What Did Jack Do? – Spiegazione e Analisi del corto di David Lynch

What did jack do?

What Did Jack Do?, il nuovo cortometraggio di David Lynch, è disponibile dal 20 gennaio sulla piattaforma streaming Netflix. Un lavoro che arriva appena due anni dopo il sperimentale Ant Head e che ci mostra indirettamente un’artista in piena fase creativa e alla ricerca di un nuovo tipo di linguaggio, figlio di una concezione moderna dell’arte. Proprio come nella creazione precedente, anche qui il regista abbandona i pro forma classici ed avvia una riflessione informale su che cosa può essere definito cinema al giorno d’oggi.

In What Did Jack Do?, David Lynch avvia un’indagine verso il suo stesso cinema, che in questo caso viene messo in scena attraverso sottrazioni ed un tipo di linguaggio verbale disarticolato e figurativo. Il movimento all’interno di questo cortometraggio, almeno per quanto riguarda quello della macchina da presa, è quasi totalmente azzerato. L’intero film infatti lavora quasi esclusivamente su una alternanza di campi e controcampi, che suggeriscono un confronto tra l’artista e la sua creazione.

Uno scontro puramente vocale che non da spazio alla costruzione cinematografica dell’immagine; questa volta compito esclusivo dello spettatore e della sua fantasia. La scimmia Jack, doppiata ed interpretata dallo stesso David Lynch, è il classico elemento caotico e surreale appartenente alla filmografia del regista. Quel tassello fuori posto in grado di stravolgere la concezione dell’ordinario dello spettatore e di aprire alle porte all’incubo, materia stessa dell’opere dell’artista.

Il primate in What did jack do? è dunque emblema, e quindi rappresentazione scenica e sintetica della poetica visiva e narrativa del cineasta. Un elemento che viene interrogato e chiarificato al pubblico e così privato del suo stesso arcano.

Il mistero, a differenza di altri lavori del regista, viene così risolto nel finale, attraverso l’uso di una metafora funzionale e convincente. L’indagine porta quindi alla luce la verità sull’irreale, la certezza nell’inconsistenza onirica. Inoltre tutto ciò che in sostanza non è mai stato mostrato allo spettatore, se non attraverso le parole, si palesa negli ultimi minuti, ricorrendo a soluzioni prettamente visive ed in contrasto con quanto costruito prima.

Il linguaggio verbale in What did jack do? è d’altronde l’elemento principe del film ed è proprio tramite esso che l’incubo si manifesta, soprattutto grazie ad un uso smodato di figure retoriche. Questi artifici lessicali possono e devono essere accostati a tutte quelle alterazioni del linguaggio del reale che David Lynch ha sempre proposto. La disarticolazione del testo si sostituisce così all’inganno onirico tipico del regista, rendendo indirettamente più astratto ed etereo l’orrore.

L’utilizzo del bianco/nero, unito al formato dell’immagine prescelto ed all’intreccio narrativo proposto, amalgama il tutto ai classici stilemi del giallo poliziesco ed a quella volontà di ricercare la verità, che per assurdo nella filmografia del regista è sempre mancata, poiché costantemente ambigua.

Interessante anche sottolineare che la bocca della scimmia Jack è di David Lynch stesso, cosa che la rende un freak a tutti gli effetti. What did jack do? propone quindi una sorta di ibridazione tra l’umano e l’inumano, tra la parte cosciente e quella subcosciente di ognuno di noi, dove la fantasia e le certezze si mescolano in quello che è a tutti gli effetti un quadro surreale di Coolidgiana memoria.

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