Chloé Zhao | Alla scoperta della giovane regista cinese di Nomadland

A 39 anni Chloé Zhao si candida per essere una delle voci più forti del Cinema del nuovo millennio. Ma in Cina è scattata una campagna di denigrazione contro di lei.

Chloé Zhao, Nomadland, Frances McDormand
Frances McDormand nel nuovo film di Chloé Zhao, Nomadland. Credits: Walt Disney Studios Motion Pictures
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Chloé Zhao è la regista del momento. A soli 39 anni ha già vinto un Leone d’Oro e due Golden Globe. Nella notte degli Oscar appena passata ha dominato con il suo Nomadland, che si è aggiudicato le statuette per Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista (Frances McDormand) e Miglior Film.

Il suo successo è stato rapido, ma ora è sotto il fuoco dei “Piccoli Rosa”, le nuove Guardie Rosse cinesi che operano sul web.

Nell’attesa di poter vedere Nomadland, che sarà disponibile su Disney+ a partire dal 30 aprile e in sala nei prossimi giorni, andiamo a scoprire chi è Chloé Zhao.

Chloé Zhao: una breve biografia

Chloé Zhao : ritratto
Chloé Zhao (31 Marzo 1982, Pechino).

Zhao Ting, in arte Chloé Zhao, nasce il 31 Marzo del 1982 a Pechino, in Cina. Figlia di un’infermiera e di un dirigente d’acciaieria, Zhao dimostra fin da giovane una passione per la cultura occidentale e a 15 anni ha la possibilità di studiare in un college di Londra. Completa poi gli studi a Los Angeles e si laurea nel Massachusetts in scienza politiche.

A New York studia cinema alla Tisch School of the Arts. Tra il 2008 e il 2011 scrive, dirige e produce 4 cortometraggi che presenta in diversi festival statunitensi, soprattutto a carattere indipendente.

Mentre si trovava alla New York University, Chloé Zhao viene a sapere che nella riserva indiana di Pine Ridge vi è un alto tasso di suicidi. Decide così di incontrare gente del posto e senza una vera e propria sceneggiatura, decide di filmare quanto le si muove attorno. Nasce il suo primo lungometraggio: Songs My Brothers Taught Me (2015).

Songs My Brothers Taught Me

Songs My Brothers Taught Me è un film autofinanziato e interpretato da attori non professionisti. Non si tratta di un documentario, ma la regista ci dà l’illusione che lo sia, ritraendo la realtà senza alcun filtro.

Inizia così a delinearsi lo stile della giovane autrice : Zhao vuole coinvolgere gente del posto e raccontare una storia che oscilla tra il reale e l’artificiale. Se si guarda Songs My Brothers Taught Me si ha l’impressione di ascoltare delle vere testimonianze, come fosse un reportage.

Comincia anche a delinearsi uno stile visivo: riprese fatte con la macchina a spalla o a mano. Si riallaccia così al cinema anni ’60, quel cinema che voleva essere diretto e che voleva cogliere in presa diretta la realtà.

L’esordio di Zhao narra la storia di un fratello e di una sorella, entrambi sioux che vivono nella riserva di Pine Ridge. Il fratello, Johnny, sogna di lasciare quel mondo che per lui rappresenta una prigione. La sorella, più piccola, vorrebbe che restasse e ha paura del suo futuro.

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Il film è stato presentato Sundance Film Festival e alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes. Ottiene anche una candidatura agli Indipendent Spirit Awards come miglior film d’esordio.

The Rider – Il sogno di un cowboy

Due anni dopo esce The Rider – Il sogno di un cowboy. Chloé Zhao veste di nuovo i panni di regista e produttrice. Gira il film con una troupe ancora più esigua rispetto alla precedente.

L’opera, un western contemporaneo, è la storia di un giovane mandriano che è costretto a ripensare la sua vita dopo un grave incidente avvenuto in un rodeo.

Come il precedente film, The Rider è interpretato da attori non professionisti tra cui il protagonista Brady Jandreau. Chloé Zhao lo aveva conosciuto sul set di Songs My Brothers Taught Me e infatti entrambi vedono la presenza delle terre di Pine Ridge.

