10 film sul flusso di coscienza

Il flusso di coscienza è una tecnica narrativa che consiste nella libera rappresentazione dei pensieri di una persona così come compaiono nella mente, senza essere riorganizzati logicamente in frasi. Per certi versi il “flusso di coscienza” può essere considerato un vero e proprio genere letterario.

Spesso il flusso di coscienza viene realizzato tramite il monologo interiore nei romanzi e nei film psicologici, in cui emerge in primo piano l’individuo, con i suoi conflitti interiori e, in generale, le sue emozioni e sentimenti, passioni e sensazioni.

Vediamo alcuni rappresentanti filmici di questa tecnica narrativa:


Enter the Void – Gaspar Noè

Enter the void potrebbe sembrare fuori posto in una classifica dei migliori film che cercano di rappresentare visivamente una coscienza che fluisce. Peer dirla alla Joyce. Diversamente dalle pellicole presenti in questa lista, Enter the void propone, da una prospettiva in soggettiva, il viaggio di una coscienza disincarnata dal proprio corpo, post-mortem. Che si muove tra ricordi legati a vicende che hanno condotto il protagonista alla sua dipartita.

Un’esperienza sensoriale assolutamente allucinante visivamente per lo spettatore. Giocando su un’estetica al neon, che ripropone una dimensione limbica. Che coincide con la visione di Noè riguardo l’esperienza della reincarnazione. Inquadrata in questo caso come esperienza onirica che prelude la reincarnazione. La quale tuttavia incide maggiormente sull’aspetto del sentimentalismo umano. Concentrandosi sull’effetto del decesso sulle persone che ruotano attorno al protagonista. Ignorando in un certo senso il vuoto esistenziale, attraverso un processo di empatizzazione del protagonista con i personaggi che costellano la storia. Ciò nonostante “Enter the void” è un’esperienza filmica unica ed allucinante nel suo genere. Riproponendo in chiave spirituale l’estrapolazione di una coscienza che si muove e prende forma al di là della sua componente corporea.  

 

Inland Empire – David Lynch

Laura Dern interpreta Nikki, un’attrice he si immerge così tanto in uno dei suoi ruoli che la distinzione tra il suo vero sé e il suo personaggio si confonde. Lynch ricrea una realtà distorta, enfatizzato dell’uso maniacale della macchina da presa, da una musica ambientale snervante e da conigli antropomorfi che intrattengono tra loro dialoghi enigmatici. La crisi dell’identità di Nikki è il punto focale del racconto antinarrativo lynchiano. Una sorta di dramma e thriller misterioso allo stesso tempo, che si trasforma in esperienza orrorifica. Di quanto più vicino alla rappresentazione di un puro incubo all’interno della filmografia del regista. Inland Empire è un eccellente esempio di flusso di coscienza, poiché vaga attraverso le allucinazioni di Nikki senza preoccuparsi della plausibilità o della logica narrativa, preoccupato solo di rappresentare le proprie percezioni di Nikki. Si concretizza maggiormente come associazione di parole che come una storia in sè.

 

Dreams – Akira Kurosawa

Dreams di Akira Kurosawa è semplicemente una serie di otto vignette non correlate, tratte dai suoi sogni ricorrenti, che tracciano connessioni tra loro. I primi tre sogni sono favolosi e abbastanza aperti all’interpretazione, mentre gli ultimi cinque sono più narrativamente diretti mentre sono ancora altamente surreali. Sebbene Dreams sia più strutturato, tende a voler rappresentare immagini soggettive prodotte da una mente unica, quella di Kurosawa stesso. Le preoccupazioni personali di Kurosawa si mescolano con le preoccupazioni nazionali del Giappone; la sua enfasi sulla colpevolezza in tempo di guerra e sulla paranoia nucleare sembra attingere al subconscio del suo paese. Kurosawa si arrende al dire piuttosto che mostrare, permettendo ai suoi personaggi di lamentarsi dei mali dell’umanità invece di lasciare che le immagini stesse comunichino il messaggio.

 

The tree of Life – Terrence Malick 

The tree of Life è uno dei migliori esempi di flusso di coscienza, rappresentando una serie di eventi connessi tra loro ma apparentemente frammentati. E’ raccontata, attraverso sogni, visioni e ricordi, la crescita adolescenziale del protagonista, ormai adulto, e del rapporto con il padre e la famiglia. Ma Malick ci mostra anche la nascita dell’universo fino alla sua distruzione, veicolato alla rappresentazione di una metafora vitale. Mostra l’intero raggio dell’esistenza umana e poi lo rifrange attraverso il microcosmo di una famiglia e le bellezze e le pene della loro vita quotidiana.

I dialoghi abbandonano la forma del “dialogo convenzionale”, Malick impiega una narrazione filosofica, e anche il dialogo sullo schermo spesso sembra più la rappresentazione di ciò che si potrebbe pensare piuttosto che dire. Malick ci offre una visione dell’esistenza umana che è allo stesso tempo vasta e intima, che oscilla tra le immagini radicali del cosmo che si trasformano e le scene silenziose sul crescere.  

 

Persona – Ingmar Bergman

Un’infermiera di nome Alma è incaricata di prendersi cura di un’attrice di nome Elisabet che ha smesso di parlare. Mentre il film progredisce, le identità delle donne iniziano a fondersi in modi strani, portandoci a chiedersi se potrebbero essere due lati della stessa coscienza. È un film sulla dualità, sulla fusione di due personalità, con una che cerca di divorare l’altra? Riguarda il cinema stesso, essere come vediamo una troupe cinematografica nella scena finale? Si tratta di spiazzare la colpa? Riguarda il trauma della nascita? Riguarda il vampirismo? Schizofrenia? Lesbismo? Non ci sono risposte definitive. Persona potrebbe facilmente riguardare tutte queste cose. Ma in ogni caso, è uno dei film più densi e avvincenti mai realizzati sulla natura della coscienza e della personalità.

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