I 10 Giochi più Brutti di sempre [LISTA] – Prima Parte

Vi presentiamo la prima parte della nostra personale classifica dei giochi più brutti mai usciti sul mercato. Divertitevi (se c ela fate)

giochi brutti
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Dopo tante classifiche nelle quali abbiamo elogiato i giochi più belli di una determinata console (qui i migliori per Playstation 1) o di una determinata categoria (qui quelli tratti da film), abbiamo deciso che era il momento di affrontare anche l’altra faccia della Luna. Quindi oggi vi portiamo la prima parte di una lunga lista dei giochi più brutti mai arrivati sul mercato. Sarà un viaggio nei meandri più oscuri del mercato videoludico nel quale ci imbatteremo in tutti quei prodotti così inguardabili da aver fatto scuola, per tutti i motivi sbagliati. State con noi.

I giochi più brutti di sempre, i criteri

Per scegliere quali titoli avrebbero meritato questa lista, avremmo potuto affidarci a Metacritic. Tuttavia non sarebbe stata una classifica nostra. Dunque abbiamo voluto fare come sempre. Nell’articolo troverete dunque solamente giochi giocati, vissuti, odiati. Quelli che maggiormente hanno attentato alla nostra anima di videogiocatori. Non mancheranno tuttavia alcuni titoli divenuti leggendari per la loro orrendezza e che dunque non avremmo mai poutot escludere. Sarà quindi una classifica estremamente personale basata ovviamente su canoni oggettivi che rendono questi titoli brutti, ma anche e soprattutto sull’esperienza personale di chi vi scrive. E non dimenticate, questa è solo la prima parte. Avremo ancora tempo per prendercela con prodotti altrettanti orribili. Comunque fateci sapere quali avreste inserito. Fatta questa rapida premessa, iniziamo.

10) The Blues Brothers, Titus Software, 1991

A cura di Andrea Campana

A dieci anni di distanza e più dal famoso film di John Landis, Jake e Elwood Blues ritornano in un videogioco tutto da dimenticare. Uscito a inizio anni ‘90, The Blues Brothers ricalca le dinamiche del classico platform 2D con una serie di dinamiche assurde e improponibili.

Nel gioco i due fratelli devono fuggire dalla polizia con lo scopo di arrivare ad un concerto blues. Ovvio. E questo ovviamente include veleggiare tra le nuvole con un ombrello, nuotare sott’acqua e farsi largo in fabbriche e altri ambienti stereotipati, tanto per non farsi mancare nulla. In realtà, il protagonista di questo gioco poteva benissimo essere Super Mario.

Fanno la loro parte (in negativo) anche i controlli, mal calibrati e che comportano un gameplay poco fluido e alla lunga frustrante; e le musiche, riproposizioni di classici in versioni synth che li rendono ancora più insopportabili.

Un chiaro esempio non tanto di operazione commerciale (tutti i giochi sono operazioni commerciali), ma di operazione commerciale da evitare. Solo perché un titolo è basato su personaggi famosi, non significa che sia riuscito. Anzi, spesso, si tratta solo di brutti prodotti.

9) Ride to Hell: Retribution, Eutechnyx, 2013

Titolo assolutamente immancabile quando si parla di giochi brutti, Ride to Hell: Retribution ha tutto quello che un gioco non dovrebbe mai avere. Una trama banale che tenta di sorprendere tutti con uno scossone alla fine, un gameplay che dire ripetitivo non è nulla e una grafica che sarebbe risultata datata anche nel 1998. Infatti è del 2013.

Le avventure del veterano Jake Conway alla ricerca di vendetta per la morte di suo fratello Mikey vi terrà attaccati allo schermo per tutti i motivi sbagliati. Il gioco infatti è da considerarsi una prova di resistenza da compiere prima di perdere totalmente la pazienza. Quanti nemici tutti uguali possiamo fare fuori prima di impazzire? Quanti inseguimenti in moto tutti identici possiamo sopportare prima di scaraventare il disco nella spazzatura? Quanti caricatori possiamo scaricare nel cranio del Jason Voorhees wannabe prima di vederlo finalmente cadere a terra?

In Ride to Hell: Retribution non si salva assolutamente nulla. Anche le meccaniche di base dello shooter che potrebbero trasformarlo in un titolo mediocre sono rovinate da errori pacchiani di sviluppo, come il doppio headshot necessario per chiunque indossi anche solo una bandana o l’inesistente differenziazione tra le armi. Glissiamo sullo slow motion ad ogni colpo andato a segno in testa. Semplicemente orribile.

8) Shaq Fu, Delphine Software International, 1994

Shaquille O’Neal è stato uno dei più forti giocatori di basket della storia. 4 titoli NBA, una statua fuori allo allo Staples Center di Los Angeles e una personalità strabordante. A metà degli anni ’90 stava vivendo il periodo di massima popolarità. Dunque perchè non capitalizza con un bel videogioco a tema? Così fu. E sarebbe stata anche una buona idea se il gioco sarebbe stato, che so, di basket. Invece no, qualcuno pensò che fosse una buona idea inserire un pilastro della pallacanestro in un picchiaduro.