The Rider viene presentato alla Quinzaine del Festival di Cannes ottenendo il plauso della critica. Il film guadagnò anche quattro nomination agli Indipendent Spirit Awards.

Il nome di Chloé Zhao comincia a circolare nell’ambiente, tanto che Bong Joon-ho, fresco di Oscar per Parasite, inserisce il suo nome tra i migliori registi giovani e che più potrebbero influenzare il cinema nei prossimi decenni.

Nomadland

Nel 2020 esce Nomadland. Il film partecipa alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia e si aggiudica il Leone d’Oro.

Nomadland vede una donna sessantenne perdere il marito e il lavoro durante la grande recessione. Fern, interpretata da Frances McDormand, lascia la sua città in Nevada e attraversa tutti gli Stati Uniti occidentali grazie al suo furgone.

Attraverso queste terre, Fern fa la conoscenza di altre persone, di altra gente che, per libera scelta o perché costretti, fanno una vita da nomade, al di fuori delle convenzioni sociali.

Quest’ultima opera non è più una produzione indipendente. O meglio, Chloé Zhao figura ancora come produttrice ma accanto a lei ci sono altri soggetti a finanziare il film, fra cui la stessa Frances McDormand.

L’attrice aveva infatti conosciuto la regista durante la serata degli Indipendent Spirit Awards dove era anche lei candidata come miglior attrice. Dall’incontro delle due donne è nato il progetto divenuto poi film.

Ma anche se la regista si avvale di professionisti sullo schermo, non viene meno la sua poetica, di uno sguardo senza filtri sulla realtà.

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L’accusa di “traditrice” della patria

Il film riscuote un ottimo successo di critica e comincia a macinare premi su premi. Il 1° Marzo 2021 Chloé Zhao è la prima donna di nascita cinese a vincere un Golden Globe. Nomadland ottiene infatti due importanti statuette: miglior regia e miglior film.

La Zhao viene rinominata “l’orgoglio della Cina” dagli stessi cinesi. Ma ben presto, le lodi vengono corrose dall’invidia e sul web nasce un movimento che etichetta la regista come traditrice della patria.

Promotori di questa campagna sono i Piccoli Rosa. Negli anni 60, durante la Rivoluzione Culturale Cinese, vi erano le Guardie Rosse: studenti cinesi che appoggiavano la rivoluzione e che mettevano alla gogna chi si mostrava avverso alle politiche di Mao Tse-tung.

chloé Zhao : deserto
Chloé Zhao

Nella Cina del 2021 si muovono questi nuovi militanti che condannano e linciano i trasgressori della morale dell’odierna Repubblica Popolare Cinese.

Nel 2013 Chloé Zhao aveva dichiarato che da ragazza aveva vissuto in un Paese dove le menzogne sono dappertutto. Nel 2020 ad una rivista online australiana, aveva dichiarato The US is now my country, ultimately(Gli Usa ora sono il mio Paese, in definitiva).

Il sito aveva poi rettificato che quel now (ora) in realtà era un not (non) ribaltando di fatto il senso della frase. Ma il danno era ormai stato fatto e la dichiarazione errata di Chloé Zhao era ormai diventata virale.

Le conseguenze

L’opinione pubblica cambia velocemente, tanto che l’Accademia delle scienze sociali cinese ha affermato “Non bisogna mai avere fretta nell’elogiare qualcuno, prima si deve guardare attentamente all’atteggiamento nei confronti della Cina”.

Di fatto, la programmazione di Nomadland è prevista per il 23 Aprile ma è stato tolto ogni riferimento al film sul sito Douban. Su Weibo, il twitter cinese, l’hashtag #Nomadland è stato bloccato.

I Piccoli Rosa sono al momento riusciti nel loro intento di ritrarre Chloé Zhao come una traditrice della patria e la definiscono una banana. Forse il termine può risultare ironico per gli occidentale ma ha un significato dispregiativo. Viene usato per designare quelle persone che sono “gialle” fuori ma “bianche” dentro, come i traditori della patria cinese.

Filmografia

Lungometraggi

  • Songs My Brothers Taught Me (2015)
  • The Rider – Il sogno di un cowboy (The Rider) (2017)
  • Nomadland (2020)