God of War, aspettando il Ragnarok

Mentre i fan rincorrono rumors sul nuovo capitolo di God of War (Ragnarok?), riscopriamo uno dei giochi più importanti di questa generazione.

God of War Ragnarok
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Il curriculum vitae di Cory Barlog è piuttosto imponente. Egli ha infatti diretto l’animazione del primo God of War (2005). Complice l’enorme successo, è stato poi direttore creativo del secondo e terzo capitolo della fortunata saga targata Santa Monica. Ha lavorato poi presso gli Avalanche Studious alla produzione di Just Cause e nel 2012, si trasferisce a Crystal Dynamics dove prende parte al reboot di Tomb Raider. Nell’agosto del 2013, annuncia il ritorno a Santa Monica. Il motivo? Lo sviluppo di uno dei giochi più importanti di questa generazione. Il 20 aprile 2018 usciva infatti God Of War, ottavo capitolo della serie, che ha scatenato un vero e proprio Ragnarok nel mondo degli action. Un titolo coraggioso e che si distacca totalmente dal passato. Un eccellente esempio di come gameplay e narrazione possano crescere di pari passo, donando uno linfa vitale all’altro. Più semplicemente, il Game of The Year 2018.

“Oh, dear dad, can you see me now? I am myself, like you somehow” Release Me – Pearl Jam

Sono passati diversi anni dall’ultima avventura di Kratos. Dopo aver trucidato Zeus e tutti gli altri Dei greci, il nostro Spartano ha percorso migliaia e migliaia di chilometri per raggiungere le terre norrene. Qui ha costruito una nuova vita, trovando l’amore in Faye e un figlio, Atreus. Un radicale cambio di setting rispetto ai predecessori che però ha donato un fascino tutto nuovo alla saga, rispetto ad un’ambientazione ormai stanca e spremuta fino al midollo attraverso sette violenti capitoli. Ma il dolore perseguita Kratos. Sarà proprio con la morte della sua anima gemella infatti che avrà inizio una lunga e toccante serie di eventi.

Il primo tema narrativo portante di God of War è il viaggio. Kratos e Atreus hanno infatti una promessa da mantenere: spargere le ceneri di Faye dal picco più alto dei Nove Regni. Il secondo, il legame con il passato e il presente. Il viaggio inteso come crescita personale che ci pone dinanzi ai nostri limiti umani, caratteriali e ci sprona a superarli. Qui si inserisce il legame tra i due protagonisti da costruire e consolidare. Da una parte vediamo Kratos in difficoltà nello svolgere il ruolo di padre ed educatore. Dall’altra, c’è un Atreus in perenne cerca di approvazione del genitore mentre dovrà fare i conti con le sue origini divine. L’incrocio di questi due macrotemi dà vita ad una storia più matura, solida e convincente di quanto ogni giocatore si potesse, inizialmente aspettare.

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Impugna il Leviatano

Il cambiamento radicale di God Of War coinvolge anche il gameplay. La visuale infatti è in terza persona bloccata sulla spalla del protagonista. Ma cambia anche e soprattutto la profondità del combat system grazie alla nuova arma di Kratos: il Leviatano. Liberamente ispirato al Martello di Thor, potremo lanciarlo contro Dei e mostruose creature (pochine in realtà) e richiamarlo a noi, pronti a scatenare una combo devastante. Oppure, dopo averlo scagliato contro il malcapitato di turno, correre verso un altro nemico e avviare una sequenza di combattimento a mani nude e scudo.

Caricheremo così una barra dello stordimento che una volta riempita, ci garantirà una mossa finale mortale. Scordatevi quindi i vecchi attacchi ad area piuttosto basilari dei precedenti capitoli. Apritevi invece a combo complesse che coinvolgeranno anche intervalli di pressione tra un tasto d’attacco ed un altro. Il Leviatano potrà infine contare su potenti attacchi magici, che si attivano attraverso le rune che troveremo nel corso del gioco.

God of War Ragnarok

In tutto questo, il prode arciere Atreus risulterà fondamentale per sopravvivere nelle pericolose terre del nord. Le sue frecce infatti stordiranno i nemici, caricando così la già citata barra dello stordimento. Inoltre, potrà evocare lupi, corvi ed altri animali che attaccheranno i mob, distogliendo così l’attenzione dal Dio spartano. Una combo divina padre – figlio che a livello ludico crescerà di ora in ora. Esattamente come farà la narrazione. La componente ruolistica infine, è molto semplicistica ma, tra armature e relativi potenziamenti, si incastra perfettamente in questo nuovo gameplay.

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I meravigliosi Nove Regni

God of War è un gioiello dal punto di vista grafico e registico. Un lunghissimo piano sequenza dalla durata di più di 20 ore che ha raggiunto, proprio recentemente, il suo massimo splendore. L’aggiornamento per Playstation 5, garantirà un’esperienza ancora più spettacolare ed appagante. Ma il vero diamante norreno è il level design. La mappa di gioco infatti si aprirà con il proseguo dell’avventura e diventerà interamente interconnessa. Potremo anche accedere a diversi incarichi secondari e segreti che arricchiranno ulteriormente la trama. Si può quasi parlare di metroidvania, ennesima novità di un titolo che sorprenderà continuamente il giocatore, minuto dopo minuto.

Conclusioni

Il vero difetto del prodotto, è riscontrabile proprio in quello che invece è sempre stato uno dei punti di forza dell’esclusiva Sony: il numero dei nemici. Pochi e ripetuti (specialmente i mid boss, distinguibili solo dal punto di vista elementale e con uno – due attacchi unici all’interno dello stesso moveset), non permettono di sfruttare al meglio il gran lavoro svolto sul sistema di combattimento. Una scelta voluta forse, in vista del nuovo capitolo. Rincorrete rumors e news e aspettatelo per il 2021. Chiamatelo Ragnarok se volete, ma l’unica cosa certa del prossimo God of War è che sarà ancora più grande, immenso e meraviglioso di quanto non lo sia stato questo eccezionale prologo.

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