Ma non un picchiadura qualsiasi, no signore. Shaq fu è uno dei picchiaduro più brutti che si siano mai visti. Legnoso, senza vera concatenazione di combo, nemici poco carismatici e difficoltà inesistente. Direte voi, Shaq è una persona incredibilmente istrionica, magari il gioco è pensate per intrattenere il pubblico attraverso il carisma del suo personaggio. Ovviamente no. In questo gioco Shaq è solo un personaggio un po’ più alto degli altri con una divisa da basket, niente di più attorno al quale gira una trama ridicola tenuta insieme con lo scotch.

Un’idea brutta, pensata male e sviluppata peggio.

7) Zelda’s Adventure, Viridis, 1994

A cura di Andrea Campana

Uno dei celebri titoli prodotti da Philips come spin-off su cd-rom della saga di Legend of Zelda. E il più inguardabile. Dalla grafica che ferisce gli occhi al doppiaggio inascoltabile, dal sistema di combattimento penoso all’assurda prospettiva top-down, il gioco è un disastro.

Ci si mettono anche le tremende cut-scenes, realizzate con attori reali, più una trama ribaltata che sembra messa lì apposta per creare scalpore (Link è stato rapito, Zelda lo deve salvare). In definitiva, un fallimento su tutta la linea.

Questo titolo, sviluppato da Philips assieme a Link: The Faces of Evil e Zelda: The Wand of Gamelon, è il risultato di un accordo con Nintendo che intendeva portare i giochi della casa giapponese su una console a cd-rom.

Scartato il progetto, Nintendo concede a Philips l’uso dei personaggi per la propria console, CD-i. Questo è il risultato. Per fortuna non si procede oltre in questo senso, e in ogni caso i tre giochi vengono generalmente considerati come estranei alla saga di Zelda stessa.

6) Rambo: The Video Game, Teyon, 2014

Nel 1982 arrivò nei cinema il primo storico capitolo della saga di Rambo, uno di quei franchise cinematografici divenuti immortali e che hanno lanciato nell’Olimpo il suo protagonista Sylvester Stallone. Dopo soli 32 anni un gruppo di sviluppatori ha pensato di creare un videogioco basato sui film. Cosa potrebbe andare storto?

L’idea non era neanche così peregrina in realtà. I giochi di guerra sono apprezzatissimi e Rambo è una delle icone più rappresentativa della cultura pop mondiale. Avrbbe potuto venir fuori un gioco in grado di unire la nicchia di appassionati di cinema lontani dai videogiochi e gli amanti degli sparatutto che non sono troppo affini ai film magari datati. Avrebbe appunto, se non fosse stato uno dei titoli più brutti dell’ultimo ventennio.

Intanto si tratta di uno sparatutto su binari, simile a quello che si trovava nelle sale giochi qualche decennio fa, nel quale non possiamo muoverci ma possiamo spostare solo il mirino. Zero esplorazione, zero interazione col mondo di gioco, zero di tutto.

L’intelligenza artificiale dei nostri nemici è insignificantemente bassa, cosa che rende il gioco di una facilità disarmante in cui bisogna abbassarsi davanti ai soldati rivali, ricaricare con tutta calma, curarsi senza che loro facciano nulla, poi alzarsi mirare e sparare e poi ripetere.

Non potevano mancare i quick time event, lentissimi e che spezzano in maniera terribile la già inesistente tensione del gioco. Ah si, c’è anche un’abilità senza senso per far farli fare al gioco in automatico. Ovviamente

Rambo nelle sue avventure affronta nemici temibili e spietati assassini, perchè non scegliere come boss una centrale di polizia vuota sulla quale sparare neanche fossimo una ditta di demolizioni? Esatto, perchè?

Potremmo anche dirvi che il modello basato sulle fattezze di Sylvester Stallone è talmente brutto da essere comico, ma non ve lo aspettavate comunque? Un insulto ad una saga leggendaria.

5) The Town with No Name, Delta 4, 1992

A cura di Andrea Campana

Indescrivibile. Un titolo che sembra davvero mal fatto appositamente, cosa che lo rende del resto grottesco oltre che ridicolo, anche in una categoria disgraziata come quella dei giochi brutti. The Town with No Name, uscito nel 1992 come penultimo prodotto della celebre (in negativo) casa Delta 4, fa ancora oggi ribrezzo e compassione.


Un’avventura punta e clicca in un mondo cartoonistico a metà verso l’animazione CGI, con personaggi stereotipati, trama improbabile, doppiaggio orrendo e ogni difetto che si possa immaginare. Sembra la parodia di un videogioco, realizzata appositamente come tale. Ma non lo è. Gli elementi di ambientazione western non potrebbero essere meno realistici e poco aiuta lo humor insito nelle sequenze e nella trama, con un riferimento al classico Il Cavaliere della Valle Solitaria. Un cult, insomma, per quanto è improponibile e mal riuscito.

