Sex Education: cosa c’è di vero nella terapia sessuale della serie

Sex education ruota in maniera rilevante intorno alla terapia sessuale – sia professionale che amatoriale – ma quanto essa si avvicina a quella reale?

sex education: cast
I personaggi principali di Sex Education

Sex Education – la serie targata Netflix – ha numerosi personaggi che si dedicano al dare consigli inerenti a ciò che il titolo della stessa suggerisce. Ma quanta verità c’è in questo approccio e in questi consigli, se li compariamo alla reale terapia emozionale e sessuale? Per ovvie ragioni bisogna specificare che non si tratta di un documentario, ma sicuramente è un ottimo punto di partenza per analizzare determinate questioni. Questi ultimi includono temi come il consenso, relazioni di famiglia non sane, scoperta di sé stessi, molestie, aborto e gruppi di tutela per le donne.

Un piccolo riepilogo dei personaggi principali permette di cogliere meglio la questione. Protagonista indiscusso è Otis (Asa Butterfield), un timido verginello, paradossalmente profondo conoscitore di tutte le sfaccettature del sesso e della psicologia delle relazioni sessuali grazie al lavoro dei propri genitori. Poi c’è Maeve (Emma Mackey), una ragazza ribelle, sola al mondo, che è costretta a lavorare per guadagnarsi da vivere. Cardine, anche, la figura di Jean (Gillian Anderson), madre di Otis e terapista sessuale, dotata lei stessa di una profonda inclinazione per il sesso. Dall’incontro tra Otis e Maeve nasce un’attività di terapia sessuale per gli studenti del liceo, dando inizio – anche – ad una svolta nelle loro vite personali.

Ma come può un sedicenne, che non è nemmeno in grado di masturbarsi, dispensare soluzioni sessuali riguardanti ogni tipo di problema ai suoi compagni?

Sex Education vs Realtà

Sex Education: Una delle prime immagini svelate prima dell'uscita della seconda stagione della serie

Discutendo dell’intelligenza emotiva e della responsabilità, della varietà di situazioni che si possono interfacciare durante un rapporto sessuale, lo spettatore si trova immerso in una realtà fin troppo fantastica. La libido è così sfacciata ovunque e in ogni situazione. A tale proposito ci si chiede quanto sia reale questa rappresentazione della sessualità e delle relazioni.

Ogni episodio si apre con performance sessuali grottesche, sfregamenti di corpi sudaticci, brama isterica di arrivare a un godimento che puntualmente mai si realizza; si pensi ad Adam (Connor Swindells), il bullo della scuola, con un padre anaffettivo e freddo; all’incomunicabilità fisica della coppia di lesbiche; all’insicurezza e alla necessità di fare del sesso senza vedersi, a luci spente, rompendosi collo o braccio. Durante le sedute di terapia si parlerà delle varie modalità di approccio al sesso, forme di avvicinamento e comprensione nei confronti dei partner, di prevenzione e spesso anche di artifici tesi a raggiungere o amplificare il piacere e il desiderio.

La singolarità di ciascuna esperienza è soltanto apparente, e attraverso il consulto psicologico e sessuale – all’inizio imitando con scarsi risultati la madre, dalla cui “ombra” si distaccherà gradualmente – Otis cercherà di arrivare a tante soluzioni che sono in realtà la diversificazione di un unico, sistematico problema.

Sex education: Otis e Maeve discutono dei loro affari
Sex Education Season 1

Otis e Maeve, dunque, rimediano alla mancanza di un’educazione sessuale adeguata nelle scuole, i luoghi del sapere che dovrebbero formare i ragazzi e non spaventarli. Un’educazione indipendente dalle regole familiari, opprimenti o assenti, che decide di venire incontro ad un modo multiforme di approcciarsi alla propria sessualità, come nel caso del rapporto tra Eric (Nacuti Gaatwa) e il padre.

In un contesto tradizionalista come il nostro, Sex Education si configura come un raro dispositivo di apertura, inscenando l’orizzonte infinito di possibilità che il discorso sul corpo e sulla sessualità prospetta, ancora tutto da indagare, scrivere e ridefinire.

Gli elementi veri della terapia sessuale

Sex Education conduce un ottimo lavoro nel mostrare come funzionano e si sviluppano le relazioni personali. Il tabù rappresentato dal sesso mostra personaggi della serie intavolare conversazioni crude e oneste al riguardo: dalla disfunzione erettile al non sentirsi abbastanza desiderabile per il proprio partner, a volte trasformando la persona in maniera negativa (come nel caso della moglie del Preside Groff, che non viene “toccata” da anni), mettendo in luce i problemi della vita reale che riguardano tutti.

