Re: Mind- Recensione della serie su Netflix

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Re: Mind

Disponibile in streaming italiano dal 15 Febbraio, su Netflix è approdato Re: Mind, un prodotto giapponese realizzato in collaborazione con TV Tokyo.

Re: Mind è una serie prevalentemente caratterizzata dal sapore mistery, un teen drama fresco e di cui si sentiva fortemente il bisogno nel panorama seriale moderno.

La serie giapponese a tinte horror è stata accolta discretamente dal pubblico internazionale, superando obiettivamente la piena sufficienza. La vicenda, impregnata di mistero, vede come protagoniste undici studentesse della medesima classe. Le giovani spezzano il silenzio, una dopo l’altra, cominciando a gridare attraverso i tessuti che le oscurano la vista. Si ritrovano infatti incappucciate da sacchi color porpora all’interno di una pomposa e astrusa stanza, bloccate davanti ad una tavola imbandita tramite un meccanismo.

Il luogo, abbellito da un rosso soffocante e da oggetti peculiari, presenta segretamente la motivazione per cui esse sono lì legate: non per caso, ma per essere l’input di un’inquietante e spiacevole reminiscenza.

Re: Mind
Le vittime di Re: Mind, costrette a restare immobili al tavolo.

Le protagoniste Shiho, Mana, Mei, Sarina, Ayaka, Kyoko, Kage, Mao, Yuuka, Memi e Kumi, sono più che imperterrite. Spaventate, non riescono a capire perché proprio loro si trovino lì nel giorno che precede il loro diploma. Della classe composta da venti adolescenti, soltanto loro undici sono intrappolate davanti a quel tavolo imbandito. La disposizione dei posti è uguale a quella di una vecchia cena a cui parteciparono.

Ma c’è un posto vuoto a capotavola, un individuo manca all’appello.

Il suo nome, che risponde a quello di Miho Watanabe, sembra quasi impronunciabile dalle bocche delle ragazze. L’unico indizio che viene posto alle vittime del macabro gioco è situato di fronte a loro, attorniato da candele. I guess everything reminds you something, di Ernest Hemingway, sembra essere la chiave per comprendere.

Credo che tutto ti ricordi qualcosa‘, è la frase da decifrare.

Coloro che le ha imprigionate, le invita a ricordare qualcosa di importante… perché tutto, in quella sala da pranzo, potrebbe riportare alla mente qualcosa di vitale importanza; qualcosa che potrebbe portarle tutte in salvo.

Re: Mind
Re: Mind.

Giocando con la trama principale di Pretty Little Liars e prendendo lo schema survival- horror da Saw, Re: Mind è una serie corale al femminile basata però sul tema del ricordo. Il cast formato dal gruppo idol Hiragana Keyakizaka46 è spesso sopra le righe ma incastonato bene nel contesto.

La paura e il disorientamento sono le emozioni predominanti, guidando le protagoniste spaesate nelle loro azioni avventate e codarde.

Re: Mind è una continua lotta contro il tempo, che, senza alcuna previsione, può far sparire ciò che prima c’era stato. E’ una lotta contro i propri scheletri nell’armadio, che riappaiono senza il proprio consenso svelandosi alle menti altrui. Ma, soprattutto, è una continua e inafferrabile lotta per la sopravvivenza, altrui e propria. Come in Circle, mostra due tipologie di persone. Chi fa di tutto per salvare i presenti e chi, invece, utilizza pretesti egoistici per proteggere soltanto la propria, di pelle.

Re: Mind
La situazione completa in Re: Mind, dove le undici studentesse sono a tavola con i propri demoni.

L’opera giapponese ci pone davanti tematiche forti e note, come quella del bullismo, sempre attuale.

In Re: Mind però, la protagonista assoluta della vicenda è la giustizia.

Essa viene ricercata dalle undici fanciulle, messa in atto con astuzia e immancabile cattiveria, per poi inaspettatamente ritorcersi contro di loro. Avvicinandosi troppo al fuoco, ci si scotta.

Le care studentesse, perciò, rappresentano a grandi linee il peccato, la menzogna, l’invidia, l’odio, la complicità e la vergogna. 

La tavola imbandita è, quindi, soltanto un mezzo per far sì che i demoni interiori si specchino tra di loro e si rivelino attraverso ogni volto, uscendo fuori dal nascondiglio creato in precedenza che assumeva il nome di ”innocenza”. Re: Mind ci dimostra, infatti, di come nessuno sia realmente puro d’animo. Tutti, chi più, chi meno, si macchiano di gravi colpe che, incondizionatamente, scatenano conseguenze tragiche.

Ogni azione ha una sua reazione.

Ricordare (”remind” appunto) è l’emblema per purificarsi. Non bisogna mai dimenticare un gesto, una parola, una vita umana. Percorrendo la via della suspense e addentrandosi verso il delirio della psiche, Re: Mindci pone di fronte alle responsabilità. Possiamo, senza neanche volerlo, essere responsabili dell’andamento positivo o negativo delle vite altrui. L’uomo detiene il potere su sé stesso e sull’altro, grazie a una parola o un’azione.

Ma non si sa mai quanto lunga, ardua e agonizzante possa essere l’incombente e imminente strada verso l’espiazione.

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