Jim Carrey: una vita tra comedy e ombre

Jim Carrey è stato un'icona della comicità degli anni '90, ma la sua storia lo ha portato a riflettere sempre più sul suo lavoro.

Jim Carrey; The truman show
Jim Carrey in The Truman Show
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Nato nel 1962 nella provincia dell’Ontario, in Canada, James Eugene Carrey, noto come “Jim”, è uno dei volti della comicità cinematografica dei nostri tempi. L’attore aveva mostrato fin da piccolo una passione per la comedy, cominciando dal cabaret per poi esordire al cinema nel 1983 con Introducing…Janet.

Da quel momento e fino ai primi anni 2000 Jim Carrey ha partecipato con una certa costanza e sempre in veste di protagonista ad alcuni tra i film americani più noti a livello internazionale. Si cimenta inizialmente nelle commedie (The Mask, Scemo più Scemo, Ace Ventura fino a Una Settimana da Dio) ma anche in ruoli più drammatici (The Truman Show di Peter Weir o Se mi lasci ti cancello del regista visionario Michel Gondry).

In qualche modo Jim Carrey è sempre risultato ugualmente convincente ed intenso nello strappare una risata e nell’emozionare gli spettatori, una dote che non tutti gli attori comici possono vantare. Qual era il suo segreto? In primis il talento di calarsi a fondo nelle parti che ha interpretato, fino a – alle volte – perdercisi dentro. E’ il caso di Man on The Moon (1999), biopic sulla vita del comico americano Andy Kaufman diretto da Milos Forman, acclamato regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo.

Jim e Andy: l’apice dell’immedesimazione per Man on the Moon

Jim Carrey è Andy Kaufman in Man on the Moon

E’ proprio sul difficile e intensissimo lavoro nel ruolo di Andy Kaufman che è dedicato il documentario Netflix del 2017 Jim e Andy – The Great beyond, che riprende alcune inedite riprese sul set del film, fino a quel momento tenute nell’ufficio di Carrey.

Perché celarli finora? Probabilmente perché il documentario svela tanto, forse troppo, di Jim Carrey e del modo decisamente estremo in cui viveva il suo genio comico-artistico.

Kaufman era per Jim Carrey un ruolo che doveva assolutamente ricoprire. Andy è sempre stato per lui l’influenza artistica principale, un altro genio artistico e profondamente incompreso di cui Jim ha raccolto la pesante eredità nei suoi lavori successivi. Su Kaufman Jim afferma che “Andy non apparteneva a un club. A nessun club”. E poi “nessuno poteva farlo meglio di me”, su cui, vista l’eccezionale riuscita della performance, siamo portati a dargli ragione.

Ma il documentario non parla tanto di Kaufman, genio dell’anti-humor morto prematuramente nell’84, quanto di Jim stesso. Durante le riprese si faceva chiamare “Andy”, e non usciva mai dal personaggio. Le riprese inedite di Jim e Andy mostrano come la crew sul set di Man on the Moon, inclusi amici e familiari del vero Kaufman, fosse palesemente inquietata dalla somiglianza tra i due quando Carrey lo imitava. “Sembrava quasi che fosse tornato dalla tomba”, affermavano alcuni. Una volta pubblico questo tipo di atteggiamento decisamente eccentrico è stato duramente criticato, ad esempio dall’attore Martin Freeman.

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La voce narrante del documentario, che lega tra loro i diversi frame autobiografici, è Jim Carrey stesso, ma un Jim Carrey diverso da come l’abbiamo sempre conosciuto. La barba lunga e folta, gli occhi stanchi, il volto segnato dagli anni ma sempre riconoscibile. Una voce diversa, malinconica, seria, che fa quasi impressione mentre commenta le sue follie sopra le righe sul set di Man on the Moon.

Il rapporto con la fama e la depressione

Jim Carrey; Jim and andy
Carrey in Jim and Andy

Di sé stesso Jim ha più volte ammesso la voglia che lo ha spinto all’inizio della sua carriera di avere successo, diventare ricco, essere riconosciuto per strada. Insomma, di uscire dall’anonimato che aveva caratterizzato suo papà, che aveva rinunciato al successo da musicista per ragioni pratiche. “Era l’uomo più divertente che ho mai conosciuto”, ammette Carrey con non poca commozione nel documentario.

