Star Wars: Il Risveglio della Forza |Recensione di un brutto omaggio alla saga

L'inizio della nuova trilogia e una base poco solida su cui costruire il tutto

Kylo Ren in Star Wars: Il Risveglio della Forza
Kylo Ren in Star Wars: Il Risveglio della Forza

Come ben sappiamo, Star Wars: Il Risveglio della Forza è il primo film della nuova trilogia sotto la nuova direzione Disney. Quali sono le sue colpe? Quali i suoi punti di forza?

L’acquisizione Disney dell’intero brand di Star Wars fu un’operazione colossale che sconvolse, nel bene e nel male, milioni di fan. Poco dopo fu annunciato che la nuova direzione avrebbe girato una nuova trilogia, il sequel diretto della saga di George Lucas.

La notizia è di per sé controversa visto che i sei film precedenti al progetto avevano uno sviluppo trasversale che andava poi a chiudere definitivamente il cerchio dell’intera vicenda con Il Ritorno dello Jedi. Stava nascendo quindi un nuovo filone narrativo nell’universo di Star Wars e il primo film sarebbe stato Il Risveglio della Forza (stasera su Italia 1 alle 21:30).

La saga di Lucas si è trasformata col tempo. Dove prima vedevamo il giovane Luke Skywalker protagonista indiscusso della trilogia originale, con la trilogia prequel si ha una prospettiva ben più ampia che eleva Anakin Skywalker a vero primario.

In La Minaccia Fantasma viene presentata una profezia, il piccolo Skywalker potrebbe essere “colui che porterà equilibrio nella forza”. Dopo questa veloce prefazione, andiamo ad analizzare i punti critici di Ep7 e come questi siano di per sé già in contrasto con la saga ideata da Lucas.

Il risveglio di una forzatura.

Un progetto così delicato, che si sviluppa su di uno dei prodotti più importanti della storia del cinema, ha bisogno di un certo criterio per non compromettere il tutto con qualche scelta sbagliata.

Riaprire un cerchio chiuso come quello della saga di Lucas non era assolutamente semplice e la nuova direzione ha scelto un regista di spicco per collegare la nuova trilogia al passato. J.J. Abrams sembrava la persona giusta. Il rilancio della saga di Star Trek e il suo target di spettatori erano ciò che serviva a far ripartire un brand delicato e amato come quello di Star Wars.

Come abbiamo già descritto parlando dell’intera nuova trilogia, Il Risveglio della Forza si adagia su una base sicura, talmente sicura da innescare un disastro. Le maggiori critiche al film sono state incentrate sulla sceneggiatura e su alcune situazioni limite all’interno della trama.

Senza se e senza ma, senza troppe deviazioni, il soggetto di ep7 è una copia spudorata di ep4. Cambiando i nomi dei protagonisti troveremo la stessa identica struttura. Quello che poteva esser visto come un immenso omaggio alla saga originale, in un periodo dove le citazioni nell’arte sono parte fondamentale del messaggio cinematografico, è stato accolto nel peggiore dei modi: ep7 non aggiunge niente di nuovo ed è una copia spudorata di Una Nuova Speranza.

Il Risveglio della Forza è davvero una copia che non aggiunge niente?

Appena uscito il film, questa soluzione tentata da J.J. Abrams poteva esser vista in modo sia positivo che negativo. Il Risveglio della Forza mantiene le giuste atmosfere della saga di Lucas, inserisce vecchi e nuovi personaggi e costruisce la sua struttura verso il grandissimo climax finale dove troveremo, finalmente, Luke Skywalker. Come base per una nuova trilogia potrebbe essere anche decente se non fosse che ripropone le medesime dinamiche già viste nei passati film.

L’Impero si trasforma nel Primo Ordine e i Ribelli in Resistenza. Cambiano i nomi ma in realtà resta tutto com’era. Dopo la sconfitta dell’Imperatore e il ritorno al potere della Repubblica ci si poteva aspettare un assetto totalmente diverso, cosa che possiamo ben vedere nelle prime puntate disponibili di Mandalorian.

