Kinds Of Kindness, la Recensione del film con Emma Stone

Arriva al cinema Kinds Of Kindness, l'ultimo film del regista di Yorgos Lanthimos, a sei mesi dall'acclamato Povere Creature e sempre con Emma Stone e Willem Defoe assoluti protagonisti. Ecco la nostra recensione.

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Bissare l’ampio successo di Povere Creature (qui la nostra recensione), a sei mesi di distanza era un’impresa titanica. E con Kinds Of Kindness, purtroppo, il regista greco Yorgos Lanthimos non è riuscito nel suo intento. Sebbene un cast meraviglioso, che vede anche qui protagonisti Emma Stone e Willem Defoe, insieme ad un immenso Jesse Plemmons, il film fatica moltissimo, facendo il classico passo più lungo della gamba.

Kinds Of Kindness, la Trama

Tre mediometraggi in un unico grande film della durata di circa tre ore. Tre storie che si intrecciano, loro malgrado, accomunate da un fil rouge che veste i panni di R. M. F., e non diremo altro, nonché da una voglia morbosa di osservare i rapporti umani nel pieno della loro tossicità. Da quello lavorativo a quello sentimentale, passando in ultima istanza verso un confuso mondo di sette e manipolazioni.

Kinds Of Kindness, la Recensione

Ecco, se quanto scritto nella trama vi sembra quantomai confuso e poco lineare, al netto dell’essenza antologica, partite dal presupposto che così è Kinds Of Kindness. Girato in parallelo a Povere Creature, l’ultimo film di Yorgos Lanthimos oscilla pericolosamente tra l’essere un compendio della poetica del regista greco e una raccolta confusionaria di quanto la sua filmografia ha sempre messo in mostra.

Tre storie che sono tre passi nel delirio, per citare un grandissimo nostrano, e che a onor del vero si presentano come un compendio sottovuoto della filmografia di Yorgos Lanthimos. Il regista greco finì sotto la luce dei riflettori grazie al suo acclamato Dogtooth, film del 2009 che dava il via ad una new wave greca molto interessante. Un’opera che vide la luce in sala qui in Italia circa un decennio dopo, grazie anche un costante tam tam sui social nonché ad uno sbarco hollywodiano del regista che trovò ampi consensi.

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Impossibile dimenticare il sodalizio con Emma Stone iniziato con La Favorita, e proseguito con Povere Creature (che le valso anche un meritatissimo premio Oscar) o quello con Colin Farrell tra The Lobster e Il Sacrificio Del Cervo Sacro. Film che hanno portato dunque Lanthimos sotto la meravigliosa e attesa luce della ribalta, il cui apice è stato toccato dall’ultimo Povere Creature.

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Ebbene, parallelamente, Lanthimos si trovata a girare anche questo Kinds Of Kindness, tra una sequenza di Bella e l’altra, adottando un registro profondamente diverso dal suo eppure tipico di quanto visto fino ad ora. Per meglio dire, è stato preso il suo cinema e portato ai massimi livelli, alla sua completa esasperazione, costruendo di fatto un film, uno e trino, drammatico e grottesco, a tratti (molti) surreale.

Non a caso, più si va avanti nelle tre ore e più si scende nel delirio. Dalla concretezza morbosa del primo episodio, che indaga un rapporto malato tra capo e dipendente, si alza subito l’asticella con una storia dalle tinte quasi horror per certi aspetti e che si conclude lasciando tante domande e poche risposte. Il che non dev’esser visto necessariamente come un male, badate bene.

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È il terzo episodio che tuttavia fa capitolare definitivamente Kinds Of Kindness verso un giudizio negativo che mostra il lato auto compiacente del film. Una vuota provocazione che sebbene la durata, comprime quanto più possibile tutte le idee cinematografiche presenti nella filmografia di Lanthimos. Una cosa che può sembrare quasi paradossale ma che è la realtà dei fatti: tre ore per comprimere in malo modo quanto si è già raccontato finora.

Come un film testamento o un compendio iniziale, Kinds Of Kindness porta all’estremo il cinema di Lanthimos, mostrando corpi e istituzioni, discutendoli e decostruendoli, tra morbosità e organi estirpati per amore. Mancano però tutti quei crismi tipici, come quella pungente ironia satirica che si contrapponeva al dramma grottesco, portando sullo schermo un film che non si avvicina neanche lontanamente a quanto ci aveva abituato fino ad oggi.

Il risultato finale quindi non può essere soddisfacente proprio a causa del suo essere confusionario, vagando in un’ombra dalla quale è difficile fuggire, quella dell’autocompiacimento, per l’appunto. E non bastano purtroppo un cast ed una soundtrack meravigliosa a salvare la baracca.

Cast

  • Willem Defoe
  • Jesse Plemmons
  • Emma Stone
  • Margaret Qualley
  • Hong Chau

Trailer

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