Come altre storie hollywoodiane ci insegnano, però, quasi mai la fama, una volta raggiunta, porta alla felicità. Carrey afferma in Jim & Andy che in qualche modo ogni film che ha fatto è stato legato ad un periodo simile nella sua vita privata. Cita poi The Truman Show, di cui ancora sente l’ineluttabile verità legata all’essere in una scatola, in un reality show, dove tutto è finzione.

Nel 2020 Jim Carrey ha dichiarato di aver sofferto in passato di depressione, ma che ora preferisce chiamarla “tristezza”. Ne parla come di qualcosa che l’ha sempre accompagnato e da cui ora non si lascia più sopraffare come prima. In una lunga intervista al Corriere della Sera ha spiegato che il malessere era legato al non essere mai soddisfatto e al volere sempre di più da se stesso.  Il problema sta proprio nel lasciare che sia l’esterno a definirti, mentre dovresti essere tu. La strada verso l’accettazione è complicatissima“.

La vita sentimentale e altre controversie

Jim Carrey e Cathriona White

Anche a livello sentimentale Jim Carrey non ha avuto una vita proprio lineare. Dopo un primo matrimonio negli anni ’80, che gli ha dato la sua prima e unica figlia Claire, ne ha avuto un altro, molto breve, a cui sono seguite moltissime relazioni (tra cui una con Renée Zellweger). L’attore dichiara nel documentario già citato di aver avuto più volte il cuore spezzato.

Nel 2015 la ex fidanzata Cathriona White, con cui aveva rotto da pochi giorni, si suicida nel suo appartamento a Los Angeles. Successivamente viene ritrovata una lettera, datata un paio di anni prima, in cui lei lo accusava di averla introdotta alla droga e ad un mondo poco sano in generale, utilizzando parole forti: “Pensavo di aver conosciuto il dottor Jekyll, invece mi sono ritrovata con mister Hyde”.

Carrey si è espresso successivamente ai media, in una dichiarazione in cui – per la prima volta nella sua storia pubblica – ha perso la pazienza: «Non tollererò questo tentativo senza cuore di sfruttare me e la donna che amavo. I problemi di Cat sono iniziati molto prima che la incontrassi e purtroppo la sua tragica fine era fuori dal controllo di chiunque».

Al di là delle pazzie sui set, altre controversie che lo riguardano hanno riguardato le vaccinazioni ben prima del Covid; Jim si è sempre espresso a favore della scelta personale di non vaccinare i figli, definendo le leggi californiane in merito “fasciste”. E a proposito, Jim Carrey non ha mai nascosto l’ostilità a ogni qualsivoglia atteggiamento filo-fascista contemporaneo, criticandolo sempre in maniera spudorata laddove lo riscontrava. A tal proposito ricordiamo gli attacchi a Donald Trump e l’esilarante diatriba tra lui e Alessandra Mussolini su Twitter.

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The disappearing: la svolta interiore e gli ultimi progetti

Kidding
Jim Carrey nella serie Kidding

Possiamo dire, almeno cronologicamente, che dopo la morte di Cathriona, l’attore si è occupato prevalentemente di film drammatici di minore risonanza. Non ha però abbandonato del tutto la commedia, come dimostra il revival Scemo + Scemo 2.

Dal 2018 al 2020 è stato invece protagonista della serie TV Showtime Kidding, che parla di uno spiritoso presentatore TV per bambini (Mr Pickles), con una vita personale segnata da tragedie, in un certo senso molto vicino alla sua storia personale. L’ultima sua collaborazione più recente riguarda i due film di Sonic.

Nella conclusione di Jim e Andy, l’attore si mostra tranquillo e “zen” rispetto all’attuale piega che sta prendendo la sua carriera e al fatto di aver – presumiamo – rallentato il ritmo. Guardando dritto negli occhi il suo pubblico, l’attore ribadisce anzi che è affascinato da questa nuova fase di lenta dissolvenza. “That’s fascinating to me now. The disappearing”.

Almeno sulla carta, però, sembrerebbe che Jim Carrey non abbandoni ancora i giochi e non rinunci allo schermo, piccolo o grande che sia. E’ pur vero però che dà l’impressione di vivere la comedy in maniera radicalmente diversa dai suoi anni più giovani, come fosse uno spettro che ha fatto parte della sua vita e di cui non si può (né vuole) liberare ma che è stata per lui sempre un’arma a doppio taglio.

Appassionata di serie TV e musical, a 30 anni le mie storie preferite sono ancora quelle che parlano di diventare grandi.