In Il Risveglio della Forza sembra che non sia successo niente a livello politico/militare con un’esercito imperiale praticamente senza limiti e un nuovo governo che si limita a bere aperitivi sui balconi per poi sparire definitivamente.

L’Alleanza Ribelle diventa quindi Resistenza, gruppo di combattenti che si oppongono allo strapotere militare del Primo Ordine. Una soluzione che non aiuta in ulteriori sviluppi della trama generale sotto l’aspetto politico e, soprattutto, a nuovi sviluppi futuri.

Nuovi personaggi, vecchie conoscenze.

Se non consideriamo che Il Ritorno della Jedi chiude il cerchio della profezia (con diverse teorie) in modo più o meno definitivo, creare nuovi personaggi dopo circa 30 anni da questa chiusura potrebbe non essere semplice.

La protagonista Rey è la nuova versione di Luke Skywalker, una trovatella che vuole evadere da un pianeta che le sta stretto e rappresenta l’ingenuità e la bontà d’animo solitamente associata al lato chiaro della forza. L’antagonista sarà invece una riproposizione di Darth Vader, giustificata dal fatto che il figlio di Han Solo e Leia Organa volesse emulare le gesta del nonno.

Lo sviluppo della protagonista e del villain non è terribile, se ci si dimentica di averlo già visto in un film di 40 anni prima, con comprimari non sempre all’altezza. Finn è sicuramente un personaggio interessante, un disertore del Primo Ordine che si unisce poi alla Resistenza.

Il suo sviluppo è un po’ altalenante ma buono e potrebbe dare tantissimi spunti per i film successivi. Poe Dameron viene sfruttato pochissimo mentre il suo droide, BB-8, è uno dei protagonisti indiscussi del film (sulla stessa strada di R2D2 in ep4). Ad affiancare Kylo Ren troveremo invece un buon Generale Hux, anch’esso un personaggio che meritava sviluppi certamente migliori negli episodi successivi.

Un punto dolente di questo film sono sicuramente i vecchi protagonisti, in primis Han Solo. Il personaggio interpretato da Harrison Ford è sicuramente portato a schermo senza mordente e con una direzione decisamente scialba.

Anche la scena del ponte, faccia a faccia col figlio, non regala il pathos che avrebbe dovuto generare. Leia si limita a essere una madre preoccupata e la sua figura da generale della Resistenza viene appena abbozzata.

Il punto più alto del film lo si ha invece alla presenza di Luke Skywalker. Il climax finale che ci porta a lui è magistralmente costruito e lascia lo spettatore ansioso di conoscere i successivi sviluppi della storia.

Un castello di carta.

Il Risveglio della Forza regala quindi buoni spunti per lo sviluppo della nuova trilogia ma non una base solida. Rimarcare le medesime strade intraprese da Lucas porterebbe a una continua sensazione di dejavu senza aggiungere niente alla saga.

Le grandi critiche della fanbase hanno poi portato a una brusca inversione di marcia con Gli Ultimi Jedi, passando da un lato all’altro del problema.

Differentemente dai successivi infatti, ep7 resta rispettoso delle linee guida strutturate dai film precedenti. Una saga come Star Wars può benissimo offrire migliaia di spunti diversi senza infrangere le regole di base. Lo hanno dimostrato prodotti come Rogue One o Mandalorian.

Nel film di J.J. Abrams troviamo infatti i due personaggi principali abili nell’uso della forza (Rey ne apprende l’uso fin troppo velocemente ma non da risultare incoerente con la trama o col passato) ma nessuno dei due la utilizza spropositatamente.

Nella saga di Lucas vediamo infatti come la forza sia utilizzata in piccole dosi e distanze. Anche uno dei più abili force-user come Yoda impiega un gran numero di forze per spostare oggetti di taglia più importante, come visto in ep2 contro il Conte Dooku.

Ep7 resta quindi all’interno di questi canoni mantenendo quindi una buona continuità e coerenza con il passato. Seppur ci fossero tutte le buone intenzioni nel non stravolgere la visione di Lucas, Abrams non è riuscito a dare una nuova direzione definita, seppur con qualche spunto, a una trilogia che poi si è accartocciata su se stessa.

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