La Stanza Delle Meraviglie – La recensione

La Stanza Delle Meraviglie

La Stanza Delle Meraviglie è senza ombra di dubbio un progetto interessante.

Non solo per il nome che sta dietro la macchina da presa, ovvero Todd Haynes, che con Carol ha firmato una delle pellicole più belle del 2015, ma per il perfetto connubio con un autore che già nel 2011 con Hugo Cabret, diretto da Martin Scorsese, aveva messo in mostra tutto il suo talento narrativo: Brian Selznick.

Il film racconta la storia di Ben e Rose due bambini di epoche diverse che segretamente desiderano una vita diversa dalla propria. Ben cerca il padre che non hai mai conosciuto, Rose sogna una misteriosa attrice di cui raccoglie foto e notizie nel suo album. Dopo aver letto un titolo sul giornale Rose, sordomuta dalla nascita, fugge dalla sua casa nel New Jersey per raggiungere Manhattan nel 1927. Cinquant’anni dopo Ben, sordo anche lui e reduce da una tragedia personale, trova un indizio che lo spinge a fuggire dalle campagne del Minnesota.

Le loro scoperte, attraversano anni di silenzio e di rimpianti mentre le due storie procedono parallele per poi intrecciarsi in maniera inaspettata in un visionario gioco di simmetrie, tra stupore e speranza.

La Stanza Delle Meraviglie

Bisogna riconoscerlo: Todd Haynes è un autore che ama profondamente il cinema, tanto da omaggiarlo anche in film come questi.

La Stanza Delle Meraviglie inizia come il più classico film per adolescenti, finendo per poi spiazzare letteralmente lo spettatore.

Una storia che non solo vive di un montaggio alternante le due storie, saltando da un’epoca all’altra con estrema facilità, ma che non sarebbe la stessa senza l’ausilio della sua preziosa colonna sonora. Nei momenti più intensi del film è proprio quest’ultimo elemento a ravvivare le intere scene, sopratutto quelle in bianco e nero, in cui il regista si diverte a ricreare numerosi espedienti del cinema muto. Il tutto concentrato su una sceneggiatura, scritta dallo stesso Selznick, che affronta il tema della perdita e della sordità con un occhio sensibile e originale, ma l’intera operazione finisce qui. Perché nonostante le buone intenzioni e l’idea di raccontare l’intera vicenda avvalendosi solamente delle immagini, il più delle volte assistiamo ad una storia in parte debole. Uno sviluppo emotivamente molto forte, ma che avrebbe meritato di più con uno sviluppo maggiormente caratterizzato.

La Stanza Delle MeraviglieUn difetto che macchia inevitabilmente una cerchia di personaggi dal potenziale interessante, al quale non gli viene dato il giusto spessore, specialmente se nel cast hai nomi di un certo livello, come Michelle Williams, che qui appare solamente per pochissimi minuti. I due protagonisti, interpretati da Oakes Fegley e Millicent Simmonds, interpretano bene le rispettive parti, dimostrando un incredibile talento espressivo, ma risultano vittima di una caratterizzazione a tratti confusa. A lungo andare l’interesse per le loro storie potrebbe affievolirsi, lasciando a fine visione numerose domande a riguardo.

Tuttavia è opportuno riconoscere i pregi della pellicola, che malgrado i difetti potrebbe accaparrarsi una buona fetta di pubblico e critica, cosa che sta già avvenendo.

Uno di questi pregi è proprio la capacità di raccontare una storia sensibile senza cadere nella banalità, ma soprattutto facendo affidamento ad un grande sentimento che caratterizza soprattutto i più piccoli: la meraviglia dello scoprire. Un film per tutti, capace di far sognare i più piccoli (ma non solo) e far viaggiare tra i ricordi i più grandi; forse con un pizzico di malinconia per quel senso di meraviglia ormai scemato.

La Stanza Delle Meraviglie è un film che, indipendentemente da tutto è stato realizzato con il cuore e con un amore spudorato per la settima arte.

Con qualche aggiustamento in più avrebbe meritato maggior fortuna. Dopo tutto stiamo parlando di un autore consapevole e maturo come Todd Haynes e non di un regista qualsiasi.

 

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