4) Hotel Mario, Philips Fantasy Factory, 1994

A cura di Andrea Campana

Altro titolo sviluppato da Philips nell’ambito dello stesso accordo con Nintendo di cui sopra, questo improbabile gioco di Super Mario rimane come una macchia indelebile nel franchise. Un punto basso, uno scivolone imperdonabile.

Si tratta di un puzzle game dai tratti imbarazzanti, che funziona ma riesce anche come un gioco di serie-b rispetto ai titoli di Mario, già allora (nel 1991) considerati l’eccellenza del panorama videoludico.

Anche qui, inoltre, una serie di cut-scenes animate con doppiaggio imbarazzante costituiscono la “trama”, a metà strada verso un bizzarro film a cartoni animati. Il gameplay non fa meglio: macchinoso e ripetitivo.

Insomma, un titolo da dimenticare per un franchise che al contrario generalmente riesce sempre a sfornare lavori di qualità eccelsa. Hotel Mario rimane uno di quei cult in negativo ai quali ancora oggi i gamer guardano con orrore.

3) Superman 64, Titus Software, 1999

Qui entriamo nella leggenda. Basato sulla serie animata Le avventure di Superman, questo gioco per Nintendo 64 è uno di quei titoli che una volta provati non dimenticherete facilmente. Controllerete infatti il semidio venuto da Krypton ma che in realtà di divino non ha nulla.

Sgraziato, sproporzionato e inutilmente grande, il modello di Superman risulta essere legnoso nei movimenti, difficilmente controllabile e davvero tedioso da giocare. Graficamente è ai limiti dell’imbarazzante con una fastidiosa nebbiolina azzurra che permea attorno al nostro eroe creando anche difficoltà di visibiltà.

Immancabili bug assassini, tipici dei giochi così brutti. Nella nostra avventura potremo fa passare indenni attraverso i muri o scagliare auto nel cielo, senza però averle dovute sollevare prima.

Se siete dubbiosi vi consigliamo di giocare anche solo il tutorial nel quale dovremo volare, nel modo più legnoso e fastidioso possibile, attraverso degli anelli. Vi basterà quello per capire di che orrore stiamo parlando.

2) Big Rigs: Over the Road Racing, Stellar Stone, 2003

Se oggi esistono tantissime persone appassionate di videogiochi brutti, molto del merito va proprio a Big Rigs. Indecende gioco di corse tra camion arrivato sul mercato nel 2003 ed entrato immeditamente nell’Olimpo dei peggiori prodotti videoludici mai creati.

Potremmo probabilmente parlarvi ore di tutti i problemi che attanagliano questo gioco, cercheremo di essere sintetici. Innanzitutto, quando si crea un gioco di corse, di base bisognerebbe anche pensare a dei veicoli che accellerino e decellerino in modo credibile. In Big Rigs no. Non importa se voi siate in salita, discesa, sull’acqua o nel vuoto cosmico accessibile superando i confini della mappa, il nostro fido camion non perderà mai velocità. La fermata è immediata e la retromarcia permette di raggiungere i 1,98×1037km/h (cosa?), prima di incoronarvi come vincitori, oltre che in teoria avervi reso una sorta di meteora.

L’intelligenza artificiale è nulla in quanto i nostri avversari rimarranno fermi al punto di partenza e ogni modello del gioco non ha consistenza. Ciò si traduce nel fatto che passeremo attraverso a qualsiasi corpo solido quasi fossero tutti ologrammi. Se volete davvero vedere un gioco sbagliato sotto ogni singolo punto di vista, beh, Big Rigs è ciò che fa per voi. Provare per credere

1) ET the Extra-Terrestrial, Atari, 1982

A cura di Andrea Campana

Celebre come il peggior gioco di sempre (punto), E.T. vuole ricalcare il successo commerciale del film di Steven Spielberg del 1982. Invece, una produzione frettolosa e un approccio fin troppo innovativo per l’epoca portano al disastro.

Howard Scott Warshaw concepisce il gioco come una ricerca, estranea dalla trama del film, nella quale l’alieno deve recuperare i frammenti di un “telefono” interplanetario per chiamare l’astronave che lo poterà a casa. Problema: nessuno lo capisce.

Le grafiche sono confuse, per non dire inguardabili, i suoni assolutamente improponibili e il gameplay goffo e claudicante. Nessuna sorpresa che il gioco vada malissimo commercialmente, attirandosi critiche di ogni tipo. A questo gioco è anche legata la leggenda (in realtà tutto vero) delle cartucce invendute sepolte nel deserto (qui la storia). Un titolo suo malgrado diventato celebre in negativo e che ancora oggi si porta addosso una nomea che nessuno vorrebbe. Re assoluto dei giochi brutti che non poteva che essere in cima alla nostra classifica.

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