10 masterpieces asiatici che tutti dovrebbero vedere

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6. The Handmaiden – Chan-wook Park (2016)

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Una casa sospesa nel tempo, dove tutto quello che si trova al suo interno, sembra trovarsi in un limbo senza età. Tre personaggi cardine e tre atti, per una pellicola dannata, sensuale e visivamente incredibile. La storia di una ladra e di una truffatrice che, in accordo con un uomo, tenterà di sottrarre un immenso patrimonio ad una donna persa in se stessa e nei meandri della sua immensa dimora.  Una pellicola in grado di sorprendere lo spettatore sotto ogni punto di vista, sia dal lato tecnico con una regia studiata ricca di movimenti di macchina interessanti e con una delle fotografie migliori dell’anno, sia per una storia lontana da banalità e interessante per il contesto in cui è inserita. L’atmosfera pesante, statica e pressante fa da padrona, trasmettendo allo spettatore una sensazione di angoscia e di prigionia, soprattutto nelle prime battute del film.

The Handmaiden è attesa, attesa per un primo bacio, per un primo contatto, per uno momento utile per cambiare la propria esistenza, una volta per tutte. Handmaiden è sesso, quello passionale che ci può essere tra due amanti, quello senza sentimenti e quello da spettacolo, utile per intrattenere i più viscidi degli esseri umani. The Handmaiden è tradimento, tradimento per soldi, per amore e per libertà e forse è per quest’ultimo che faremo il tifo.
Un capolavoro estetico di incredibile potenza, che riesce a trascinare lo spettatore in una realtà quasi distante da quella a cui appartiene, intrattenendolo e ammaliandolo per tutta la sua durata.

7. Memories of Murder – Joon-ho Bong (2003)

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Memories of Murder non è un film che racconta solo di un omicidio e delle inevitabili indagini al riguardo, ma anche di tutto ciò che gli ruota attorno. Un’opera avvincente e ben strutturata, che si lascia alle spalle tutti i cliché legati al genere, dando vita a dei personaggi, che non sono né buoni, né cattivi. I protagonisti dell’opera di Joon-ho Bong non si posso contraddistinguere per il ruolo che incarnano, ma unicamente per le ambizioni che possiedono e per ciò che sono disposti a fare per vederle concretizzate. Memories of Murder non vuole vedere contento e soddisfatto lo spettatore, ma raccontare una storia per quello che è, senza aggiungere costrizioni di sorta o delle morali al riguardo. Un film quasi crudo nella sua essenza e che ha saputo rivoluzione in parte il genere di appartenenza, attraverso un racconto asciutto e cinico.

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8. Rashomon – Akira Kurosawa (1950)

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La verità non esiste, essa è solo un’opinione, uno scorcio individuale sul mondo che circonda l’essere umano e la sua storia. Rashomon è un’opera poetica, un trattato sull’esistenza e sul decadimento delle certezze. Tra luci e ombre, pioggia e sole, la pellicola di Akira Kurosawa proietta lo spettatore nell’incertezza, in quella dimensione dove bene e male si mescolano in maniera omogenea, non permettendogli di trarne nessun insegnamento. Esistono solo i fatti, proprio come esistono solo i crimini e i giudizi labili che possiamo dare al riguardo. La giustizia che possiamo applicare nei loro confronti è mutevole, poiché si basa unicamente sulla nostra morale su quello che conosciamo dell’evento. Nessun giudizio può essere totalmente giusto, nessun crimine è inequivocabilmente sbagliato. Un capolavoro della storia del cinema, tecnicamente eccelso, che tra chiari e scuri, porta in scena una storia molto simile a quella di una fiaba, dove però l’insegnamento è uno solo: la verità non esiste.

9. Castaway on the moon – Hae-jun Lee (2009)

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Alienati, rigurgiti di una società meschina e avversaria all’uomo che protende all’annichilimento del singolo individuo. I protagonisti di Castaway on the Moon sono quindi due reietti, due fuggitivi da una realtà troppo opprimente e non più conferme ai loro bisogni. Entrambi scelgono di rifugiarsi in un mondo tutto loro, dove nulla può infrangere le regole da loro stabilite e niente dall’esterno può rovinare quel universo. Una decisione estrema, attuata per motivi differenti, ma che converge in unico punto in comune e in una comunicazione primordiale, quanto efficace. Se da una parte possiamo assistere ad un richiamo all’essenza della vita, in contrapposizione con la follia urbana, dall’altra osserviamo ciò che produce la società odierna e cosa fa per risolverla. I protagonisti incarnano due fantasmi nati dalla diversità, da tutto ciò che non si conforma con quello che oggi riteniamo sano e corretto, trasformandosi inevitabilmente in una ribellione spesso autodistruttiva.

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10. Antiporno – Sion Sono (2016)

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La verità è solo un’altra finzione, l’ennesima rappresentazione teatrale che confina l’uomo in un’esistenza predefinita ed esasperata. In Antiporno l’unica realtà che ci viene mostrata è una stanza dai colori accesi, un mondo portato allo stremo dove la finzione si mescola con il concreto. Sion Sono con questo suo lavoro non imbastisce unicamente una critica rivolta alla società giapponese e alla sua gestione strutturale. Un pensiero che seppur rivolto direttamente rivolto ad una sola nazione, può ugualmente essere trasposto all’intera collettività,

Le donne sono attualmente destinate a recitare un copione, un elenco di regole impartito indirettamente da una società ipocrita e propensa all’uguaglianza solamente in apparenza. Nessuno vuole realmente ascoltarle, nessuno desidera tenere seriamente conto di quello che dicono. La libertà di parola a loro concessa è solo un’illusione. Un’abile inganno protratto da decenni, esattamente come tutte le altre libertà che appartengono al genere femminile. Le donne in Antiporno vengono confinate all’interno di una stanza, simbolo della realtà distorta e limitata in cui si muovono, soffocano e gridano.  Nella vita vengono così chiamate a fare una scelta, essere delle cagne e quindi rinnegare la loro reale indipendenza, oppure divenire delle puttane ed essere finalmente libere di esprimere la loro totalità. Una scelta che viene semplificata tra una vita al collare, atta a servire, oppure un’esistenza all’insegna dell’amor proprio e dell’essere padrona del corpo e della mente.

Questa però alla fine non si rivela altro che la visione distorta di un uomo, che muove le protagoniste come dei pupazzi.