Focus: cos’è il montaggio connotativo di Ėjzenštejn?

montaggio connotativo

Storia e funzione del montaggio intellettuale

Prima di andare a chiarire cos’è il montaggio connotativo, è importante fare delle premesse. Partiamo da quella che è la funziona pura e semplice del montaggio:

Il semplice fatto di allineare due immagini spinge lo spettatore ad associare un senso logico, un collegamento tra le stesse, anche quando a priori non esisterebbe nessun tipo di connessione.

Se prima vediamo l’esterno di un’abitazione e poi un uomo a tavola, dedurremo che quest’uomo si trova all’interno dell’abitazione.

Una conferma del potere manipolatorio del montaggio è l’effetto Kulešov (dal nome del suo ideatore).

L’effetto, che trovate nel video seguente, è dovuto ad un’associazione di senso. Vengono associate al primo piano del viso del noto attore Ivan Mozžuchin, che non esprime alcuna emozione particolare, frammenti di pellicole di archivio. Si generarono così tre diverse combinazioni. Agli occhi degli spettatori, la medesima inquadratura dell’attore  assume tre espressioni diverse a seconda dell’immagine a cui viene via via accostata.

Kulešov dimostra chiaramente che l’associazione di due o più immagini che da sole non hanno un significato particolare producono un senso, quello voluto dall’autore.

A questo punto possiamo distinguere varie forme e funzioni del montaggio. Sicuramente quello che conosciamo meglio è il montaggio narrativo, in cui il legame tra le inquadrature fa scaturire dei contenuti narrativi, un mondo immaginario, una sequenza spazio-temporale di avvenimenti in cui agiscono dei personaggi.

Noi oggi ci soffermeremo su quello che viene chiamato montaggio connotativo (intellettuale o concettuale).

Il regista sovietico Sergej Michajlovič Ėjzenštejn recupera dal teatro il concetto di attrazione, teorizzando un montaggio che non ha come fine la continuità realistica ma la discontinuità.

Con “attrazione” si intende l’elemento spettacolare che produce nello spettatore una scossa emotiva tale da spalancargli il senso ideale dello spettacolo. Nel montaggio connotativo il legame tra le inquadrature deve dare vita ad un significato astratto.

Prendiamo in esame la sequenza di Ottobre (1928) di Ėjzenštejn che ha come protagonista il generale Kerenskij nell’atto di entrare nella sala del trono degli zar. Qui non c’è un tentativo di raccontare concretamente l’episodio, ma quello di comunicare un messaggio astratto. Ėjzenštejn accosta l’immagine di Kerenskij ad un pavone meccanico che apre le ali, lo stemma degli zar, i funzionari di palazzo sogghignanti e altri ufficiali in posa.

Da questo accostamento di immagini deriva un significato astratto: la vanità di Kerenskij, l’esercito, la burocrazia e la tradizione hanno ucciso gli ideali rivoluzionari.

La natura simbolica di questo montaggio è evidenziata anche dalla mancanza di orientamento spaziale (non capiamo come sia fatta la stanza, né che posizione occupino gli ufficiali), l’accostamento tra immagini diegetiche ed extradiegetiche, cioè estranee al piano della storia (come il pavone), e la discontinuità temporale.

Il montaggio connotativo ha lasciato tracce rilevanti nel cinema, come dimostra, ad esempio l’accostamento tra l’osso lanciato dalla scimmia e l’astronave in volo in 2001: Odissea nello spazio, il capolavoro di Stanley Kubrick del 1968.

L’osso di uno scheletro può diventare uno straordinario strumento di offesa per sottomettere al proprio dominio le altre specie animali. Il gioco delle angolazioni dal basso (con la macchina posta addirittura sotto il livello del terreno), l’inno del superuomo straussiano e lo slow motion danno enfasi al significato che s’intende rappresentare.

Le inquadrature iniziali de Il mucchio selvaggio (1969) diretto dal regista Sam Peckinpah  ci mostrano, insieme ai titoli di testa, l’entrata in città dei banditi alternata all’immagine di un gruppo di bambini che giocano in mezzo alla strada. Vediamo dei primi piani di bambini che ridono divertiti mentre osservano delle formiche che stanno divorando degli scorpioni. La violenza con cui le formiche si difendono e aggrediscono gli scorpioni si riflette negli occhi dei bambini che, divertendosi, rivelano il loro sadismo e lo sguardo crudele; anticipazione della violenza a cui si andrà in contro nel corso del film (nel paese  i banditi saranno vittime di un agguato dei federali). Questo è un classico esempio di montaggio connotativo.