I giapponesi hanno bisogno dell’aiutino per capire Inception

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Inception

Era il 2010 quando il nostro concetto di sogno e realtà è stato ripreso da un film affascinante.

Tutti ci ricordiamo bene Inception, film del 2010 diretto da Christopher Nolan. Thriller fantascientifico ambientato in un tempo indefinito, basato interamente sul rapporto tra realtà e il mondo dei sogni. Il protagonista Dom Cobb, interpretato da Leonardo Di Caprio in una delle sue migliori interpretazioni, è un esperto ladro dell’estrazione. Riesce infatti ad entrare nella mente delle persone, più precisamente nel loro subconscio, e a carpirne i sogni e i segreti più profondi e occultati.

La vera sfida, che deve intraprendere nel film, sta nel riuscire a portare a termine il procedimento contrario, cioè innescare un sogno al posto di estrapolarlo. Questo innesto, “the inception” appunto, è praticamente impossibile da compiere, ma non per i protagonisti. Joseph Gordon-Levitt, Marion Cottilard, Ellen Page, Tom Hardy sono soltanto alcuni dei grandi nomi che affiancano Leonardo DiCaprio in questo labirinto mentale che scava nelle parti più intime e nascoste della mente umana.

Inception

Un film ben visto dalla critica e amato dal pubblico. Gli attori danno vita a performance eccezionali e gli effetti speciali sono sorprendenti. Quattro i premi Oscar che è riuscito a portarsi a casa su otto nomination, per la precisione: miglior fotografia, migliore sonoro, miglior montaggio sonoro, migliori effetti speciali

Inception va guardato, non raccontato. Va seguito con un minimo di attenzione. Ma c’è chi non è disposto a perdersi nei meandri dei sogni.

La trama è abbastanza complicata, come effettivamente lo è la sua comprensione. Avete mai provato a raccontare a qualcuno quello che accade? O a parlarne per chiarire eventuali dubbi? Semplicemente è un film che va guardato e basta, è difficile tentare di spiegarlo ad altri, data la confusione che potrebbe derivarne. Proprio per questa sua caratteristica, per questo suo modo di intrigare i personaggi, le loro azioni e i gradi della narrazione, c’è chi ha avuto difficoltà a comprenderlo. In primis a comprendere bene i vari livelli di sogno in cui sono ambientate le scene.

Inception

In Giappone per esempio, quando il film è trasmesso in televisione, viene specificato nell’angolo in alto a sinistra in che livello di sogno ci troviamo.

Per evitare di confondere il pubblico, e per permettergli di seguire il filo logico del film, è stato deciso di aiutarli semplificando (forse un po’ troppo) un aspetto fondamentale del film, ovvero la concatenazione dei mondi del subconscio in cui le azioni si sviluppano. 

Questa sorta di sottotitoli posti a margine, fanno pensare ad un altro suo film più recente: Dunkirk. Ambientato nella seconda guerra mondiale, mette in scena la nota Operazione Dynamo, effettuata tra il 27 maggio e il 4 giugno del 1940. Nolan narra l’incredibile evacuazione verso la Gran Bretagna di migliaia di soldati belgi, francesi e britannici, bloccati sulle spiagge di Dunkerque. Tutti in fuga dalle forze armate tedesche, durante la cosiddetta Battaglia di Francia.

Dunkirk presenta delle caratteristiche affini alla versione televisiva giapponese di Inception. 

Inception - Dunkirk

Anche qui infatti Nolan decide di scandire il film adottando un concetto nuovo di tempo, come del resto aveva già fatto in Memento. Sceglie quindi di non utilizzare la normale scansione passato, presente e futuro, e nemmeno di lasciare che i fatti si susseguano secondo il criterio logico di causa-effetto. Bensì spezza il tempo in tre diverse linee temporali: una settimana, un giorno, un’ora. In ognuno di questi intervalli temporali inserisce una narrazione. In ordine, dei soldati che attendono di conoscere il proprio destino sul molo e sulla spiaggia; un civile che naviga in acqua verso quella spiaggia volenteroso di dare il suo contributo; due piloti inglesi a cui è affidata la difesa aerea.

Inception - Dunkirk

Il concetto di chiarire bene dove ci troviamo quando guardiamo un film di Christopher Nolan non è quindi ignorato nemmeno dal regista; confermando l’importanza che rivestono la chiarezza e la piena comprensione della trama, per il regista. Sicuramente però c’è differenza tra un chiarimento temporale, come quello di Dunkirk, che aiuta a dare ritmi diversi e ordine al film, e un chiarimento della trama come per Inception in Giappone. Spetterebbe allo spettatore seguire e riuscire a comprendere il film. La confusione non è certamente il fine ultimo di un film, però può servire a stimolare la nostra curiosità, diventando parte dell’esperienza cinematografica; oltre che a formulare le proprie idee.

Un aiuto che probabilmente va a menomare l’esperienza del pubblico, invitando ancora una volta il pubblico alla passività più totale. Forse era meglio lasciare che le possibili incomprensioni suscitate negli spettatori scatenassero la fantasia e l’immaginazione; tematiche, tra l’altro, su cui fa perno l’intero film.

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