Trek To Yomi Recensione: il viaggio nella terra dei morti del samurai Hiroki

Il cinema di Akira Kurosawa rivive in Trek To Yomi e nella nostra recensione: ecco il nuovo action di Leonard Menchiari e Flying Wild Hog.

Trek To Yomi recensione
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Leonard Menchiari, The Eternal Castle (2019), inizia a lavorare a Trek To Yomi – di cui oggi potete leggerne la recensione – in compagnia di un amico. In breve tempo, il duo riesce a sviluppare una piccola demo che presenta con successo a Devolver Digital. Il publisher di Austin affianca poi a Leonard una costola di Flying Wild Hog (Shadow Warrior) e, dall’inizio della pandemia a oggi, questa sinergia è riuscita a terminare con successo l’opera.

Trek To Yomi arriva il 5 maggio su Xbox, Playstation e Pc e al day one su Game Pass. Un action che punta forte sull’estetica e ispirato al grande cinema di Akira Kurosawa. Le aspettative erano molto alte. Scopriamo insieme se sono state rispettate.

Il viaggio nello Yomi, la Terra dei Morti

Lo Yomi è la parola giapponese che indica la Terra dei Morti, il luogo in cui vanno ad abitare i morti per l’eternità e da cui è impossibile scappare. Un’esistenza di perenne dannazione condanna chi mangia nel cuore dello Yomi. Un destino dal quale Hiroki, il protagonista di Trek To Yomi, vuole fuggire per portare a termine la sua vendetta contro il malvagio bandito Kageoru.

Trek to Yomi Screen 3

Non vogliamo spoilerare nulla della trama di gioco che segue binari piuttosto lineari – con la possibilità però di compiere scelte diverse che determineranno altrettanti finali – concentrandosi sui temi classici della tradizione e delle leggende giapponesi. A questi, si aggiungono poi l’horror e il paranormale, per un viaggio onirico in cui saremo noi gli artefici del nostro destino. Trek To Yomi è anche una drammatica storia d’amore tra il protagonista e la bellissima Aiko, che si scontra con il codice d’onore e le promesse del samurai.

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Tutta la narrazione è poi abbracciata da una meravigliosa estetica che richiama il regista Akira Kurosawa e attinge a piene mani dai film degli anni Cinquanta e Sessanta. Trek To Yomi trasuda amore e passione per il cinema di quel periodo e riesce a trascinare il giocatore direttamente in una pellicola dell’epoca. Il bianco e nero infine, coadiuvato dalla colonna sonora di Yoko Honda e dal doppiaggio in lingua originale, è perfetto per trasmettere quella sensazione di incubo infernale e paura, lo Yomi stesso, che può far vacillare anche il più coraggioso dei guerrieri.

La katana del samurai

La linearità che contraddistingue la narrativa del titolo la ritroviamo, ma in maniera negativa, anche nel gameplay, vittima di una formula ludica ormai obsoleta. Trek To Yomi è un action in 2D in cui ci sposteremo da A a B – con l’eccezione di alcune stanze ed aree “nascoste” dove raccogliere collezionabili e potenziamenti – per uccidere tutti coloro che proveranno a interrompere la nostra missione. Ogni volta che avremo concluso uno scontro, troveremo un altare in cui salvare i progressi e recuperare la salute.

Trek to Yomi recensione

L’interazione con l’ambiente è pressoché inesistente e non sono sufficienti i pochi e semplici enigmi di gioco, identici dal punto di vista strutturale, a rompere un’inevitabile monotonia di fondo – ravvisabile sia negli scenari che nella varietà dei nemici – che interverrà già dopo la prima delle tre ore necessarie per completare la run.

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Il combat system si basa su attacchi pesanti e leggeri – che richiedono stamina – concatenati in numerose combo che variano in base all’inclinazione dell’analogico sinistro. A supporto di Hiroki non mancano poi shuriken, arco e frecce, e l’ozutsu, un fucile lento da caricare ma devastante nel danno. Il parry infine, fondamentale per recuperare energia vitale ad ogni esecuzione, non è sempre preciso e affidabile e la sua animazione, contro una specifica tipologia di avversari, si blocca senza apparente motivo al momento del contrattacco, rendendoci di conseguenza vulnerabili.

Trek to Yomi Screen 4

I problemi di gameplay però non incidono in alcun modo con la bellezza generale delle animazioni nel combattimento. Ogni affondo della katana è leggiadro ma letale, capace di ipnotizzare il giocatore grazie a una fluidità che rende il tutto estremamente realistico.

Conclusioni

Trek To Yomi è un’opera difficile da valutare, se pensiamo ai due cuori pulsanti del prodotto. Da una parte c’è un combat system poco appagante, che prova ad offrire tanto al giocatore nella varietà delle combo, rimanendo tuttavia ingabbiato in una formula ludica ripetitiva e antiquata. Tutto questo si traduce in una scarsa rigiocabilità dell’opera, nonostante i differenti finali a disposizione. Dall’altra, c’è un lavoro estetico di primissima qualità e curato nei minimi dettagli. Non ci sarà da sorprendersi se il titolo apparirà tra i candidati per la Best Art Direction ai GOTY 2022 (qui i vincitori del 2021). Leonard Menchiari e Flying Wild Hog hanno tentato di creare un film interattivo, riuscito purtroppo a metà.

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RECENSIONE
VOTO
Avatar di Andrea Baiocco
Amo la birra, il running e i videogiochi. Sogno un'Ipa al pub con Kratos e una scampagnata con Nathan Drake.
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