In Sordina: Serie Tv – Dead Set

In attesa dell'uscita del nuovo Black Mirror, rispolveriamo la rubrica In Sordina per consigliarvi Dead Set, miniserie del 2008 ideata da Charlses Brooker.

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Il mondo che conosciamo, si sa, brulica delle più disparate categorie umane.

Dead Set, serie britannica del 2008, ci consente di farci strada fra la miriade di illusorie suddivisioni possibili.

“Il mondo è diviso in due, amico mio: quelli che aspettano il Grande Fratello e quelli che aspettano la quarta stagione di Black Mirror.”

Mentre tv e giornali rigurgitano fiumi di indiscrezioni sulla casa più desolante del mondo, l’altra parte del globo attende silente il suo regalo di Natale. Secondo i rumours, infatti, dicembre dovrebbe essere il mese buono per l’uscita della nuova stagione di Black Mirror (QUI e QUI trovate i trailer). La rivoluzionaria serie antologica, ideata e prodotta da Charles Brooker, si addentra nei meandri più inquietanti del rapporto uomo-teconologia-società. Dipingendo il futuro, racconta il presente.

Black Mirror e il Grande Fratello sono effettivamente agli antipodi. Da una parte, fiorisce l’analisi dell’oggi tramite l’immaginazione del domani; dall’altra ci si ubriaca di vuoti cosmici per silenziare qualsiasi forma di pensiero critico.

Eppure i due format hanno avuto un punto d’incontro.

Il valico che congiunge i due mondi è, per l’appunto, Dead Set. La miniserie di cinque episodi, ideata e scritta proprio da Charlie Brooker, ci racconta un’apocalisse zombie ambientata nel mondo del Grande Fratello.

Sorridi, sei in diretta!

La trama

Venerdì sera, manca poco alla messa in onda. I concorrenti  attendendo l’esito del televoto, si esibiscono nei consueti battibecchi da reality. Dietro le telecamere, Patrick Goad (Andy Nyman), stronzissimo produttore, tira le fila dello show, impartendo sgarbati ordini a manetta.

Kelly Powell (Jamie Winston), inesperta assistente alla regia, distribuisce caffè alla troupe, cercando di ignorare l’incessante squillare del telefono. All’altro capo c’è il fattorino Riq Raham (Riz Ahmed), nonché dolce metà della loro realazione che, dopo quattro anni, sembra andare in pezzi.

Kelly se la fa con un altro avvenente assistente. Riq, sentendo puzza di corna, cerca inutilmente risposte da una fidanzata lentamente assorbita dal mondo della tv. La linea telefonica pare ormai essere l’unico filo in grado di legarla al mondo reale. In cabina di regia la situazione è tesa, sembra che la messa in onda possa saltare. Dai notiziari arrivano preoccupanti immagini di rivolte in tutto il Regno Unito. Si parla di tenute antisommossa, guerriglia, agenti morti.

Intanto, dentro la casa, i concorrenti fanno del loro peggio. Marky (Warren Brown) sfotte malignamente Greyson (Raj Ghatak) per il modo in cui ostenta la sua omosessualità. Joplin (Kevin Eldon), borioso finto intellettuale, impartisce viscide perle di saggezza alla non brillantissima Pippa (Kathleen McDermott). Intorno a loro, Angel (Chizzy Akudolu) stronzeggia, Veronica (Beth Cordingly) ocheggia, Space (Adam Deacon) fa il duro.

E se fosse meglio non uscire?

Le raccapriccianti news rilanciate dai tg non riescono a penetrare le barriere del reality, siano esse fisiche (la casa) o mentali (l’ottusità dietro le quinte). Si decide di andare in onda.

L’esterno dell’abitazione brulica di fan. La folla, esagitata ed affamata, freme ai lati della passerella. Arrivato l’orario prestabilito, parte la diretta. La presentatrice, Davina McCall (la vera condutricce del Gf in Uk) sale sul palco e si mette in contatto con i concorrenti in attesa: a dover uscire è Pippa. Fra saluti e lacrime di rito, la ragazza esce e raggiunge Davina accompagnata dall’ovazione della folla.

Mentre, lontano dai riflettori, Riq viene assalito e derubato da una strana famigliola insanguinata, lo show si sposta in studio, dove l’eliminata viene sottoposta alla consueta intervista. D’un tratto, succede l’irreparabile, la diretta viene interrotta. Mentre produttore e conduttrice si lasciano trasportare dalla furia, un gruppo di zombie famelici irrompe sulla scena.

Penetrano negli studi televisivi, facendosi strada fra le interiora del pubblico e trucidando chiunque consumi ossigeno. Solo Kelly, Patrick e Pippa troveranno una momentanea salvezza. Mentre il sangue scorre a fiumi sui mixer e le scrivanie, i concorrenti rimasti si godono il premio settimanale, ubriacandosi. Ignorano totalmente quanto sta accadendo al di fuori delle mura del reality, completamente isolati dal mondo esterno. Apriranno gli occhi solo all’indomani, quando un cazzutissima Kelly, facendosi largo a sforbiciate, raggiungerà la casa per trovarvi rifugio.

La storia di Dead Set si sviluppa, così, su tre binari:

  • Kelly e i contorrenti asserragliati fra le mura del Grande Fratello.
  • Patrick e Pippa intrappolati in un ufficio.
  • Riq sperduto per le strade d’Inghilterra.

