I migliori 10 film carcerari

Film carcerari. Ecco una classifica dei migliori 10 titoli sul carcere. Ambientazione sicuramente stimolante che ha dato vita a film di vario genere.

In occasione dell’uscita il 27 giugno del nuovo Papillon, remake del film cult del 1973 con Dustin Hoffman e Steve McQueen, abbiamo deciso di eleggere quelli che secondo la nostra redazione sono i migliori 10 film carcerari di sempre.
I protagonisti principali di questo remake sono due star del piccolo schermo: Charlie Hunnam (Jax di Sons of Anarchy) e Rami Malek, protagonista della serie tv Mr Robot e attesissimo interprete di Freddie Mercury in Bohemian Rhapsody, in uscita a fine anno. Presenti nel cast anche Roland Moller e Tommy Flanagan, personaggio anche lui di Sons of Anarchy.
La storia è quella che conosciamo: Henri “Papillon” Charrière (Charlie Hunnam), è uno scassinatore parigino che viene incastrato per omicidio e condannato a scontare la prigionia nella colonia penale sull’Isola del Diavolo. Determinato a riconquistare la libertà, Papillon creerà un’improbabile alleanza con un altro condannato, l’eccentrico falsario Louis Dega (Rami Malek), che in cambio di protezione, accetterà di finanziare la fuga di Papillon, creando con questo un solido legame di amicizia.

Ma vediamo ora quali sono i migliori film carcerari di sempre:

1. Hunger, Steve McQueen (2008)

L’esordio di Steve McQueen è uno dei più crudi e freddi drammi carcerari. L’ottimo Fassbender delinea un personaggio di grande spessore e di notevole carisma. La storia è quella (vera) di Bobby Sands, detenuto politico, che portò avanti uno sciopero della fame affinché i detenuti politici come lui fossero trattati diversamente dagli altri criminali. Il mondo del carcere è un inferno in Hunger. La violenza ci è mostrata senza alcuna censura, in maniera piuttosto diretta. Lo spettatore, completamente immedesimato, è costretto a seguire un percorso fatto di violenza, grida e dolore.  Notevole dal punto di vista visivo, grazie soprattutto alla fotografia di Sean Bobbitt; una fotografia contraddistinta dal buio, che conferisce un senso di claustrofobia decisamente angosciante. Non vi sono spiragli di luce in Hunger, se non nelle pallide e fragili relazioni tra i carcerati, compagni di sventura. Una sorta di solidarietà leopardiana, continuamente minata dalla violenza che elimina ogni traccia di umanità. Il confine tra umano e inumano è flebile e continuamente spezzato. Un grande titolo, tra i più importanti di questo giovane secolo, nonché uno dei migliori esordi degli ultimi anni.

A cura di Pierpaolo Zenni

2. Le ali della libertà, Frank Darabont (1994)

Ha commosso e fatto sognare più di una generazione. Dalla penna di un insolito Stephen King, il romanzo dal quale è tratta la pellicola ancora una volta mostra la prova della capacità dello scrittore di darsi a storie più sentimentali raccontante ancora a posteriori con una dolce nostalgia. Frank Darabont, al suo esordio cinematografico, traspone il racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank sul grande schermo. Le ali della libertà è una toccante e cruda parabola sulla vita in carcere e la perdita di libertà personale di un uomo, cosa di per sè disumanizzante. Nonostante l’asprezza e la durezza della prigionia, a Shawshank si stringono legami d’amicizia e grande sentimento duraturi; capaci addirittura di abbattere le barriere del razzismo nell’America degli anni ’40. Sospingendo lo spettatore verso la speranza di un lieto fine, Le ali della libertà crea una storia di redenzione, di un’amicizia nata in carcere e del sogno di viverla liberi al di fuori di esso. Costellato da una serie di personaggi positivi e negativi, ognuno dei quali trova posto nella storia e dove la propria trova lo spazio per essere approfondita.

A cura di Aurelio Fattorusso

3. Papillon, Franklin Schaffner (1973)

« Maledetti bastardi… sono ancora vivo! »

