Il corriere – The mule: la recensione del nuovo cult firmato Eastwood

Il corriere - The mule

Clint Eastwood è tornato, e mira dritto al cuore.

A 10 anni da Gran Torino Clint Eastwood torna regista ma anche protagonista assoluto del suo nuovo film: Il corriere – The mule. Per alcuni è addirittura il miglior Eastwood degli ultimi 25 anni; e mentre riprende il centro della scena, con ineffabile colpo da maestro, l’uomo che è una leggenda vivente del cinema si fa beffe di ogni aspettativa, abbandona l’aura e si mostra come non è mai stato: esile, vulnerabile, consumato dalla vecchiaia e dal fallimento.

Dopo una trilogia che celebra l’eroismo dell’uomo comune (American Sniper, Sully, Ore 15:17 Attacco al treno), Clint Eastwood cambia registro, inverte la rotta e mira direttamente al cuore con il ritratto struggente di un misfit: un vecchio che alla soglia dei 90 ha perso praticamente tutto. Fin dalla prima inquadratura, dell’icona Western, Il Texano dagli occhi di ghiaccio e l’Ispettore Callaghan, non resta che un corpo scarnificato e schiacciato dal peso delle sconfitte. Eppure, quel volto così segnato sa ancora offrire un sguardo malizioso, un sorriso gentile. In poche inquadrature, siamo già caduti innamorati de Il corriere e di Earl Stone: nuovo indimenticabile protagonista della filmografia di Clint Eastwood.

Il corriere - The mule

Al centro de Il corriere c’è la storia di Earl Stone: un uomo che è stato un piccolo imprenditore di successo, e ha trascorso la sua intera esistenza in viaggio per gli Stati Uniti. I fiori che coltivava e la sua azienda erano la sua unica priorità: per questo ha trascurato la famiglia, al punto che la sua ex moglie (Dianne Wiest) e sua figlia Iris (Allison Eastwood, una delle vere figlie di Clint) non tollerano più la sua presenza. L’unica ancora disposta a credere in Earl è sua nipote Ginny (Taissa Farmiga). Quando promette di coprire le spese del suo matrimonio, il vecchio Earl sa di raccontare l’ennesima bugia.

Almeno, finché il caso non gli offre una strana occasione: diventare un corriere dei cartelli messicani.

Con questo piccolo ma sostanziale plot-twist, dalla commedia dolce-amara Il corriere di Clint Eastwood si trasforma nel più insolito dei road-movie. Eastwood paga così il suo omaggio a un genere di riferimento della cinematografia USA. L’America, i motel e le strade diventano protagonisti silenziosi, mentre la nuova carriera di Earl procede serenamente, al suono delle migliori hit di Frank Sinatra. Nel mondo rappresentato ne Il corriere, il denaro è l’unica chance di riscattarsi agli occhi della famiglia. Grazie al Boss del narcotraffico Laton (Andy Garcia), Earl Stone sembra trovare davvero una via d’uscita. Ma riuscirà un insospettabile, anziano floricoltore a sfuggire agli agenti della Dea (Brandley Cooper e Michael Peña)?

Il corriere - The mule

Clint Eastwood domina il film con la classe di un maestro, che sa volgere l’ironia della commedia in una sequenza che ti spezza il cuore. La struttura della comedy attraversa thriller, poliziesco e dramma familiare, mentre il film resta imprevedibile: minimale nella forma, profondo nella rappresentazione dei sentimenti umani. The Mule – Il Corriere potrebbe essere l’ultimo lungometraggio nella carriera di Clint Eastwood, prossimo a varcare la soglia degli 89 anni. Da questo punto di vista, non esistono affermazioni chiare e inequivocabili. Nel dubbio, Il Corriere si presta a diventare un perfetto film-testamento: ritratto ironico e disperato di quell’America che, per Clint Eastwood, resterà sempre la Terra delle opportunità.