Dracula al cinema: gli errori di Coppola e il trionfo di Herzog

Di Dracula nel mondo del cinema ce ne sono tantissimi. Abbiamo voluto fare un'analisi su due dei film più importanti. Quello di Coppola e quello di Herzog

Dracula

Il Conte Dracula è uno dei personaggi più misteriosi e affascinanti della storia. Il succhia sangue della Transilvania, nato dal genio di Bram Stoker, ha dato il là ad una quantità infinita di storie, racconti, film e chi più ne ha più ne metta. Vista la nuova trasposizione creata da BBC e trasmessa su Netlifx (qui la nostra recensione), abbiamo pensato di esaminare due delle opere più famose che riguardano il Signore delle Tenebre. Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola del 1992 e Nosferatu di Werner Herzog del 1979. Due opere all’apparenza così diverse ma che in realtà sono legate a doppio filo tra loro e all’opera originale.

Dracula: la storia vera

Dracula, Vlad
Un ritratto di Vlad III, l’ispirazione di Dracula

 

Il mito del conte Dracula ha un’origine ben precisa. La storia del vampiro e di Jonathan Harker proviene dalla mente di Stoker, tuttavia l’ispirazione proviene da molto più indietro. Bisogna tornare a metà del XV secolo, quando sul trono di Valacchia sedeva Vlad Tepes III, meglio conosciuto come Vlad l’Impalatore. Da questo molto poco rassicurante epiteto si può immaginare che tipo di uomo fosse questo spietato sovrano.

Durante il suo regno, durato circa 10 anni, infatti, leggenda narra siano state più di 500 le persone a morire per impalamento su suo ordine. Pare che la popolazione cattolica italiana fosse alleata di Vlad vista la sua fervente fede cattolica, cosa che potrebbe aver portato Coppola ad avere l’intuizione di rappresentare il sovrano di Valacchia come un crociato.

L’epiteto Dracula invece proviene in realtà da suo padre. Difatti Vlad II faceva parte dell’ordine dei Dragoni, effige che portava fiero sull’armatura. La gente, non essendo abituata a vedere l’immagine del mitico animale, diede al sovrano il soprannome di Vlad Dracul, ossia Vlad il Diavolo, visto che nella lingua romena la parola Diavolo (appunto Dracul) e la parola Drago (Drac) sono molto simili. Di conseguenza a Vlad III l’Impalatore venne assegnato l’epiteto di Draculea, successivamente divenuto Dracula, che si traduce con Figlio del Diavolo.

La leggenda narra che il cadavere di Vlad non sia stato mai ritrovato e questo potrebbe aver accresciuto il mito secondo il quale fosse divenuto un non morto che vaga di notte a caccia di colli da dissanguare. Recentemente, nel 2014, a Napoli è stata individuata una tomba attribuita al famigerato sovrano in un chiostro in piazza Santa Maria La Nova, ma del corpo ancora nessuna traccia.

Dracula, l’immortale romanzo di Bram Stoker

Dracula Bram Stoker

Il romanzo epistolare Dracula scritto da Bram Stoker venne pubblicato nel 1897. Da quel momento in poi cambiò radicalmente la concezione del vampiro e dell’horror di stampo gotico in generale.

Ciò che rese immortale l’opera è sicuramente la sua struttura, nella quale tutti i personaggi scrivono i loro pensieri su diari, lettere o quant’altro. Tutti tranne uno, Dracula. Del Conte noi abbiamo informazioni solo attraverso quello che ci dicono gli altri protagonisti che interagiscono con lui. E’ un personaggio silenzioso, scaltro e furbo.

Caratteristiche che lo rendono incomprensibile sia per i lettori che per chi ha la sfortuna di averci a che fare. Non esiste un dialogo o un monologo nel quale possiamo entrare nella mente del vampiro, noi possiamo solo osservare con gli occhi degli altri le sue azioni. Egli è un personaggio criptico e spietato che non ha alcun interesse che non sia sé stesso. Per questo, riproporre in altre arti un personaggio del genere è arduo per tutti. Non si può creare un protagonista che quasi non parli e che agisca in maniera così malvagia senza una vera interazione con gli altri.

Il rischio corso da tutti i registi che hanno provato a portare Dracula sul grande schermo è quello di snaturare il personaggio e non centrare la storia sul marcescente animo del Conte. Alcuni hanno aggirato quest’ostacolo creando opere rispettose del vampiro di Stoker, altri molto meno.

Dracula di Bram Stoker, quello è realmente il Principe delle Tenebre?

