Intervista a Federico Frusciante, L’Ultimo dei Videotecari

Lascimmiapensa.com intervista Federico Frusciante

Quando entri nella videoteca di Federico, capisci subito il valore del posto in cui ti trovi. Ti guardi intorno estasiato: DVD e Blu-ray che tappezzano le pareti, poster di film belli e brutti, ma soprattutto, dietro il bancone, un gigante buono che da più di 20 anni spaccia film e aiuta le persone a sognare e a riflettere. Poi ti commuovi. Realizzi che da qui a pochi anni, posti del genere, scompariranno definitivamente.
Per un amante del cinema, la videoteca rappresenta infatti uno di quei luoghi démodé, vintage, nostalgici, e chi più ne ha più ne metta, che sono figlie di un cinema che non esiste più. Una constatazione come questa non parte da alcuna presa di posizione in merito al modo di fruire il cinema, semplicemente esiste e si è palesata con una tale rapidità che molti di noi ancora si ricordano bene delle videoteche, ma non hanno realizzato che probabilmente non vi metteranno più piede. Se volete conservare un ultimo ricordo di cos’era entrare nella videoteca di quartiere, parlare col videotecaro di fiducia e discutere dell’ultimo film visto, potete fare un salto da Federico Frusciante, che è simbolicamente l’ultimo Videotecaro d’Italia. Non abbiamo fatto alcun censimento, forse ne rimangono ancora poche decine, ma la tenacia e la testardaggine da Don Chisciotte con cui Frusciante rimane aggrappato al suo tempio è stimabile, per alcuni risibile, ma sicuramente storica.

Siamo andati alla videoteca di Federico, a Livorno in via Magenta, a farci raccontare in una lunga intervista il suo mestiere e la sua storia. Diciamo subito una cosa, per chi non conosce i Toscani: oltre ad aver devastato questo paese (cit. Stanis La Rochelle, Boris), i Toscani sono esagerati, esuberanti, sboccati, pungenti, ironici, strafottenti. E quest’approssimazione si avvicina alla verità tanto più ci si avvicina al mare. Federico ha portato tutta la propria toscanità e tutto il proprio personaggio in un’idea, che inizialmente era uno show fortemente goliardico orchestrato da I Licaoni. l’idea è diventata una piacevole consuetudine ed è stata fondamentale a far conoscere Federico al popolo del web. Poi gli anni sono passati, le cose sono cambiate e quanto di buono ha fatto vedere il Frusciante su Youtube è diventato uno dei motori trainanti dell’ormai poco lavoro rimasto per la sua videoteca.
La gente entra in videoteca e mi dice: Fede mi dai un film?“. Così descrive il suo attuale rapporto con i clienti, almeno per la maggior parte. “Quando mi dicono reinventati. In videoteca mettici le magliette, mettici i giochini, i pupazzi. Io non la so vendere quella roba lì“. E’ semplice e coerente, DonChisciottiano, l’abbiamo già detto, ma bello. E la cosa che troppo spesso si trascura è che Frusciante i film li sa vendere (o meglio noleggiare), da Bergman a Fulci, da Carpenter a Béla Tarr, da i fratelli Russo ai fratelli Coen, passando per il cinema asiatico e quello francese. A Federico Frusciante non manca niente, è uno dei massimi esperti di improvvisazione cinefila. Sveglia a metà mattinata, pranzo, ingresso in videoteca con un po’ d’anticipo, registrazione del video del giorno, ascoltare musica, ascoltare musica, ascoltare musica, servire il cliente, ascoltare musica, servire il cliente, chiusura, rientro a casa, cena e 2 o 3 film prima di andare a letto. Una vita dedicata alle proprie passioni, difficile diventare il venditore di gadget che qualcuno gli suggerisce, anche a costo di tirare avanti a fatica.
Ogni cliente merita rispetto e ognuno di loro necessita di conoscere una parte di cinema che sino a quel momento ha ignorato, quello è il mio lavoro. Una volta venne un cliente a noleggiare l’Enrico V, il giorno dopo tornò chiedendomi gli altri quattro film della saga. Quando poi arrivò il 16:9 e finalmente potevamo guardare i film in CinemaScope, così come erano stati girati, furono le settimane più difficili della mia vita per la mia sanità mentale. Era impossibile spiegare ai clienti che vedevano due strisce verticali di film in più e che nessuno gli aveva rubato due strisce orizzontali sopra e sotto
Frusciante è prepotente (alla livornese) nei suoi video, ma nella nostra intervista ci racconta con rassegnazione di come in realtà sia uno sconfitto, uno degli ultimi romantici, ci spiega che non si ritiene un esperto e ci ha messo tanto prima di decidere di scrivere e dire qualcosa di cinema. Si ritiene un esperto di musica, ma ha fatto della sua passione per il cinema il suo cavallo di battaglia, col decisivo assist di un’oratoria divertente, coinvolgente e stimolante, concessagli da madre natura.
“Non mi considero un esperto, sono semplicemente uno che dice quello che pensa, come lo pensa, senza filtri, anche sul cinema. Perché devo dire che Chiamami col tuo nome di Guadagnino mi è piaciuto solo perché va di moda? Suspiria non vedo l’ora di andarlo a vedere ma a Livorno c’è un solo spettacolo alle 10 di sera. Roma di Cuaron sarei voluto andarlo a vedere in sala, ma non ci sono riuscito perché è durato 3 giorni. L’ultimo dei Coen neanche è andato in sala.”

