Mindhunter: Fincher ha esasperato alcuni attori

Mindhunter: Fincher, durante una conferenza di presentazione, ha raccontato del suo meticolosissimo approccio tenuto sul set della serie.

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Mindhunter: Fincher svela i curiosi retroscena delle riprese

Quando un grande regista incontra il mondo della tv, le dinamiche tipiche della produzione televisiva possono subire “leggere” variazioni sul tema.

A dimostrazione di ciò, sono stati svelati curiosi retroscena avvenuti sul set di Mindhunter: Fincher stesso, durante una conferenza di presentazione della serie, ha parlato del suo approccio sul set.

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Il regista ha raccontato, ad esempio, di quella volta in cui impiegò ben 75 ciak per girare una scena di nove minuti. Nella riprese incriminata erano presenti Happy Anderson, Holt McCallany e Jonathan Groff:

“La scena con Happy Anderson era di undici pagine. Avevamo tre videocamere fuori dalla gabbia e dovevao fare un ciak di nove minuti e mezzo. Poi sono entrato con un quaderno giallo zeppo di note. ‘Ok, è uno scherzo? Questa battuta non puoi buttarla via così, questa è un’affermazione, fammi capire che è un’affermazione.’ Johnatan annuì, facendomi capire che aveva capito. Così ne girammo un’altra da nove minuti, dove lui si era impegnato a sistemare ciò che andava sistemato. Appena finito, sono andato da Holt McCallany con quattro pagine di note. A quel punto Happy mi fece tipo: ‘Cosa? Hai intenzione di fare così ad ogni ciak?’. Non ci siamo mai fermati, giusto per la pausa pranzo. Direi che abbiamo ripetuto il ciak circa 75 volte.”

Fincher ha ammesso che, mentre i veterani come Gross e McCallany non hanno fatto una piega, le guest star sarebbero rimaste sconcertate dal suo approccio, probabilmente non comune nel rapido mondo delle produzioni televisive.

Lo stesso Gross ha parlato della scrupolosità di Fincher, non nascondendo una profonda ammirazione per la dedizione del regista:

“David era davvero specifico con noi riguardo ogni singola parole ed ogni singola scena: era estremamente critico in funzione dello scopo. Nei giorni delle riprese, ad esepio, ci riunivamo, ci sedevamo e parlavamo di come anche solo piegarsi in avanti potesse stravolgere la dinamica di una conversazione.”

La meticolosità di Fincher non si esprimeva però esclusivamente attraverso la ripetizione dei ciak. Il regista si è impegnato a creare la giusta atmosfera fra i membri del cast, concentrandosi specificatamente su Cameron Britton (Ed Kemper nella serie). Una volta appurata l’intensità con cui l’attore sapeva calarsi nel personaggio, Fincher è arrivato ha deciso di tentare una mossa drastica:

“Una delle idee cruciali mi è venuta mentre quando abbiamo letto i primi tre episodi. Decisi di fare in modo che Cameron non parlasse con nessuno. Non doveva fraternizzare con nessuno, non doveva essere una cosa sociale. Doveva dare l’idea di arrivare direttamente da Plutone e di essere stato scaraventato nello show.”

Il regista ha quindi impresso la sua firma su Mindhunter: Fincher, rimanendo fedele al suo consueto approccio, promette una seconda stagione di livello, costruita sulla dedizione e sul controllo di ogni minimo dettaglio.

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