Olivia Rodrigo – Sour | RECENSIONE

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Il primo album di Olivia Rodrigo ha segnato il 2021 ed è favorito ai prossimi Grammy. Davvero è così bello?

Per molti è spuntata fuori dal nulla, così come fanno spesso molti fenomeni pop: Olivia Rodrigo, l’ultimissima in una lunga fila di adolescenti prodigio (qualcuno si ricorda di una certa Billie?) che di quando in quando invadono il mercato della musica americana con vigore e carisma. Così ha fatto lei nel 2021, da diciottenne (classe 2003), con il suo album d’esordio: Sour.

Un disco del quale ora molti iniziano a parlare come del primo vero, autentico manifesto musicale della Gen Z. Musicalmente, di certo lo è: lontano dalle tendenze degli ultimi anni quali dark pop e trap, l’album richiama sonorità in gran parte acustiche (sarebbe a dire: analogiche), che lasciano spazio alla riscoperta del rock and roll (con una certa vena pop punk) e alla sofisticazione senza pretese del bedroom.

Si può dire pop? Sì, si può dire, anche se certamente non parliamo del pop magniloquente e celebrativo alla Dua Lipa o alla Ariana Grande. La stessa Rodrigo, con la sua immagine da adolescente annoiata e inacidita dal mondo in cui è cresciuta, proietta (musicalmente e non) una certa amarezza generazionale che non le consente di conferire alle proprie canzoni una direzione positiva.

I brani sono negativi, sarcastici, scettici e cinici ad un livello sorprendente per una artista di diciotto anni. Non c’è troppo da stupirsi considerando che il disco è stato registrato durante il 2020, in un’era già oscura di per suo. Difficile darsi al pop spensierato da classifica in queste condizioni. Ma va anche considerato il background della cantante, che la vede emergere, come molte sue colleghe, dalle file Disney.

Sour è un disco generazionale?

Immersa nello show business fin dalla tenera età, ma iper-informata e paranoica come tutti noi nell’era del confronto in cui siamo immersi, Olivia non poteva che uscirne con una consapevolezza già adulta e una necessità espressiva per forza piegata verso sofferenza e dolore. Anche se, naturalmente, si parla principalmente di delusioni amorose, fragilità sentimentali e inadeguatezze adolescenziali. Ma cosa aspettarsi di più da una diciottenne?

Del resto, i brani del disco non nascondo affatto il talento ormai comprovato di Olivia. Le canzoni più celebrate, come Drivers License, Good 4 U e Deja Vu, rivelano un pop sofferente, animoso ma anche a suo modo elegante e vibrante. Però, i veri punti di interesse sono altri. Come Jealousy Jealousy, una delle migliori canzoni dell’anno, assurdamente ignorata: testo intelligente e arrangiamento sopraffino, andrebbe ascoltata assiduamente.

In sostanza: Sour è il miglior album del 2021? No. Ma è il miglior album pubblicato nel 2021 da un rappresentante della Gen Z? Forse, anche se ha i suoi rivali: Arlo Parks, Girl in Red, la stessa Billie Eilish, per citarne alcuni. Il motivo per cui il disco ha catturato il pubblico ad un tal livello sta forse nella “svolta acida (sour)” intrapresa dalla quasi-reginetta Disney degli ultimi anni.

Olivia Rodrigo ha inventato il sour pop? Ossia: una versione del genere non apertamente tenebrosa e venata di oscurità esistenziali, ma nemmeno allegra e danzereccia come il pop di una volta? Forse. Per ora, certamente è un bene che una artista tanto giovane sia stata considerata a tal punto per i Grammy Awards. Ma nel caso di Olivia Rodrigo c’è ancora tanto da dire e da vedere: siamo solo agli inizi.

Olivia Rodrigo – Sour / Anno di pubblicazione: 2021 / Genere: Pop
RECENSIONE
VOTO:
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.