Frankie Muniz non ricorda di aver recitato in Malcolm

Frankie Muniz sta attraversando una vita piena di ostacoli e disavventure, ecco cosa sta succedendo al giovane attore di Malcolm in the middle.

Frankie Muniz

Frankie Muniz non ricorda di aver recitato in Malcolm in the middle dopo aver avuto dei gravi problemi di salute.

L’attore è principalmente ricordato per il suo ruolo da protagonista come figlio di mezzo in Malcolm in the middle, serie tv di successo all’inizio degli anni duemila. Allora, però,  recitare non era la sua unica passione.

Nel 2005, Muniz firmó un contratto di due anni con Jensen Motorsport come pilota di auto da corsa.  Quando Malcolm in the middle stava per terminare, Muniz già gareggiava in importanti competizioni. Il sogno si infranse quando l’attore incappò in diversi problemi di salute che lo costrinsero a rinunciare al mondo delle corse.

Nel 2009 fu coinvolto in un incidente che gli causò fratture alla schiena e alle costole e numerose ferite alle mani. Nel 2012, a soli 26 anni, Muniz fu vittima di un mini ictus, e dopo un anno, ne ebbe un altro.

“Parliamo dei miei incidenti tutti i giorni perché ho un vecchio corpo scricchiolante. Ho 31 anni, ma il mio corpo è paragonabile a quello di un 71enne”

Quando partecipò a Dancing with the stars, l’attore si aprì parlando delle sue condizioni di salute rivelando una storia molto triste. Muniz ha raccontato di aver sofferto di nove concussioni e due mini infarti.

A causa dei danni riportati al cervello, l’attore ha perso gran parte dei suoi ricordi,  compresi quelli del periodo di Malcolm. “Mi rende piuttosto triste” ha confermato l’attore “cose che avrei dovuto ricordare mi tornano improvvisamente alla mente. La verità è che non ricordo la maggior parte di Malcolm in the middle, mi fa sentire come se non fossi io a recitare”.

Frankie Muniz ha avuto attacchi ischemici transitori che capitano quando il suo corpo smette, temporaneamente,  di pompare sangue al cervello.  Questi episodi hanno una frequenza altalenante, possono capitare un paio di volte alla settimana come meno di una volta all’anno. Questi durano poco meno di quindici minuti ma i tempi di recupero abbracciano diversi giorni.

“Prima di tutto perdo la mia visione periferica e posso vedere le persone ma non riesco a riconoscerle”, ha affermato Muniz durante un’intervista a People. “Posso sentire le parole ma senza capirne il significato,  poi inizio a sentirmi intorpidito, è una sensazione orribile,  inizio a riconoscere quando sta per accadere. Di solito mi calmo e aspetto”.

A chi gli ha chiesto cosa ne pensassero i medici, Frankie Muniz ha risposto: “Sono andato da tanti neurologi, che mi hanno sottoposto a innumerevoli test. Non ho risposte sul perché accada questo. Sono così stanco di cercare una risposta che penso non la cercherò più. L’ho accettato”.

La fidanzata di Frankie Muniz, Paige, scrive un diario tutti i giorni per lui nel caso la sua memoria a breve termine inizi a vacillare.

Non ci sentiamo di aggiungere altro. Buona fortuna, Frankie.

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5 Commenti

  1. “concussion” vuol dire “commozione cerebrale”.
    insgnatelo al tipo che reposta gli articoli dei siti americani che repostano a loro volta.

        • sarà, ma chi non studia traumatologia come capisce che si parla di 9 commozioni cerebrali? controlla sulla treccani? sarebbero *SOLO* quelle cosette per cui se nella NFL te ne diagnosticano 3 sei automaticamente licenziato dalla federazione sportiva di football americano anche se sei un ricco e famoso professionista.

          uno legge “concussione” e se non ha un retroterra ben preciso (e.g. il vostro pubblico italiano generalista) penserà più facilmente ad una variante di un impatto mediamente violento, ed invece si parla di neurologia.

          l’unica sicurezza è che questa traduzione letterale è la prova che a chi scrive per fare il suo lavoro è bastato il copiaincolla e google transalte 🙂
          ed il problema resta: tradurre vuol dire adattare in modo cosciente al contesto linguistico-culturale d’arrivo. questo caso dimostra che non sapete tradurre.

          buon reposting.

          • Il buon giornalismo non ha paura di sottoporre parole di uso specializzato ai suoi lettori, e confida nella curiosità di questi ultimi e nella facilità d’accesso alle informazioni (basta un click). L’articolo è stato tradotto da una collega che parla 4 lingue e di comune accordo abbiamo deciso di utilizzare il termine italiano “concussione”, sapendo che non avrebbe portato danni alla comprensione, poiché i lettori avrebbero capito che si trattava di un termine medico. Inoltre, il signor Lapo, che ha risposto al tuo commento, è un medico, e non mi sembra se la sia presa poi così tanto a differenza tua che a quanto pare vuoi dare solo valenza reale al tuo nickname. Saluti.

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