Ritratto della giovane in fiamme: Recensione della miglior sceneggiatura a Cannes

Celine Sciamma porta a Cannes il suo quarto lungometraggio, una storia d'amore tra una pittrice e la sua modella nella Francia del '700, un film sofisticato che si è aggiudicato il Prix du scénario. Dal 19 dicembre al cinema.

Ritratto della giovane in fiamme
Una scena del film

Fin dalle sequenze d’apertura Celine Sciamma manifesta la natura più intima del proprio progetto cinematografico. Mentre i titoli di testa scorrono, introducendo il cast del film, una mano segna con fare delicato e quasi timido dei tratti a carboncino su una tela bianca. Già dalla prima inquadratura Ritratto della giovane in fiamme esibisce il profondo legame intessuto con la pittura, in termini sia narrativi che stilistici.

In maniera pretestuosa la regista introduce il suo pubblico alla storia di Marianne, una giovane pittrice nella Francia del XVIII° secolo. La donna intenta a tenere una lezione di pittura alle sue giovani allieve. Un quadro posto in aula per sbaglio desta la sua attenzione, è Il ritratto della giovane in fiamme. Da lì guida ad una digressione narrativa attraverso l’utilizzo di un unico lunghissimo flashback.

Ritratto della giovane in fiamme
Una scena del film

Il racconto

Marianne, giovane pittrice, è incaricata di dipingere il ritratto di Héloise, una ex novizia chiamata a sostituire la sorella suicida e sposare un nobile milanese, solo per alleviare il tedio della madre e strapparla dal torpore della costa nord della Francia.

Héloise per ritardare le nozze quanto più a lungo possibile rifiuta si posare per il proprio ritratto, Marianne dovrà dipingerla di nascosto. La giovane protagonista si finge dama di compagnia, e di passeggiata in passeggiata osserva la sua giovane modella e ne ammira la figura.

Complice la bellezza dell’attrice Adele Haenel e il suo sguardo intenso e magnetico, l’ammirazione si trasforma presto in fascinazione,tra le due comincia a defilarsi il germe di un sentimento ben più profondo della stima e l’amicizia reciproca. I momenti che Marianne utilizza come pretesto per osservare i tratti del viso e i lineamenti del corpo di Héloise indurranno ad un’intima conoscenza.

Quel legame indissolubile tra cinema e pittura

Questi stessi momenti, che oscillano tra l’osservazione curiosa e l’ammirazione affascinata, costituiscono un pretesto anche per la regista per “dipingere” delle inquadrature estremamente sofisticate e dalla forte carica espressiva.

La regista muove la macchina da presa con fare elegante ed impeccabile, costruendo dei tableau estremamente suggestivi in alcune scene particolari. Allora è in quei momenti che si manifesta il profondo legame tra cinema e pittura che la regista instaura nel suo quarto lungometraggio.

Ritratto della giovane in fiamme concentra la propria attenzione sullo sguardo, sul comparto visivo appunto, relegando tutto il resto ad una dimensione secondaria. Si avverte in questo modo la sovrapposizione tra lo sguardo di Marianne, quello della Sciamma e quello del pubblico, tutti intenti ad ammirare la bellezza disarmante di Héloise. La figura della donna si muove sinuosa, come se per tutto il film non avesse fatto altro che posare per quel ritratto fattole di nascosto.

Ritratto della giovane in fiamme
Una scena del film

Tutto soccombe alla bellezza delle immagini

I dialoghi sono ridotti al minimo, le protagoniste non proferiscono parole che non siano necessarie alla manifestazione timida del sentimento che sta nascendo tra loro.

Ritratto della giovane in fiamme è inoltre quasi privo dell’accompagnamento musicale, se non in un paio di momenti in cui è parte della vita dei personaggi. Le scene musicali quasi enfatizzano momenti in cui l’affermazione dell’amore tra le due raggiunge il suo acme.

Iinevitabilmente Marianne ed Héloise dovranno ammettere, prima di tutto a loro stesse, la natura di quel sentimento profondo. Fino alla loro definitiva separazione a causa del compito portato a termine da parte della pittrice e dell’imminente matrimonio di Héloise.

Tuttavia la regista decide di prolungare il finale, esasperando fino al romanticismo. Chiude così con un finale forse non necessario, considerando la compattezza e solidità narrativa del film.

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