Sulla scia di queste parole abbiamo parlato con Frusciante di alcuni argomenti caldi, cari da sempre ai cinefili, che spesso hanno diviso i cinefili. Il suo no allo streaming illegale è fermo e deciso e ben radicato nella sua educazione. Per uno della sua generazione è più facile realizzare che lo streaming è un furto. Quegli di una generazione precedente sono un po’ distanti dal web e quelli della generazione successiva ormai talmente assuefatti dal web da non poter apprendere certe sfumature. Ma la coscienza dell’individuo è importante e per questo Federico non fa sconti a nessuno. Netflix e la nuova ondata di streaming legale hanno regolarizzato una situazione che stava diventando francamente senza controllo, ma non hanno pensato a salvare i commercianti che lavoravano nel mondo del videonoleggio e tutto ciò che lo circonda. La fede politica di Federico non è un segreto e il suo sogno sarebbe che lo stato creasse un database di film disponibili per la popolazione a costo zero, ma solo e soltanto dopo aver concesso una finestra di almeno un anno in cui il film può essere visto solo dietro acquisto. Non è un progetto, una proposta di legge, una soluzione ai problemi, è il mondo ideale di Frusciante. Difficile dargli torto, difficile pensare che un giorno accadrà qualcosa di simile.

Vi lasciamo con l’intervista a Federico Frusciante e due affermazioni su cui riflettere un’ultima volta, prima di lasciarsi alle spalle le videoteche e tuffarsi nel nuovo mondo del cinema. Tenere almeno a mente alcuni concetti forse potrà aiutare il cinema del futuro.

Lo streaming non dev’essere fermato, ma regolarizzato. Magari hanno chiuso 5000 videoteche. Significa che almeno 100000 persone sono rimaste senza lavoro. C’è un indotto gigantesco che crolla con la morte delle videoteche.”

Probabilmente ho torto io. Non faccio più nessuna battaglia. Un conto è se sei uno che riesce a creare un esercito e contrastare alcune cose che non ti vanno bene. Se sei da solo sei Don Chisciotte, sono un cretino che batte contro i mulini a vento. Ormai è finita. Il direct-to-video andrà a morire sempre di più.

Qui sotto l’intervista integrale a Federico Frusciante, con quattro esclusivi consigli per voi!

Può interessarti anche: Netflix è il futuro o la morte del cinema?