6 Underground, la Recensione del film Netflix diretto da Michael Bay

6 Underground sarà disponibile on-line a partire dal 13 dicembre.

6 Underground, la Recensione del film Netflix diretto da Michael Bay

Senza usare mezzi termini o girarci troppo intorno, possiamo affermare che 6 Underground è tra i migliori, se non il miglior film firmato Michael Bay. Con Netflix alle spalle. Il discusso regista  di uno dei film premio Oscar più improbabili ed inspiegabili come Pearl Harbour, ha finalmente sfornato un film adrenalinico dall’inizio alla fine, nonostante i soliti problemi stile Bay come una narrazione confusa e diluita, oltre al solito product placement. Da RedBull a BMW ma anche le nostrane Alfa Romeo e Juventus. Stavolta però, possiamo sorvolare e passare oltre.

Era il 2013 e Michael Bay dirigeva Pain & Gain, un action-comedy di tutto rispetto. Il motivo principale che ha portato questo film ad essere sufficientemente apprezzato è proprio la sua parte comedy dissacrante anche rispetto l’altro genere tanto caro al regista di Armageddon. Un film che andava a spezzare la lunga carrellata di robottoni partita nel 2007. Ancor prima, era tornato agli esordi col sequel di Bad Boys che generò scarsi risultati sebbene la riproposizione della commedia nell’action.

Quello che accade in 6 Underground però va ben oltre la semplice unione dissacrante di generi, pregevole scelta se vista nell’ottica del contemporaneo. Michael Bay ha avuto la capacità di trasformare in immagini perfette la sceneggiatura scritta a quattro mani da Reese e Wernick, quest’ultimo autore delle saghe Benvenuti a Zombieland e Deadpool. Una sceneggiatura molto lineare all’apparenza ma che allo stesso tempo nasconde un microcosmo fondamentale rispetto il concetto di fruizione del film.

6 Underground, la trama:

Ryan Reynolds sveste i panni di Deadpool per indossare quelli di Uno, un miliardario che ha fatto perdere le sue tracce, fingendosi morto, per diventare un giustiziere. Insieme a lui, altri cinque aiutanti senza nome che, come lui, hanno inscenato la loro morte. Liberi, senza vincoli di alcun genere con nessuno, al punto che nessuno conosce il nome di nessuno. Si riparte da zero verso una nuova sfida, per un nuovo mondo. Possibilmente migliore, senza un dittatore di una nazione inesistente che finisce ovviamente per -stan e che ha un porto molto simile a quello di Taranto.

Con l’action a dominare ogni singola scena, ecco quindi intraprendere il classico viaggio formativo in giro per il mondo. Stati Uniti, Cina nonché la nostrana Firenze. Proprio la sequenza iniziale è girata tra le vie del capoluogo fiorentino, in un lungo inseguimento dove non c’è un attimo di respiro. Con le solite leggi della fisica che vengono meno, anche se non è questa la cosa più improbabile di questa sequenza, quanto più un ragazzo che indossa la maglia della Juventus di Ronaldo. Qualcuno avrebbe dovuto dire a Bay che certe cose sono impossibili da fare o vedere a Firenze. Tornando al film, il gruppo di giustizieri arriverà a tentare un colpo di stato per regalare la democrazia ad una nazione in Medio Oriente.

Come detto sopra, 6 Underground trova il suo punto di forza nell’unire una moltitudine di generi e sottogeneri riuscendo a coniare un action di tutto rispetto che saprà soddisfare ogni amante del genere, in tutte le sue sfumature. Ma scavando nel film, è possibile trovare molte altre cose degne di nota ed interessanti da analizzare. A partire dal concetto che c’è dietro 6 Underground, ossia quello di andare direttamente su una piattaforma streaming. Per molti il futuro, per altri la morte del cinema. Un po’ come quando si nomina Michael Bay.

6 Underground, la Recensione del film Netflix diretto da Michael Bay

Se nella sceneggiatura possiamo assistere a simbolismi e parodie, come l’evidente richiamo al genere cinecomic, esplicitato nei sei supersoldati (sebbene privi di superpoteri) protagonisti, o come le continue citazioni ai capisaldi dell’action, ciò che fa strabuzzare gli occhi è uno stile di ripresa molto più maturo e consapevole da parte di Bay. Un’unione perfetta tra stile e contenuto che, pur mantenendo i cliché del genere, riesce ad andare oltre questi e scomporre ogni cosa gli si trovi davanti. L’esplosione diventa quindi totale.

Crogiolandosi nello stile da videoclip, ormai una sua marca autoriale insieme alle esplosioni, in 6 Underground è possibile notare un uso della soggettiva sicuramente degno di nota. Soprattutto inserendosi in un discorso di fusione tra linguaggio web e cinematografico.

Senza dilungarsi in analisi approfondite sul cinema in generale, ciò che colpisce è la presenza di telecamere usate come GoPro, adatte alla perfezione per chi deciderà di guardarsi il film sullo schermo di un qualsiasi device portatile. Primissimi piani che si alternano a campi larghi, telecamere in movimento costante. Ogni tanto Bay si regala qualche sinuoso movimento di macchina ma ciò che importa realmente è regalare allo spettatore due ore di pura adrenalina. E stavolta, a differenza dell’ultimo Transformers, ci è riuscito senza annoiare.

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