Lancio di Queen Kong – Valentina Nappi: “Belen? Io ho molta più dignità”

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Valentina Nappi

Il 29 maggio si è tenuto una conferenza stampa con la famosa pornoattrice Valentina Nappi e la regista cinematografica Monica Stambrini. L’incontro si è svolto presso la sede del Kinodromo, un’associazione culturale a Bologna. Sono intervenute a moderare l’incontro anche Silvia Macioce, rappresentante del Fish&Chips film festival di Torino e le autrici del progetto di ricerca sulla pornografia InsidePorn.

Il progetto cinematografico nato dalla collaborazione tra Valentina Nappi e la Stambrini si è realizzato e ha preso forma proprio all’interno di entrambe queste realtà. Le quali si sono prefigurate lo scopo di sensibilizzare e consapevolizzare il pubblico nei confronti del mondo della pornografia.

L’obiettivo è quello di abbattere le barriere concettuali e ideologiche che limitano il corpo e la sessualità, in particolar modo femminile.

Radendo al solo i vari taboo e i pregiudizi, che si sono formati negli anni, attorno a tali argomenti. Valentina Nappi si è da subito interessata, entrando in contatto la regista Stambrini.

L’idea iniziale, com’era stata concepita prevedeva la realizzazione di una semplice scena porno, successivamente il progetto ha preso un’altra piega. La telecamera segue la pornostar in uno spaccato di vita del suo quotidiano, volendo mostrare le diverse sfaccettature della sua sessualità. Sessualità che prescinde la sua corporeità, costruendosi su una dicotomia fisico-erotica.

Monica Stambrini

Monica Stambrini ha messo in luce una contraddizione di fondo enorme riscontrata in seguito alla messa in distribuzione dei prodotti realizzati in collaborazione con Valentina Nappi.

Il progetto ha trovato numerosi difficoltà ed ostacoli, in sede di produzione, dovendo affrontare le istituzioni con le quali si è confrontata. Tuttavia, ritrovando un prestigio e una popolarità mai ottenuta precedentemente. Celebrità che deriva dal nome della pornoattrice, che richiama l’attenzione del pubblico e degli elementi riceventi del media. Popolarità che si era formata in precedenza con altri progetti di stampo erotico realizzati dalla stessa Stambrini.

La volontà di indagare e raccontare la sessualità femminile nasce con l’intento di scagliare una provocazione contro la chiusura e il bigottismo di una frangia di società. Una pornografia che si fa puramente discorso artistico-intellettuale all’interno della sua concezione e poetica filmica. Per opporsi ad un certo status quo italiano che intende la donna come moglie, madre e casalinga, repressa sessualmente. Mostrando l’ambivalenza dell’essere donna, legata ad una sessualità pur vorace, congiunta a quella maschile.

L’iniziativa creata da Monica Stambrini, alla quale ha partecipato Valentina Nappi, ha riscontrato non poche difficoltà, a detta della stessa regista.

Chiaramente da un punto di vista di censura, sia distributiva sia di diffusione attraverso la sponsorizzazione e la pubblicità tramite i vari portali social. Che oscurano qualunque contenuto presenti, non solo le caratteristiche, ma addirittura le diciture richiamanti contenuti erotici. Difficoltà riscontrata poi anche a livello di partecipazione ai Festival cinematografici e proiezione in sala, ottenendo lettere di rifiuto. Ritrovando, ciò nonostante, il supporto di alcune libere iniziative e fondazioni di supporto che si sono offerte di mettere a disposizione i propri spazi per tenere incontri, spettacoli e dibattiti successivi; come il Kinodromo.

Valentina Nappi

Ed è proprio contro questi ostacoli, che nascono poi ancora una volta su delle contraddizioni intrinseche, a detta di Valentina Nappi e della Stambrini, che si vogliono scagliare le due donne.

Dando libertà a dignità ad una sessualità sempre presente all’interno della cultura della società, ma repressa. Una sessualità sempre accennata ed enfatizzata soprattutto in televisione, come strumenti quasi di scambio. 

Valentina Nappi cita in causa la nota showgirl Belen Rodriguez, sostenendo in un certo senso la falsità dell’attiva poco dignitosa portata avanti dal personaggio televisivo, ostentando e vendendo una sessualità come prodotto implicito psicologicamente. 

Ha sempre a che fare con la repressione sessuale, se fossimo tutti soddisfatti non saremmo tutti attratti da un paio di tette strette in un push-up. Però dev’essere quasi una fi*a implicita, dev’essere un vedo non vedo, perché io sono pur sempre la moglie di brava famiglia. A me dà molto fastidio mettere me nello stesso calderone di Belen, io ho molta più dignità. Tu che ti metti nuda in un calendario, quando poi vuoi fare la santa. Lei per me è una che vende qualcosa che non darà mai, il nulla. Io invece vendo un discorso che ha a che fare con la mia sessualità in genere, ti vendo un porno, ti masturbi, è esplicito. Si sa che cos’è. Non uso la mia sessualità, il mio essere donna per alludere a qualcos’altro. Quella è la prostituzione. ” 

Inseguito ad una domanda rivoltale da un partecipante all’incontro, riguardo la censura e la crescita all’interno della società, Valentina Nappi espone una riflessione piuttosto interessante.

Sostenendo la necessità di una sensibilizzazione e consapevolizzazione degli individui, già da bambini durante la fase di crescita, riguardo la propria sessualità e la propria corporeità. Chiedendo che tale processo avvenga, responsabilmente, all’interno della comunità di appartenenza. Necessitando un’educazione dall’esterno che si fondi sul rapporto genitori-figli, per radere al suolo taboo concettuali costrittivi.

Monica Stambrini, dal canto suo invece, ritiene che ci sia un’età adatta ad ogni cosa, a percepire nel modo giusto determinati contenuti. Dovendo, da parte del genitore, filtrare e fornire al bambino i mezzi adatto per poter comprendere, in questo caso, il concetto di sesso e corpo.

Valentina Nappi

La Nappi sostiene la necessità di dover distinguere tra sesso e corpo, per prescindere la conoscenza dell’uno dall’altro. Ai fini di evitare il crearsi di una situazione di nevrosi morbosi nei confronti di tale argomento, in fase di crescita. Ritenendo addirittura più dannosa l’esposizione infantile ai film della Disney.

“Non metterei un bambino davanti ad un film Disney. Li ho rivisti di recente, sono terribili, fanno veramente male. C’è sempre un cattivo che deve morire, deve soccombere. Far vedere questa cosa al bambino credo sia orribile, faccia veramente male.” 

Questi i contenuti più interessanti estratti relativi all’intenzione dell’incontro che si è tenuto con Valentina Nappi e Monica Stambrini. Non perdete la nostra recensione dei due film presentati: il cortometraggio Queen Kong e il mediometraggio Io sono Valentina Nappi.

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