Papillon di Franklin Schaffner (Il pianeta delle scimmie, Patton) è probabilmente una delle pellicole più influenti del genere. La storia di Henri Charrière detto “Papillon”, un innocente condannato all’ergastolo per un delitto mai commesso, ha affascinato milioni di spettatori e continua ad essere citato in moltissimi film, anche in quelli che non appartengono propriamente al genere. Merito di questo successo va soprattutto alle superbe prove attoriali  del divo ribelle Steve McQueen nel ruolo di Papillon e di Dustin Hoffman in quello del falsario Louis Dega. Papillon si è dimostrata una pellicola eterna, a tratti molto dura ma capace di regalare emozioni enormi, sia per il coinvolgimento emotivo che colpisce lo spettatore nei tantissimi tentativi di fuga di Papillon sia per la complessità del personaggio di Hoffman, oltre alla sconvolgente testimonianza delle barbarie perpetrate nelle carceri della Guyana francese. Proprio l’elemento di denuncia fa di Papillon un’opera fondamentale non solo del genere ma di tutta la cinematografia mondiale. Inoltre, se consideriamo anche che Henri Charrière è esistito davvero e che Papillon è tratto dalla sua autobiografia, allora possiamo riconoscere di trovarci dinanzi ad un’opera non solo di alto profilo artistico ma anche sociale.

A cura di Luca Varriale

4. Fuga da Alcatraz, Don Siegel (1979)

In ogni classifica dedicata ai migliori film carcerari che si rispetti, non può mancare quello che può considerarsi il film carcerario per eccellenza, quello che narra una delle storie di evasioni più incredibili mai avvenute: Fuga da Alcatraz di Don Siegel. Alcatraz, denominato anche The Rock” era uno dei più efficienti e famosi carceri di massima sicurezza al mondo, ritenuto inespugnabile, situato su un’isola rocciosa (da cui il soprannome) nella baia di San Francisco e chiuso nel 1963. Ogni tentativo di fuga si era concluso con la ricattura o l’uccisione degli evasi, fino al caso di Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin avvenuto poco meno di un anno prima della chiusura.

L’algido protagonista Frank Morris, dal quoziente intellettivo elevato e l’espressione costantemente impassibile, trova il suo perfetto ritratto nel volto truce di Clint Eastwood.

Quello che rende il film un classico del genere è innanzitutto la sua capacità di avvincere continuamente lo spettatore, rendendolo partecipe di ogni nuova mossa escogitata dai protagonisti, e temendo insieme a loro per ogni nuovo rischio di fallimento. Il film comunque non si scorda mai che i suoi protagonisti sono criminali, perciò si limita a narrare didascalicamente senza commentare. Abbiamo solo la descrizione di una desolante condizione umana, libera da ogni presa di posizione.

Ci viene mostrata la consecuzione degli eventi in maniera schietta e diretta, adottando la struttura del thriller senza però allontanarsi troppo dai fatti reali. E soprattutto, offre un’immersione a 360° nella quotidianità e nella durezza della vita carceraria, cosa che lo differenzia da molti altri titoli del genere che prediligono invece virare su un approccio più romanzesco sacrificando il realismo. Memorabile l’interpretazione di Patrick McGoohan nei panni del cinico direttore del carcere.

A cura di Daniele Bellucci

5. Fuga di Mezzanotte, Alan Parker (1978)

Angoscia; è questo il sentimento che racchiude al meglio il film. Una pellicola dura e molto forte, capace di raccontare una realtà e la vera storia di Billy Hayes, un ragazzo americano a cui venne la pessima idea di contrabbandare hashish nel 1970, finendo in prigione. Una storia travagliata e difficile da credere, ma che appare comunque così reale da spaventare. Dal romanzo autobiografico dello stesso Hayes, ed in collaborazione con quest ultimo, Oliver Stone scrisse la sceneggiatura per cui si aggiudicò un Oscar. Si può dire che tutti i film moderni riguardanti le prigioni abbiano un debito con Midnight Express; il perfetto esempio di come una favola truce, tratta da un vero e proprio incubo di prigionia, possa apparire così tangibile e viva.

Il film ricevette anche molte critiche proprio per la rappresentazione, a detta delle autorità turche, esagerata delle condizioni delle prigioni, così come del regime di paura e violenza instaurato dalle guardie. Hayes dal canto suo non si tirò indietro e sostenne sempre la sua storia, così ben reinterpretata da Brad Davis, che vestì i panni del turista americano.  Durante gli anni di prigionia, in mezzo a soggetti disperati quanto lui, le lezioni da imparare sono molte. Una, probabilmente quella che appare più palese, rimane particolarmente impressa nella sua mente: morirà in un terreno ostile se non riuscirà a prendere il “midnight express”; un treno immaginario verso la libertà, unica via di fuga per sfuggire ad una morte lenta e dolorosa.

Impossibile non citare la grandissima colonna sonora di Giorgio Moroder, genio avanguardista della musica elettronica, ci deliziò con un pezzo capace di aggiudicarsi un altro premio Oscar. Un premio da aggiungere alla collezione di uno dei più grandi innovatori della musica elettronica ma soprattutto un grande musicista che ha contribuito a rendere grande il film.

a cura di Vanni Moretti

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