In Sordina: Film – La mia vita a Garden State

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Nel mare magnum del cinema, che ogni anno si ingrossa con tonnellate di nuovo interessantissimo materiale, è facile perdersi delle perle specialmente se si tratta di opere la cui natura contrasta con le luci dei riflettori. A questo serve la nostra rubrica In Sordina, dove le Scimmie vanno a recuperare pezzi pregiati da riscoprire.

Questa settimana presentiamo la prima creatura cinematografica di Zach Braff, protagonista della mitica serie Scrubs, che nel 2004 ha scritto, diretto, interpretato e scelto personalmente la premiatissima soundtrack di La mia vita a Garden State.
Lo script ha attirato l’interesse di attori affermati come Ian Holm e Natalie Portman e la pellicola è stata ben recepita dalla critica, con premi nei vari festival indie americani e una nomination al Sundance del 2004.

Si tratta di una commedia agrodolce incentrata sul delicato tema della salute mentale in un New Jersey insolitamente piovoso, dove la gente gareggia a chi ha la famiglia più “fucked up”.
Andrew “Large” Largeman (Zach Braff) è appunto un ragazzo dello stato giardino che da dieci anni si è trasferito a Los Angeles per inseguire la carriera da attore. Dopo un ruolo di successo come quarterback autistico in una serie tv su una squadra di football liceale, come molti suoi colleghi, sbarca il lunario come cameriere in un ristorante vietnamita in attesa della prossima opportunità.
Una mattina viene svegliato da un messaggio in segreteria del padre che gli comunica la morte della madre, da anni costretta su una sedia a rotelle dopo un incidente domestico, annegata nella vasca bagno.
Il tragico evento costringe Large a tornare a casa e rincontrare il padre (Ian Holm), demone della sua infanzia nonché suo psichiatra che lo tiene sotto un rigido regime di psicofarmaci da quando è bambino. I due non comunicano da quando Large se n’è andato e le poche e rarefatte conversazioni, al funerale e in casa, sono governate da un enorme senso di imbarazzo che trapassa lo schermo. A deflettere i tentativi di confronto del genitore arrivano in aiuto gli amici di sempre Mark, che fa il becchino nel cimitero locale, e Jesse, diventato milionario grazie al brevetto di un particolare tipo di velcro che non fa rumore quando separi i due elementi.. quando si dice America land of opportunities.

Il punto di svolta del film avviene quando Large si reca da un neurologo per curare delle piccole emicranie. Nella sala d’attesa del medico incontra Sam (Natalie Portman), una ragazza dal fare instabile con tendenze logorroiche che scambia qualche battuta con Large prima della visita. A differenza del padre rigido, il neurologo è umano e comprensivo e la visita specialistica si tramuta in una mini seduta di analisi dove Large confida di essere sotto psicofarmaci da anni, che le medicine gli vengono prescritte dal suo stesso padre e che dopo aver ricevuto la notizia della morte della madre ha smesso di prenderle, facendo nascere l’ipotesi che, forse, potrebbe anche non averne bisogno. Di fronte alle confessioni del giovane, il medico si apre e condivide un illuminante pensiero sulla salute mentale, ovvero che le medicine sono un mero supporto, la patologia mentale va affrontata con analisi altrimenti prima o poi riuscirà a farsi strada.
Una volta fuori dalla clinica è come se Large iniziasse una nuova vita. La lontananza dall’ovattamento dei farmaci gli permette finalmente di provare sensazioni piene e l’incontro con Sam si evolve subito in una relazione spensierata, adolescenzialmente platonica, tra due anime tormentate finalmente non più sole.

Questo dà a Large anche la forza di ripercorrere la propria storia, soprattutto l’episodio di quando la madre è rimasta paralizzata, che racconta davanti a Sam e ai due amici: da bambino un giorno Large litiga con la madre e, frustrato dalle apatiche non reazioni del genitore, la spinge in uno scatto d’ira. La donna inciampa nel portello della lavastoviglie, apertosi per sbaglio a causa di un supporto di plastica difettoso, e cade indietro picchiando la testa. Uno squarcio improvviso ed oscuro in una storia fin qui ovattata, ma che introduce al vero dilemma del film. Da un lato il bisogno di Large di liberarsi dalle conseguenze dell’avvenimento e realizzare che quanto E’ SUCCESSO non si può che ricondurre ad un fot*@!issimo pezzo di plastica difettoso, non alle cattive intenzioni di un bambino arrabbiato. Dall’altro il padre governato dal livore per quello che Large HA FATTO, che ha rinchiuso il figlio in una prigione chimica, impedendogli di provare qualsiasi cosa. Ma Large ha terminato il proprio percorso interiore grazie alla risvegliata percezione e riesce a chiudere serenamente il confronto col genitore.
Il tutto sullo sfondo di un New Jersey da sempre dipinto come regno del piattume, dove è praticamente impossibile trovare stimoli e la droga e i Ponzi schemes trovano terreno fertilissimo tra i disagiati. Non importa che tu sia un becchino squattrinato o un giovane miliardario, la noia avrà comunque il sopravvento…non ti resta che urlare tutta la tua rabbia all’abisso.

Il film denota fin dai primi secondi una regia già matura anche se un po’ egocentrica con Zach Braff che compare in ogni singolo, egregiamente girato, shot. La qualità narrativa è garantita da molteplici fattori. Innanzitutto un cast di lusso per una pellicola indipendente, oltre ai già citati Holm e Portman vanno mezionati gli ottimi Peter Sarsgaard (Blue Jasmine), Armando Riesco (Blue Bloods, Vinyl) e il geniale cameo di Jim Parsons che interpreta un nerd appena investito cavaliere nel fast food a tema medievale dove lavora che parla Klingon anni prima di vestire i panni del mitico Sheldon in The Big Bang Theory.
Altro pilastro del film è l’elemento autobiografico che Braff inserisce nello script, anche lui infatti è un figlio del New Jersey con una famiglia discretamente fucked up (entrambi i genitori si sono risposati dopo il divorzio e ogni anno si riuniscono a formare una bizzarra tavolata per il pranzo di Natale) e un passato da struggling actor che serve ai tavoli per pagare l’affitto.

Inoltre, grazie all’esperienza di Scrubs, Braff sa benissimo che in uno script con ambientazione medica è fondamentale che il lato clinico della storia venga curato nel dettaglio, dall’uso dei termini tecnici alla verosimiglianza degli episodi, e per assicurare il giusto livello di realismo sfrutta la consulenza della madre e del patrigno, entrambi psichiatri.
La ciliegina sulla torta la mette la colonna sonora, con chicche quali The Shins e Thievery Corporation direttamente dalla personale playlist di Braff.

In Sordina: film, link alle puntate precedenti:
Prima puntata
Seconda puntata
Terza puntata
Quarta Puntata

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