Jaws – La recensione

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JAWS – LA RECENSIONE:

Ci serve una barca più grossa

Una classica serata estiva, una festa sulla spiaggia, alcol e sesso tra ragazzi ed il piatto è servito. Ecco una classica ricetta per la trama di un film horror Hollywoodiano. Durante il party la giovane Chrissie Watkins, dopo essere entrata in acqua per il bagno di mezzanotte, viene divorata da un gigantesco squalo, un mostro dagli occhi cristallini e vuoti comparso dalle prondità del mare, che incarna il terrore oscuro e la cattiveria insite in ognuno di noi. Nella piccola città balneare di Amity in America, dove la vita scorre perfettamente e le spiagge vengono assediate dalle famiglie in vacanza, nessuno vuole sentirsi dire che quel mondo ideale sia in pericolo, soprattutto se le preoccupazioni vengono espresse dalla bocca di Martin Brody (Roy Scheider) un poliziotto arrivato da New York e che inoltre ha anche paura dell’acqua.

Così il sindaco Larry Vaughn (Murray Hamilton) assieme all’opinione pubblica, si impongono sul povero poliziotto che vorrebbe chiudere le spiagge a causa del pericolo dello squalo, che ne frattempo miete altre vittime. Accaduto l’inevitabile viene fissata una taglia di 3.000 dollari sullo squalo facendo scoppiare ad Amity la febbre della caccia; il cui esito però porta all’uccisione di un pescecane nel cui stomaco si trovano solo pesciolini, lattine e una targa della Louisiana.

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Jaws

Il gruppo di eccezionali interpreti che darà la caccia al gigantesco squalo bianco è composto da Brody il poliziotto che ha paura dell’acqua, dal giovane biologo marino Matt Hooper (Richard Dreyfuss) e infine il cacciatore di squali e veterano della guerra del Vietnam, il capitano Quint (Robert Shaw). Per il gruppo di uomini la caccia allo squalo equivale alla ricerca di se stessi. Oltre all’elemento sessuale celato nella storia, Jaws è un film incentrato soprattutto sulle paure primordiali e le fragilità dell’uomo che, se superate, danno vita all’eroe. Sono molteplici le tematiche inserite nel film; la società capitalistica che si autodistrugge, l’americano medio e il patriottismo, l’isteria di massa, la colpa, la redenzione e il sacrificio. Tutto a dimostrazione della magistrale abilità del regista di rendere leggibile su più livelli una storia abbastanza semplice.

Jaws

Senza dubbio Jaws (titolo in italiano: Lo Squalo) è una delle pellicola più adrenaliniche di tutti i tempi oltre ad essere il più grande capolavoro di Steven Spielberg. Sostenuto dalla colonna sonora incredibilmente suggestiva di John Williams, grazie alla quale la tensione sale e scende costantemente per tutta la durata del film, fino a raggiungere il culmine drammaturgico senza mostrare quasi mai il mostruoso squalo, se non verso la fine.

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Una scena che palesa l’abilità narrativa di Spielberg è impressa nel momento in cui il trio di uomini sotto coperta sfoggiano le loro cicatrici. Lo spettatore sente uscire dalla bocca di Quint la storia della USS Indianapolis il famoso incrociatore che trasportò la bomba nucleare di Hiroshima lungo il Pacifico. Sotto i colpi dei sottomarini giapponesi, la maggior parte dell’equipaggio della nave si era gettato in mare venendo divorato dagli squali. Il regista inserisce questo contrappunto specificando la crudeltà dello squalo prima che quest’ultimo arrivi per davvero nel film.

La storia narrata dal capitano Quint assume così un aspetto politico, in un attimo ci si sente trasportati lontani dalla realtà del film e nel momento in cui il gruppo di uomini maschera le proprie angosce cantando Show me the Way to go Home, Spielberg aziona per un’ultima volta la macchina della tensione, affascinandoci e impaurendoci ancor’oggi ad oltre trent’anni di distanza dalla sua realizzazione.