Manuel Agnelli parla di Germi, il nuovo progetto milanese

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Una sorta di ritorno alle origini.

Il frontman degli Afterhours ha parlato diffusamente del suo nuovo progetto a Repubblica. Germi prende il nome dal quarto album della band, pubblicato nell’ormai lontano 1995 e primo lavoro in lingua italiana. La miscelazione di stili, intenti, suoni e rumori si riflette negli intenti dietro l’apertura dell’omonimo locale:

“Questo posto nasce per essere un centro di contaminazione; soprattutto, spero, culturale. […] Ci saranno reading, slam poetry, musica, workshop di scrittura e di musica, perchè no; ci sarà discussione, spero. E poi i libri, che sono l’anima di questo posto.”

Germi è quindi il nome perfetto per un’idea di inquinamento tra forme e generi d’arte completamente differenti.

“E’ un posto che abbiamo voluto appositamente non puro: il concetto di purezza al giorno d’oggi allontana, noi invece vogliamo sporcarci.”

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E il primo a infettarsi di Germi è stato proprio Manuel Agnelli.

Chitarra alla mano, ha inaugurato il suo spazio culturale con un’esibizione unplugged con Rodrigo D’Erasmo, che ha ripercorso i grandi successi degli Afterhours per un pubblico di 70 eletti. Un clima ben lontano dalla grande produzione televisiva di X Factor, che ha riportato alla ribalta il viso di Agnelli anche per i giovanissimi e per il pubblico che non lo conosceva. Germi è di per sé molto distante dall’esperienza del talent show, come lo stesso Agnelli ha tenuto a specificare:

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“Questa è una delle cose più lontane possibili dalla tv mainstream o da X Factor, che ho fatto negli ultimi tre anni. Esteticamente mi rappresenta molto più di X Factor, e nello stesso tempo è anche molto più piccolo, per cui è chiaro che più sono grandi i discorsi, più i contenuti sono diluiti. […] Io avevo bisogno di tornare a fare discorsi precisi.”

Non ci resta che andare a trovare Agnelli in questa “incubatrice sana di Germi culturali”, e scoprire qual è il clima che ha voluto creare in questo club.

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Non dico mai "squisitamente", ma forse troppo spesso "smaccatamente". Amo il cinema di due Ander(s)son: Paul Thomas e Roy. Considero i romanzi di Guillermo Arriaga imprescindibili, e vorrei che tutti capissero perché i tempi lenti di Celibidache non sono lenti, ma giusti.