Recensione: Better Call Saul 4, la morte di Jimmy Mcgill

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Better Call Saul

Better Call Saul 4 è in poche parole la messa in scena della morte di Jimmy Mcgill e la nascita definitiva di Saul Goodman, l’avvocato del diavolo di Walter White.

Una parabola discendente che non solo avvicina lo spettatore ed i personaggi alle situazioni narrate in Breaking Bad, ma che scava per portare alla luce il conflitto interiore del protagonista, interpretato da Bob Odenkirk. Una lente d’ingrandimento che va ad analizzare meticolosamente le sfumature comportamentali di Jimmy Mcgill, seguendolo nella sua inarrestabile (in)evoluzione, verso il volto caratteristico che tutti noi conosciamo. Una stagione profonda, che ricalca sia nelle atmosfere che nelle situazioni, la serie madre da cui è stata partorita, mantenendo però ugualmente una propria identità e un proprio carattere. Vince Gilligan si riconferma così un genio della scrittura, una sorta di ragno tessitore che sa esattamente quando tessere e quando richiamare a sé la preda designata. Nulla in Better Call Saul è a caso, tutto viene inserito a tempo debito e con uno scopo preciso, esattamente quando doveva accadere, né prima e né dopo. Un puzzle complesso e articolato, che si svela pian piano allo spettatore, lasciandolo meravigliato e sorpreso.

Jimmy Mcgill/Saul Goodman

Jimmy Mcgill, dopo la morte di Chuck, non è più lo stesso. In lui si innesca un meccanismo silenzioso ed inarrestabile, che lo porta ad avere una trasformazione definitiva ed ha un bisogno primordiale di un riscatto nella propria vita. Un moto ondoso che va ad increspare l’animo del protagonista, mettendo alla luce la sua vera essenza, priva di rimorsi e scrupoli. Una parte del suo carattere, da sempre latente, ma mai totalmente dormiente, che prende definitivamente il controllo sulla sua persona, andandola a scolpire per come è sempre stata: abietta e senza alcuna morale.

Un personaggio più nero, che grigio, dal quale non si sa esattamente che cosa aspettarsi, se non la tragedia già mostrata in Breaking Bad.

Un avvocato che pensa solamente al guadagno, a sopravvivere più che a vivere la propria esistenza, già segnata fin dai primi esordi, a causa dalla sua vera natura. Jimmy Mcgill in questa stagione ha finalmente la possibilità di emergere dall’ombra, nella quale era sempre stato confinato dal fratello, per prendersi le soddisfazioni che ha sempre sognato, ma mai ottenuto. Una lotta contro le avversità e la propria natura, che trova la sua conclusione nell’ultima puntata della stagione, che vede Jimmy, o meglio Saul Goodman, trionfante su tutti e tutto. Un processo distruttivo, che trascina il protagonista lontano dalla “buona strada”, avvicinandolo così al suo alter ego e alla sua totale disfatta.

Un’interessante analogia tra Jimmy Mcgill e Walter White, la si può trovare nell’ultima puntata di Better Call Saul, intitolata “Winner”.

Il titolo dell’episodio infatti non è altro che un richiamo al finale della 4×10 della serie madre di Vince Gilligan, dove Heisenberg chiama trionfate sua moglie, annunciando la morte di Gus Fring e la sua conseguente vittoria. Un accostamento interessante tra i due personaggi, che entrambi in due situazioni analoghe ed aventi lo stesso destino. Tutti e due sulla cresta dell’onda, ma inconsapevoli di essere sull’orlo del baratro più profondo della loro vita.

Better Call Saul

Gus Fring, Hector Salamanca e Nacho Varga

Nella quarta stagione di Better Call Saul possiamo assistere alla conclusione dell’evoluzione del personaggio di Hector Salamanca e alla sua definitiva trasformazione nel volto iconico, che abbiamo tutti noi abbiamo potuto conoscere in Breaking Bad. Un percorso interessante, in special modo per come si articola nei vari episodi, tanto da risultare interessante, nonostante già l’esito noto. Il rapporto con Gus Fring non è altro che la ciliegina sulla torta, un conflitto freddo e diabolico, che riesce a comunicare molto di più a livello non verbale, che tramite i discorsi di contorno che vengono inseriti nelle varie puntate. Una rivalità eterna, che sfocia in una ossessione senza controllo ed infine in una conclusione terribile per entrambi.