Dawn of the fans

Sfruttando le tre linee narrative, Brooker edifica una storia che affonda le sue radici nella tradizione romeriana. Gli zombies non sono un vezzo, ma un veicolo.

Attraverso la metafora del non-morto famelico, ci viene raccontata la vorace acefalia del pubblico televisivo. I fan che affollano la pedana ad inizio film sono quasi identici agli zombies che, successivamente, assedieranno i cancelli degli studios. Affamati di successo, non elaborano ma si limitano a divorare ciò che la tv gli serve.

Per quanto filosoficamente simili a quelli romeriani, gli zombies di Dead Set sono fisicamente più vicini a quelli di 28 giorni dopo. Per nulla lenti e claudicanti ma scattanti, forti e violenti. Tale scelta, apparentemente figlia dell’influenza dell’opera di Boyle, punta in realtà il dito contro il rapporto fra telespettatore e programma. Ammaliati da facili occasioni di gloria e successo, i fan non metabolizzano: divorano selvaggiamente ciò che gli viene propinato.

Come in una novella Alba dei morti viventi, gli zombies vengono attratti da ciò che la società ha elevato a divinità. Nel film del 1978 era il consumismo, qua è la tv. I sostenitori, trasformati, sentono il richiamo della casa e degli studios. La loro fame disperata si placa, talvolta, solo davanti a schermi e telecamere di fronte alle quali restano imbambolati.

Cosa cercano i non-morti in questi apparecchi? Brooker ci risponde in una bellissima ellissi. Dapprima viene inquadrato uno zombie di fronte ad uno schermo e, con uno stacco, ne vediamo un altro ammirarsi allo specchio. La tv è il riflesso di chi la guarda. Se ciò che guardi fa schifo, fatti due domande.

Survival of the competitors

La natura romeriana di Dead Set è sottolineata anche dallo sguardo riservato ai concorrenti. Come in La notte dei morti viventi, di fronte al cataclisma le maschere dei protagonisti si sgretolano, lasciando intravedere la reale natura dei personaggi. La stupidità lascia spazio all’umanità, la boria all’inadeguatezza, il protagonismo alla fragilità.

Gli inquilini non vengono nè stilizzati nè biasimati da Brooker. Nella narrazione non hanno il ruolo di carnefici, ma di vittime. In un mondo in cui merito e capacità sono eclissati dalla fama, la loro voglia di farsi largo è quasi fisiologica. L’arrivismo che li ha spinti  al Gf diventa facile preda di produttori senza scrupoli, vogliosi di nutrire le masse ormai assuefatte al nulla.

Non a caso, i personaggi più negativi sono il boss affetto da stronzaggine, Patrick, e il viscido Joplin (Gollum per i detrattori). Essi sono gli unici ad avere i mezzi culturali per comprendere quanto sia misero lo show con cui mangiano, eppure ci sguazzano. Le classi istruite che ingrassano e manipolano l’ignoranza sono il vero mostro.

Night of the living dead, la prima orda non si scorda mai!

Fun with deads

Se Dead Set si candida ad essere il capostipite di Black Mirror, non è solo per la sprezzante critica sociale, ma anche per la sua notevole messa in scena. Sebbene essa non proponga colossali novità, ha il pregio di accompagnare l’azione senza strafare. La prima parte della narrazione, quella che ci racconta dello show, è volutamente televisiva: siamo praticamente di fronte ad una vera puntata del Grande Fratello.

Le cose cambiano quando si affaccia la catastrofe. La fotografia, prima ovattata, si incupisce. I colori, inizialmente abbondanti e pacchiani, lasciano spazio al grigio e al rosso sangue. Il mondo diventa freddo, plumbeo, inquietante.

Il tutto è guidato da una regia saggia, che sa quando accelerare e quando tirare il fiato. Le scene d’azione, spesso calcate grazie all’utilizzo della camera a mano, sono furiose e disturbanti, ma non prendono mai il totale predominio. Fra un massacro e l’altro, il ritmo cala, consentendoci di comprendere i personaggi. Non siamo di fronte a sacrificabili pezzi di carne: davanti a noi troviamo persone autentiche.

L’azione è spesso accompagnata da uno sprezzante black humour. Le morti sono caricate fino all’estremo, cadendo talvolta in un gore illogico e surreale, eppure funzionale al tono del racconto. Ne è un buon esempio la scena dell’irruzione: mentre gli zombies invadono gli studi spargendo budella, sullo sfondo sentiamo le note di Grace Kelly di Mika.

In conclusione

In Dead Set, Charles Brooker sembrava aver già deciso cosa fare da grande. Raccontandoci il Grande Fratello alla sua maniera, l’autore ha messo subito in chiaro quale tipo di tv sarebbe stato destinato a fare… e quale non avrebbe mai toccato neanche col bastone.

Il mondo non può dividersi fra chi ama la televisione e chi la detesta, poichè essa è solo un mezzo, uno strumento che, nelle giuste mani, può veicolare grandi prodotti.

“Il mondo è diviso in due, amico mio: quelli che aspettano il Grande Fratello e quelli che aspettano Black Mirror.”

Noi aspettiamo Black Mirror. E voi?

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