale compreso.

Per quanto riguarda i tre inediti invece non abbiamo molto da dire. Si tratta di canzoni volutamente e forse eccessivamente pop.

Una vita in vacanza nel contesto sanremese è stata certamente una ventata di aria fresca. Questo non vuol dire che il pezzo brilli in quanto ad originalità. Tutti conosciamo la banalità e il livello medio degli altri brani in concorso. Il tema del lavoro, del tempo libero, della mobilità sono certamente attuali, ma al brano mancano versi in grado di sorprendere e far riflettere. Potrà certamente essere un buon tormentone estivo, in ripetizione sulla spiaggia al fianco di Fedez, Enrique Iglesias e Alvaro Soler.

Fare mattina è un pezzo pop, che parla d’amore con nostalgia, raccontando la fine di una relazione. Ovviamente basta questo per coglierne la mancanza di originalità. Orecchiabile, ma niente più di questo.

Il duetto con Luca Carboni, Facile, è il brano meno convincente di tutto il disco. Un pop  vuoto, la cui melodia trita e ritrita non è nemmeno molto orecchiabile.

Questa raccolta differenziata di canzoni dello Stato Sociale ci mostra quindi una band che, tra punti di forza e punti deboli, ancora non ha trovato una strada definitiva. La direzione presa sembra quella del pop, pur mantenendo una piccola componente di impegno sociale nei contenuti. Vedremo se i prossimi lavori della band saranno in grado di dare una forma solida ed efficace a tutto questo.

Anno pubblicazione: 2018

Genere: Indie

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