Nacho Verga invece si potrebbe definire quasi come una sorta di Jesse Pinkman 2.0 di Better Call Saul.

I due, nonostante siano differenti, si assomigliano per molti aspetti. Entrambi sono impossibilitati a scappare dalla propria realtà, ormai troppo stretta e soffocante per poter essere abitabile. Tutti e due hanno un rapporto complesso con la propria famiglia e sia Nacho che Jesse detestano quello che fanno, provandone rimorso e pentimento. Personaggi in catene, ancorati ad un destino tragico, che non dipende da loro, ma da una sorte avversa, a cui loro stessi sono andati incontro in modo (in)consapevole.

Better Call Saul

Werner Ziegler

L’incarnazione di Walter White, una sorta di anticipazione del futuro.

Werner Ziegler è un personaggio molto interessante, parecchio simile sia nei modi, che nell’aspetto al volto interpretato da Bryan Cranston, capace di rievocarlo nella mente degli spettatori, senza assomigliargli nell’essenza. Una trovata narrativa interessante, che induce il pubblico ad empatizzare con lui, ritrovando nella sua umanità, un’ambiente famigliare e già pregustato nella serie madre Breaking Bad. Werner Ziegler è colui che ha anticipato Walter White, il personaggio che ha permesso ad Heisenberg di trionfare, la persona senza la quale l’impero di Gus Fring non sarebbe sorto e tanto meno crollato, un vero deus ex machina silente ed inaspettato, dal quale non si può rimanere indifferenti.

Kim Wexler

Better Call Saul

Kim Wexler è ormai un personaggio instabile, combattuto internamente tra l’amore che prova per Jimmy Mcgill e quello che nutre per la legge.

Un conflitto intimo, che non solo la fa vacillare più volte nel corso della stagione, ma che la porta anche a cambiare strada, smarrendo così la meta che si era prefissata ed i suoi obiettivi. Proprio come Skyler White si era lasciata consapevolmente devastare l’esistenza da Heisenberg, Kim sceglie di farsi annientare e corrompere da Soul Goodman, comprendendone la vera essenza però soltanto sul finale. Un’analogia interessante su entrambe le donne, che condividono in apparenza lo stesso destino, nascondendo in realtà un animo molto simile a quello del proprio consorte.

Conclusioni

Better Call Saul

In complesso la quarta stagione di Better Call Saul è un vero gioiello nel panorama televisivo, superiore alle precedenti e con una forma senza pari.

Vince Gilligan supera nuovamente sé stesso, realizzando dieci episodi scritti in maniera coerente, che non fanno altro che delineare ulteriormente i personaggi, facendoli evolvere in maniera sensata e naturale. Ogni elemento risulta quindi al suo posto giusto, sotto un ordine preciso e prestabilito, che rivela una scrittura di base maniacale e attenta al dettaglio. Un progetto ben orchestrato fin dall’inizio, che si appresta a giungere alla sua tanto attesa conclusione. Una stagione definita sotto ogni punto di vista, che risulta addirittura complessivamente e qualitativamente superiore a quelle di Breaking Bad. Una dichiarazione forte, ma ponderata e che soprattuto prende in considerazione la maturazione avuta da Vince Gilligan in questo ambito. La regia fluida e attenta alle forme, unita alla fotografia perfetta per le situazioni narrate, fanno di Better Call Saul una delle migliori serie attualmente in circolazione, se non addirittura la migliore.  Se la scrittura in Breaking Bad puntava a sensazionalismi, qui invece tende ad essere più ponderata ed analitica, quasi invisibile ad occhi nudo. Una sceneggiatura in compenso più matura e forte, che rende i personaggi più reali e meno stereotipati, dando una parvenza più concreta al tutto.

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