I 10 film più sopravvalutati secondo la Scimmia – Parte 2

Eccoci alla seconda parte della nostra classifica sui film più sopravvalutati, come per il precedente articolo, ricordiamo quanto segue:

Capita ogni tanto di sentir dire che un film è sopravvalutato, ma cosa si intende veramente? Noi della Scimmia ci siamo consultati e abbiamo raggiunto la decisione che anche la parola sopravvalutato è essa stessa sopravvalutata: è necessario dunque limitarla e specificare riguardo a quale termine un film può essere sopravvalutato. In questa lista di venti film (divisa in due parti per darvi tempo di metabolizzare lo shock) abbiamo deciso di raccogliere film non sopravvalutati da nicchie cinefile o dai premi e festival di tutto il mondo, bensì i film sopravvalutati dal grande pubblico. Quei film che hanno visto proprio tutti, che spesso molti nominano tra i grandi film che hanno visto o che abitualmente intasano il palinsesto delle tv, quei film le cui citazioni si trovano sui banchi di scuola o nelle dediche d’amore.

Quest’articolo, anche se porta la firma di un unico redattore, non è frutto della mente e della mano di un solo autore, dato che molti membri della redazione hanno partecipato alla sua stesura e tutti i membri hanno partecipato alla sua nascita (grazie ad un brainstorming che ha creato non poche discussioni anche all’interno della redazione stessa a causa di pareri discordanti).

Come si legge questa classifica: Il criterio con cui è stata composta è semplice. Ad ogni redattore è stato chiesto di nominare un massimo di 10 film che secondo il loro parere sono stati sopravvalutati dal grande pubblico e i film col maggior numero di voti sono stati selezionati per entrare nella classifica. La classifica non si presenta secondo un ordine preciso poiché ci è sembrato sterile fare una valutazione del livello di sopravvalutazione dei film scelti.

1. La vita è bella, di Roberto Benigni

Certamente originale l’idea di un padre che tenta ironicamente di nascondere al proprio figlio gli orrori dei lager “Shoah” durante il regime nazista, mascherandoli come un gioco agli occhi del bambino. Durante tutta la visione del film è palpabile però come la pellicola risulti un operazione furba, ruffiana e buonista pianificata per sensibilizzare gli spettatori e l’academy. Nella prima parte il film è leggero e piacevole, sostenuto dalla comicità toscana del classico Benigni (bravissimo nel ruolo) che poi nella seconda parte sfocia nella drammatica denuncia sociale all’interno campo di concentramento, mostrando illogicità storiche e inverosimili tanto da risultare imabrazzanti e mostrando tutti i limiti della pellicola. Odiosi i ripetuti siparietti con la moglie Braschi, capace di recitare anche peggio del povero bambino. Premiato agli Oscar con tre statuette: Benigni miglior attore (soffiato a Tom Hanks), miglior film straniero e la miglior colonna sonora a Nicola Piovani; La vita è bella è una favoletta non certo brutta o deprecabile, ma il cui enorme successo ancora ad oggi risulta difficilmente giustificabile.