Top Gun: Maverick, la Recensione del Sequel con Tom Cruise

La recensione del ritorno tra i cieli americani di Tom Cruise nei panni del tenente Peter Mitchell in Top Gun: Maverick.

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Nell’era di sequel, reboot e supereroi, non poteva certo mancare all’appello anche un atteso proseguo del cult firmato Tony Scott. E come tutti i sequel, sbagliare è pressoché facilissimo. Per fortuna di Kosinski, Top Gun: Maverick non rientra tra questi “sbagli“, dribblando ogni possibile forma di faciloneria in maniera molto furba (non necessariamente con un’accezione negativa).

Dedicato al compianto regista fratello di Ridley Scott, autore di cult come Una Vita Al Massimo, il film vede la regia di Joseph Kosinski, già dietro la macchina da presa per un altro sequel di un cult come Tron. Un vero rifugio sicuro di chi è ben consapevole su come gestire i seguiti di vere icone pop.

Top Gun: Maverick, la Trama

Trent’anni dopo i fatti del primo film, che invitiamo caldamente a recuperare, torna Pete “Maverick” Mitchell, il migliore pilota di caccia della marina. Stavolta però tra un’insubordinazione e l’altra dovrà mettersi dietro una cattedra per formare gli attualmente migliori piloti per una missione. Una missione complessa e folle, che vede tra i marine, il figlio del compianto Goose. Una ferita ancora fresca, che porterà Maverick a fare i conti col passato.

Top Gun: Maverick, la Recensione

Come detto prima, è chiaro che ci troviamo di fronte ad un’epoca cinematografica dove sequel e reboot dividono lo schermo insieme ai supereroi. Sono infatti molti i blockbuster che vengono proposti in salse diverse. Basti pensare a Jumanji o ancora al rilancio di saghe horror come Halloween o sci-fi come Matrix. In tal senso, quest’ultimo fornisce una buonissima spiegazione riguardo questa “moda produttiva“. Ma è un altro discorso.

Dunque sono proprio i cult generazionali ad essere presi di mia. E tra i cult, impossibile non pensare al film di Tony Scott del 1986, che tanto aveva fatto emozionare tutti gli spettatori di quell’epoca. Come tutti i sequel girati decenni dopo il primo film, cadere nell’errore è molto semplice. Non è infatti un caso che la stragrande maggioranza di questi secondi capitoli lascino sentimenti negativi rispetto ogni tipologia di spettatore.

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Appurata l’oggettività di questo contesto, è chiaro che ormai sia necessario presentarsi in sala con i piedi di piombo, magari anche pronti ad uscirne con una certa delusione. In fin dei conti, la domanda che ci si pone è proprio quella legata al cosa ci sarà mai da raccontare di altro.

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Per questo Top Gun: Maverick, gli sceneggiatori, tra cui un certo Chritsopher McQuarrie, già autore degli ultimi Mission: Impossible, hanno fatto una scelta precisa e abbastanza comfort per lo script. Ossia, un film pre confezionato, ai limiti del fan service e che non dà nulla di eccessivamente nuovo al contesto militare che tanto ci aveva fatto stupire anni addietro.

Dietro la macchina da presa, Joseph Kosinski che torna a dirigere sia un sequel di un cult, come detto prima, che Tom Cruise, dopo il pregevole sci-fi action Oblivion. Insomma, una sintesi della sua più recente filmografia ma che ha un compito non propriamente facile. Adattare questo script, per certi aspetti banale, nella maniera più ottimale, tanto da colmarne la scontatezza.

Fortunatamente, Kosinski non si tira indietro dall’arduo compito e alza la posta, portando la telecamera all’estremo e raccontando una storia banale con uno stile perfettamente bilanciato. Ed è qui che paradossalmente entra in gioco proprio lo script di Top Gun: Maverick. Un grandissimo suo pregio, che diventa un controcampo ideale della prevedibilità di cui sopra, è proprio quello di saper gestire al meglio una moltitudine di generi senza risultare straniante.

Inoltre, ad aiutare Kosinski, troviamo anche il supercast messogli a disposizione. L’amalgama è pressoché perfetta, soprattutto per ciò che concerne il complesso rapporto tra Tom Cruise e Miles Teller, quest’ultimo nei panni del figlio del suo carissimo amico Goose. Probabilmente ci si poteva aspettare qualcosa in più rispetto la profondità del loro rapporto, tuttavia, vale il discorso di cui sopra. La bravura tecnica, in questo caso degli attori, sopperisce ad ogni problematica possibile.

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In Top Gun: Maverick si ride, si piange, si prendono scariche adrenalina. Tutto con un certo criterio e mai gettate a caso nella mischia così come viene. Proprio quando c’è bisogno dell’apertura dei motori adrenalinici, ecco dunque subentrare la regia di Kosinski che apre i flap e ci fa immergere con estrema chiarezza tra i cieli americani.

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Con gli occhi attaccati sullo schermo, sembrerà di volare insieme al Tenente Maverick, a bordo dei famigerati aerei caccia F-18. Nelle sequenze dell’addestramento e ancor di più nella temibile missione. Un continuo volteggiare che la regia di Kosinski rende perfettamente chiaro. Al punto da trasformare il film in una vera e propria esperienza immersiva.

In altre parole, la forza di Top Gun: Maverick è proprio quella di saper sopperire alle mancanze della sceneggiatura con delle immagini meravigliose. Ed è per questo che è lecito parlare di furbizia, il che non necessariamente potrebbe avere un’accezione negativa. Senza scadere nel fan service eccessivamente nostalgico o snaturare completamente il prodotto, il film si rifugia in una scelta precisa e soprattutto sicura.

Quindi passa la palla a Kosinski, il quale riesce a dare una forma molto originale alla storia prevedibile. Infatti, già sapremo dove andrà a parare il film e come si andrà a concludere ogni singola e possibile vicenda. Eppure, quel classico batticuore da adrenalina non ci abbandonerà per tutta la durata delle scene d’azione o anche nei colpi di scena. Prevedibili ma comunque ben costruiti. Che è un po’ il riassunto di tutto quanto Top Gun: Maverick.

Cast

  • Tom Cruise: Pete “Maverick” Mitchell
  • Miles “Rooster” Bradshaw
  • Jennifer Connelly: Penny Benjamin
  • Val Kilmer: Tom “Iceman” Kazinsky
  • Glen Powell: “Hangman”

Trailer

RECENSIONE
Voto:
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".