Black Hawk Down (2001) – Recensione

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La guerra è sporca, è stupida. La guerra fa schifo. E questo film non fa altro che confermarlo.
Ambientato nel 1993, seguiamo le vicende di una squadra di Rangers inviata in Somalia per catturare il più noto e pericoloso signore della guerra. Quella che doveva essere una missione semplice si trasforma in una guerriglia nel bel mezzo della città.

Un Ridley Scott freddo, distaccato, pragmatico, che non ha paura di far percepire quanto cruento e imprevedibile sia il rapporto umano sul campo di battaglia. Scott riesce a far sentire lo spettatore nel proprio al centro del campo di battaglia, tra la polvere, i proiettili, il sangue. Questo grazie anche a un estremo realismo dal punto di vista bellico, scenografie e fotografia (si attesta su toni freddi e desaturati) impeccabili (Come Scott ci ha abituato nel corso degli anni), e il montaggio serrato tipico dei film bellici odierni, curato nel miglior modo possibile da parte del nostrano Pietro Scalia.
Il tutto accompagnato da una colonna sonora notevole, firmata Hans Zimmer.

Il film non presenta un vero e proprio protagonista, si potrebbe definire un film corale.
Da menzionare sicuramente Ewan McGregor, Eric Bana, Tom Sizemore e Tom Hardy in una delle sue prime interpretazioni per il grande schermo.

In conclusione, Black Hawk Down si può ritenere uno dei migliori film bellici degli ultimi anni. Crudo, spietato, ci delinea la guerra per quello che è, senza politica o moralismi di mezzo. Uno Scott quasi documentaristico in un film decisamente sopra le righe (Specie se consideriamo il cinema del Ridley Scott attuale).

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