Raphael Bob-Waksberg si vendica di chi non doppia i suoi personaggi in BoJack Horseman

Raphael Bob-Waksberg sembra essere uno sceneggiatore particolarmente vendicativo

Probabilmente tutti i fan di BoJack Horseman avranno notato la presenza di personaggi ispirati più o meno esplicitamente a celebrità di Hollywood. L’attrice caratterista Margot Martindale è senza dubbio una delle più presenti, giocando anche spesso ruoli chiave nella serie tv. Oltre a lei però troviamo una sfilza di nomi davvero eterogenea: Naomi Watts, Daniel Raddcliffe, Jennifer Aniston, Hilary Swank e molti altri.

Da segnalare anche alcuni personaggi della serie animata che sono palesi caricature di altri personaggi famosi. Ricorrente è ad esempio il produttore Lenny Turtletaub che nascerebbe, secondo i fan, da una commistione di Robert Evans, Marc Turtletaub e forse qualche altro personaggio ancora. Impossibile poi non intuire su chi sia basato il personaggio-tarantola Quentin Tarantulino. Il produttore Hank Hippopopalous sia per fattezze che per caratteristiche rimanda alla figura di Harvey Weinstein, salito agli onori della cronaca per lo scandalo molestie che ben conosciamo.

bojack horseman

Non tutti però decidono di accettare di interpretare se stessi, ad esempio le sopracitate Hilary Swank o Jennifer Aniston si sono rifiutate, così come Andrew Garfield, che compare nella serie in quanto fidanzato di Sarah Lynn. La cosa curiosa (e divertente) è che, stando a quello che riferisce Raphael Bob-Waksberg, coloro che rifiutano di doppiare se stessi spesso vengono raffigurati come personaggi meschini oppure divengono vittima di sventure. Ad esempio l’alter ego di Andrew Garfield, che non poteva (o non voleva) prestare la sua voce per doppiare il proprio personaggio nello show, fa una brutta fine, rompendosi tutte le ossa in seguito ad una caduta in una buca.

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Insomma niente è lasciato al caso nella sceneggiatura di BoJack Horseman. Continua a seguirci su LaScimmiaPensa.com per altre news e approfondimenti!

Lapo Maranghi
Medico con la passione per il cinema. Nato a Firenze, vanta un bagaglio culturale vintage-pop costruito grazie a varie attività parallele, portate avanti boicottando e autosabotando i propri studi, come la lettura compulsiva di fumetti e libri, la passione per concerti e festival, la pallanuoto e ovviamente l'amore per il cinema. Scrive per la Scimmia perché nessuno è più figo della Scimmia.