Intervista Davide Petrella – Dall’amicizia con Cremonini all’album da solista

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Davide Petrella ha iniziato la sua carriera musicale nel 2008 con il gruppo Le Strisce. Passando poi a scrivere testi, diventando co-autore di hit come: Logico di Cremonini e Pamplona di Fabri Fibra. Infine ha deciso di rimettersi in gioco pubblicando il suo primo album da solista: Litigare, uscito l’8 giugno 2018 e prodotto dalla Warner Music.

Tu hai iniziato ad approcciarti al mondo della musica nel 2008 con il gruppo Le Strisce, lanciando sul web una frase diventata poi virale: “Chi cazzo sono le strisce?”. Quindi tanta gavetta alle spalle.

Proprio così, credo che fare un po’ di sana gavetta faccia sempre bene e aiuti sempre tutti, quando si ha a che fare con cose così complesse come la musica o l’arte in generale. Fare dieci anni di gavetta con la band mi è servito tantissimo proprio per apprezzare quali sono i risultati, quelli che sono arrivati e quelli che non sono arrivati. Insomma mi fa stare sereno sapere di essere passato per quella trafila.

Proprio con Le Strisce l’incontro con Cremonini, che ha apprezzato la tua musica e con il quale è iniziata prima una collaborazione per la stesura di testi e poi un’amicizia vera e propria.

Si si assolutamente, ci ascoltò le prime demo che caricammo su myspace Cesare. All’epoca si usava myspace, non si usava ancora Facebook. E niente, ci scrisse. Cominciammo a sentirci per mail, disse che gli piaceva il progetto, le canzoni. E da lì è nata un’amicizia, poi per caso abbiamo cominciato a scrivere insieme qualche anno dopo e insomma, come dire, è stata una figura importante per me Cesare. È stato uno dei primi a puntare su di me, a credere che potessi fare la differenza. 

Ci interessa molto conoscere, anche dalla tua esperienza personale diretta, come funziona il processo di scrittura di canzoni, collaborando con altri autori.

No, io non scrivo solo i testi, scrivo sia testi che musiche. Mi piace più che scrivere canzoni, insomma da buttare in un acquario e vedere chi le prende, scrivere insieme agli artisti, quando posso, e quasi sempre ci riesco. Mi piace cucire le canzoni addosso a chi le canterà poi, come cucire il vestito giusto per quell’artista. Come dire, se non ho un rapporto diretto non riesco a fare bene il mio lavoro. Per me è importante il capitale umano quando si va a fare un’operazione di collaborazione sulla musica.

Nel tuo repertorio sono presenti tante hit, come si riesce ad individuare il pezzo giusto che possa far presa sul pubblico?

Non c’è una regola secondo me, non c’è una regola precisa per fare una hit. Secondo me se c’è una piccola regola, un piccolo ingrediente che non deve mancare è quella del divertimento. Quando si scrive, si sta in gruppo in studio, le persone si devono divertire. Quindi, quando in studio c’è una buona atmosfera, ci si confronta, escono fuori idee migliori. C’è, come dire, più attenzione, c’è più passione ecco, si respira un’aria migliore.

Hai poi deciso di rimetterti di nuovo in gioco, mettendoci la faccia e la voce. Hai pubblicato il tuo primo album come Davide Petrella: Litigare, per la Warner Music. Da dove questa rinata esigenza?

Perché l’ho sempre fatto fondamentalmente. Ho sempre scritto tantissimo, poi essere diventato un autore quotato insomma mi ha solo aiutato a sfogare la creatività. Perché veramente io scrivo tantissime canzoni, proprio una cosa che ho da piccolino. Niente, mi sono reso conto ad un certo punto che stavo scrivendo canzoni che non potevo far cantare a nessuno. Perché erano troppo personali, non avevano più un sound da band, da gruppo, quindi non le potevo cantare con la mia vecchia band. Quindi era un progetto nuovo, io ho deciso di divertirmi con una nuova cosa, e ripartire con un progetto solista.