Quindi sì, potrebbe non essere una rappresentazione esatta di una relazione madre-figlio o del modus operandi di un terapeuta, ma riesce comunque ad affrontare questioni importanti in modo comico, serio ma rinfrescante.

Sex Education 1: Aimee e Adam

Le soluzioni che Otis offre ai suoi coetanei – ovvero il suoi clienti – sono davvero utili, e anche la reazione delle persone ad esse. C’è un potere immenso nel riuscire a parlare a voce alta del sesso. Nella scena in bagno con Adam, puoi praticamente vedere il peso che si stacca dalle sue spalle quando riconosce che sta avendo problemi con l’erezione e l’orgasmo, ha detto la terapista sessuale Vanessa Marin a Self.

La serie non solo è stato un inizio di conversazione riguardante il sesso, ma ha anche avviato una discussione sulla terapia: mostra come aprirsi e chiedere aiuto a professionisti abbia effetti reali nella vita e nelle relazioni.

Cosa tratta in maniera errata riguardo la terapia sessuale

La rappresentazione di Jean in Sex Education è più un cliché che un riferimento a un vero terapista. La verità è che i terapisti sessuali non trascorrono tutto il giorno in una casa piena di oggetti erotici, non necessariamente hanno un bell’aspetto e tantoméno passano molto tempo a fare sesso. C’è anche molta ricerca, scrittura e lezioni.

Ho alzato gli occhi al cielo quando ho visto la madre andare a letto con tutte quelle persone solo perché è una terapista sessuale, ha detto la dott.ssa Megan Stubbs a “Self”.

Jean nella sua casa: sullo sfondo un quadro molto suggestivo

Esiste anche un pericolo nell’incontrare i propri clienti all’interno della propria abitazione, non solo oltrepassando un limite di privacy ma potenzialmente mettendo in pericolo se stessa e suo figlio.

Kristin Bennion, terapista sessuale certificata, ha detto a “Elite”: Mentre alcuni terapeuti possono farlo, nella stragrande maggioranza dei casi ciò non si verifica in virtù dell’importanza di mantenere ben definiti i confini tra terapista e paziente, nonché per garantire la propria sicurezza personale.

E parlando di confini: condividere tutte le informazioni che ottiene dai propri clienti e intervenire in tal modo nella vita sessuale di suo figlio non è proprio come i veri genitori che svolgono l’attività di terapisti sessuali affronterebbero le fasi di sviluppo dei loro cari.

I comportamenti di entrambi i suoi genitori hanno condizionato Otis nel diventare la persona che è nella serie. L’avvio di processi interni è un meccanismo che ogni persona deve compiere al proprio ritmo, che sicuramente non viene rispettato dalla madre Jean.

La psicoterapeuta Kate Stewart ha dichiarato Molti dei terapisti del sesso che conosco hanno figli e sono tutti molto rispettosi dello spazio dei loro figli e della capacità di esplorare la sessualità con modalità e tempistiche loro.

Otis e sua madre

Per quanto riguarda Otis, la critica non può evitare di toccare anche un adolescente con zero esperienza sul campo che dà tuttavia consigli ai suoi coetanei.  

Se, da un lato, Bennion crede che la sessualità possa essere glamour e parlarne sia allettante, “farlo senza un’adeguata formazione, frequenza di un corso universitario, nonché la supervisione etica e pratica da parte di un ente autorizzato alle licenze può portare a gravi conseguenze dannose, seppur non intenzionali“.  

Sex Education di Netflix è attendibile per quanto può essere uno show che mira principalmente all’intrattenimento pur essendo fedele al suo background principale. C’è molto che gli spettatori possono imparare da esso, anche se non è del tutto accurato nei confronti di come opera la terapia nella vita reale.

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Alessia Montanaro
Laureata in Lettere Moderne, cultrice di tutte le discipline dello spettacolo, fan sfegatata di Quentin Tarantino. Amante, anche, della Disney! Trovo che le parole siano il mezzo più potente nella vita umana: con esse puoi trasmettere cultura, parlare della vita, ferire, fantasticare. Fare tanto o a volte, anche nulla (alla fine dipende da come le si usano!)