Da Gomorra a Soldado: Sollima sbarca in america e colpisce tutti

Esordio americano col botto per Stefano Sollima con il suo Soldado. Un sodalizio che, si spera, abbia lunga vita.

soldado

Dagli sbirri di ACAB a quelli di Soldado. L’esordio americano di Stefano Sollima è un esordio che merita un plauso. Prendere le redini del bellissimo Sicario di Denis Villeneuve non era cosa facile ma Sollima ce l’ha fatta. Inutile barcamenarsi in paragoni di ogni sorta e genere: i due film hanno in comune ben poco. Solamente Josh Brolin e Benicio Del Toro, nei rispettivi panni di Matt e Alejandro. Un agente della CIA il primo, un collaboratore esterno il secondo. Gli intenti di Soldado sono totalmente differenti da quelli di Sicario, questo è eben specificarlo sin da subito. Lo specifico di Sollima non è lo stesso di Villeneuve. In Soldado, la morale non esiste. Non c’è etica che tenga di fronte alla ricerca di sicurezza nazionale.

L’equilibrio va mantenuto ad ogni costo e per farlo bisogna scatenare una guerra tra i cartelli. Gli attentati per mano dell’ISIS hanno sconvolto l’America e bisogna capire come sia stato possibile. Il problema risiede proprio nel confine tra Messico e USA, dove i cartelli della droga si dilettano anche nel traffico di esseri umani. Speculano ancora una volta sulla vita delle persone ma ora in maniera più diretta. E quelle bombe esplose nei supermercati gridano vendetta. Viene dunque incaricato Matt di far scoppiare una guerra in terra messicana. E chi meglio di Alejandro può farlo. Basterà rapire la figlia di uno dei più grandi esponenti dei Narcos ed il gioco è fatto. Almeno all’apparenza. Già, perché tutto questo sarà molto più complicato del previsto. Soprattutto se dietro c’è l’esercito dello Zio Sam pronto a tirarsi indietro all’ultimo.

Soldado

Una storia di violenza raccontata da un regista italiano tecnicamente capace come pochi nel saper mostrare la violenza senza filtri. Il suo sguardo distaccato verso le vicende è forse il punto di forza maggiore di questo Soldado. Sollima mette in mostra la violenza, la sua brutalità e la sua immoralità attraverso tecniche molto raffinate. Dall’iniziale piano sequenza che mostra l’attentato suicida dei kamikaze in tutta la sua efferatezza fino alle molteplici riprese dall’alto che costruiscono un vero e proprio formicaio ma senza il bisogno di scomodare quello di Kubrick nel suo Orizzonti di Gloria. L’istituzione statale a stelle e strisce diventa una mera copertura che permette all’America di mostrare i muscoli di fronte a chi ha provato ad intaccare il suo modello. E se è nel confine fisico tra Messico e Usa che si svolge principlamente la narrazione, ad essere violato e cancellato è invece il confine della morale.

Una storia di anti-eroi, di potenziali buoni che si comportano da cattivi. Il tutto corredato da una colonna sonora a dir poco apocalittica di Hildur Guðnadóttir, compositrice islandese che con i suoi brani riesce ottimamente nell’amplificare l’azione malevola dei protagonisti. A cercare il pelo nell’uovo, si potrebbe dire che lo script di Sheridan (autore del primo Sicario e della serie cult Sons Of Anarchy) pecca di un eccessivo sentimentalismo nella seconda parte del film. Più precisamente nel momento in cui i piani inziali vengono stravolti totalmente dal sottosegretario alla difesa interpretato da Matthew Modine. Sottigliezze che comunque non vanno ad oscurare in alcun modo la regia pressoché perfetta di Sollima. La sua marca autoriale c’è e mette la firma su un bellissimo sequel che saprà soddisfare chi ha amato il primo film.

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