Ora si potrebbe dire che il rapporto tra autore e cantante si è ribaltato? Chi collabora ora con te per lavorare ai tuoi pezzi?

No, io collaboro sempre. È una parola che mi piace molto. Di questi tempi la musica va sempre più veloce, più teste si mettono insieme quando si lavora e sempre meglio è, è sempre un bene. A questo disco collaboro con dei produttori che mi danno una mano a sviluppare le idee ad un livello più di arrangiamento. Ho lavorato con un produttore napoletano, si chiama Mario Conte, ho lavorato a delle canzoni. E con altri due, si chiamano D-Ross & Star-t-Uffo, che sono sempre napoletani. Quindi siamo tutti napoletani. Comunque sia la figura del produttore è importante, perché c’è bisogno poi di una mano più sapiente sugli arrangiamenti, sugli strumenti, sulle melodie. C’è bisogno di confrontarsi.

Il titolo dell’album: Litigare è un po’ emblematico. Perché indica uno scontro-confronto tra due persone, in questo caso tra il tuo passato, e la voglia di ricominciare, di cambiare insomma.

Io penso che faccia bene, in una relazione o in una band, come tra amici o una persona. Mi piace quando si arriva ad un punto di rottura e mettere le cose in chiaro. Che sia per rompere o che sia per riavvicinarsi. Il litigare è un momento che mi interessa molto, proprio per la scrittura delle canzoni. Chiaramente non faccio riferimento ad uno scontro, quanto piuttosto ad un confrontarsi. Credo possa essere una scintilla per scrivere tanto.

E cosa rappresenta per te questo album? Cosa speri di ottenere per te e per il pubblico?

Questo disco mi sta cambiando la vita, perché io sono uno che lo fa da anni. Scrivo, in prima persona da anni. Però ho sempre pensato che le mie canzoni mancassero di qualcosa, che non mi rendessero mai felice fino alla fine, di quello che avevo tirato fuori. Questo è il primo disco che mi rende veramente felice, sono veramente contento di aver fatto queste canzoni, di averle tirate fuori.

Perché credo che questo mio collaborare con tanti artisti, confrontarmi con tanti generi diversi, mi abbia parecchio contaminato. Quindi penso che questo disco sia davvero ibrido, contaminato da tante cose. E credo che faccia bene alla musica. Perché la musica secondo il mio piccolo punto di vista sta andando da quella parte. Si stanno mischiando molto le cose.

E parlando di contaminazioni, viene spontaneo chiedersi, quali sono le tue? Quali sono le tue influenze musicali?

Ascolto veramente tantissima musica, dal ragazzino che ha fatto la prima demo, l’ha messa su youtube e fa 30 visualizzazioni a quello che ne fa 100 milioni. Mi piace tenermi aggiornato, sono proprio un divoratore di musica. Ultimamente mi piacciono parecchi artisti molto diversi tra loro.

Mi piace l’ultimo di Kendrick Lamar, mi piace Post Malone, che credo sia un buon esempio di musica ibrida tornando al discorso di prima. Perché anche lui pesca da molte cose, un po’ è trap, un po’ è grunge, un po’ è pop. Mi piacciono molto gli ultimi dischi tirati fuori da Kanye West, e lui è uno molto interessante. Perché anche quando non è molto in forma, come in questo periodo riesce sempre a tirare fuori delle idee terrificanti, sempre più avanti di tutti.

La tua musica risente un po’ dell’influsso trap, mi sembra di aver colto qualche riferimento nelle sonorità.

Si, anche. A me piace, come ho detto mi piace pescare un po’ da tutto. In questo disco volevo ci fossero un po’ tutte le cose che mi piacciono. Mi sono sempre cimentato con questa roba. Volevo che il disco sapesse di tanti generi, quindi si, c’è un po’ di trap, un po’ di indie, un po’ di cantautorato e un po’ di pop. Strumenti veri e strumenti finti. Volevo proprio fare un bel casino.

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