Dracula-di-Bram-Stoker
Frame che ritrae il bacio tra Dracula e Mina tratto dal film Dracula di Bram Stoker

Il film del 1992 diretto da Francis Ford Coppola è forse quello maggiormente presente nell’immaginario collettivo mondiale. La performance eccellente di Gary Oldman nei panni di Dracula ha marchiato a fuoco l’idea che il pubblico ha del Principe delle Tenebre. Se a questo accostiamo uno dei migliori registi della storia del cinema, oltre ad un cast stellare, il film dovrebbe essere un gioiello. Da un lato è così infatti.

L’intro col quale ci viene raccontata l’origine di Dracula e il motivo per il quale è divenuto un vampiro è da pelle d’oca. Coppola è riuscito a creare un contesto credibile nel quale inserire una creatura che in origine era nient’altro che un demone assetato di sangue, senza un vero background. Il seguire pedissequamente le vicende del libro, come il titolo stesso del film suggerisce, garantisce una narrazione chiara e fluida e il look di Gary Oldman è di quelli che ha fatto costume per generazioni. Il design infine del Dracula indebolito e sfibrato dell’inizio della pellicola è semplicemente memorabile.

Dracula di bram Stoker
Il design da brivido del Dracula debole tratto dal film Dracula di Bram Stoker

Tuttavia, quello non è il Principe delle Tenebre. La creazione della storia d’amore che segue gli eoni del tempo tra Dracula e Mina è una scelta romantica ma che non paga. Tramutare una creatura così intrinsecamente malvagia in un cavaliere che insegue la sua dama per l’eternità snatura totalmente quello che è il Conte. Egli è un demone, una creatura sputata fuori dall’Inferno, non ha alcun scopo che non sia la sua sopravvivenza e l’accrescimento dei suoi poteri.

Il bacio tra Dracula e Mina, uno dei momenti più iconici del film, è forse quello che fa crollare tutto il castello di carte sul quale si basa l’intera sceneggiatura. Il vampiro infatti è un essere che deve ripudiare, generare repulsione e terrore. La bellezza e il magnetismo di Gary Oldman sono contro producenti ai fini della creazione di un personaggio che non è realmente sé stesso.

Un film ben girato, ben recitato, ben diretto; ma se nel titolo “…di Bram Stoker” si ha la pretesa di rispettare i canoni che l’autore ha stabilito non si può snaturare il protagonista solo per inserire una, seppur bellissima, storia d’amore. Un bellissimo film, un pessimo Dracula.

Nosferatu di Werner Herzog, la malvagità ancestrale del vampiro

Dracula, Nosferatu
Frame tratto dal film Nosferatu di Werner Herzog in cui vediamo Dracula in azione

Il film, remake del capolavoro omonimo del 1922 diretto da Friederich Murnau, è una di quelle opere che ha fatto scuola. Il regista ci mette immediatamente di fronte alla sua volontà di reinterpretare la storia del Conte Dracula, tant’è che sebbene il protagonista della vicenda sia il Principe delle Tenebre, il titolo del film si discosta dal nome del vampiro, utilizzando un generico Nosferatu, letteralmente Non Morto. La trama si muove sulla falsa riga di quella ideata da Stoker all’inizio, discostandosene in maniera fortissima alla fine, come ad esempio nella location principale della vicenda che non è  Londra ma  Wismar, in Germania.

Dracula diviene la causa dell’epidemia di peste che colpisce la cittadina teutonica, durante la quale il vampiro fa incetta di sventurati cittadini che si ritrovano decimati in poco tempo senza aver bene capito il perché. Questo è ovviamente una vicenda totalmente avulsa da quella raccontata nel romanzo originale ma, tuttavia, più coerente con quella che è l’anima del personaggio.

Il vampiro è ripugnante, visivamente crea quasi disagio nello spettatore a causa del suo design disturbante. Il colore bianco cadaverico della pelle è più appropriato ad un vampiro rispetto alla bellezza di Gary Oldman, esattamente come le dita lunghe e le orecchie da pipistrello rendono maggiormente l’idea di una creature rifiutata dal Diavolo in persona. L’interpretazione clamorosa di Klaus Kinski fa il resto. I suoi occhi enormi sono spiritati, malvagi, senza scrupoli. Porta la peste a Wismar per avere più ammalati da dissanguare, non tenta di sopravvivere inseguendo la sua bella sopportando la maledizione di essere un vampiro. La fotografia spentissima del film e le sue ambientazioni sempre macabre e grottesche mostrano in maniera perfetta il miasma che il vampiro porta sul mondo quando si muove.

Nonostante Herzog abbia creato una storia totalmente nuova, il suo è uno dei Dracula più credibili di sempre. Spietato, demoniaco, terrorizzante.

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