Lady Bird – La Recensione

L'opera prima da regista di Greta Gerwig convince ma pecca un po' di quell'audacia che l'avrebbe resa un gran film

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Lady Bird

Lady Bird: i Latini avrebbero usato la locuzione nomen omen per descrivere la corrispondenza fra il nome e lo spirito di Christine McPherson.

Sin dal principio del racconto il soprannome, diventato a tutti gli effetti un nome, che la protagonista si è attribuita, ci fornisce un’idea chiara su quello che sarà il filo conduttore del film.

Infatti Christine, interpretata dalla candidata all’Oscar Saoirse Ronan, dimostra lungo tutta la narrazione di aver bisogno di spiccare il volo, di uscire dagli angusti confini entro cui la periferia di Sacramento l’ha rinchiusa. La tensione verso il volo si manifesta principalmente in quello che risulta essere il macro tema dell’intera pellicola, ossia il conflitto generazionale fra genitori e figli.

Lady Bird

Questa è infatti la storia di tutti noi; il racconto di quel rapporto intenso ma estremamente conflittuale, che l’adolescenza instaura inevitabilmente fra genitori e figli.

La Gerwig fotografa una parte ferita degli Stati Uniti ripiegatasi su se stessa dopo gli attentati dell’undici settembre, all’interno della quale la tendenza all’omologazione culturale è molto forte. Eccezion fatta per pochi esempi di originalità, la maggior parte dei protagonisti di questa pellicola, e della nostra società per estensione, sembra svuotarsi del proprio “quid” per assecondare ciò che è cool. Ovvero quello che il branco si aspetta che tu faccia per diventarne parte integrante.

Christine è un fulcro di vita dissacrante che si inserisce perfettamente all’interno di questa logica ed è proprio a causa di ciò che nascono le principali dispute con la sua famiglia. Lady Bird è soltanto giovane in fondo e per questo non riesce ad apprezzare a pieno i sacrifici che i suoi cari compiono ogni giorno per lei; la sua priorità è quella di sprovincializzarsi e frequentare un college della East Coast, non importa a quale prezzo.

Lady Bird fotografa in maniera nitida il rapporto di odi et amo che si instaura spesso con le città di periferia, che, dal periodo adolescenziale in poi, iniziano a sembrare troppo strette.

Niente sembra riuscire ad essere accattivante dopo anni ed anni trascorsi a vedere la stessa gente, frequentare gli stessi posti, fare le stesse cose. Trasferirsi in un’altra città, più grande e meno provinciale, diventa così l’obiettivo della vita. E’ proprio questo il cuore della questione del grande esodo in seguito alla fine degli studi superiori.

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Christine, come detto, è disposta a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo ed è soprattutto da ciò che divampa il rapporto con la madre, interpretata da una convincente e candidata all’Oscar Laurie Metcalf.

In quel sentiero tortuoso che è l’adolescenza si è spesso incapaci di rendersi conto dei problemi reali che ci attorniano, poiché sono le proprie aspettative e i nostri desideri ad avere priorità assoluta. 

E’ così che Lady Bird sembra non capacitarsi della durezza con cui sua madre le sbatte in faccia la realtà di una famiglia tormentata dai problemi economici e dalle annesse conseguenze, come la depressione del padre derivante dalla perdita del suo impiego e dalla difficoltà di reinserirsi all’interno del mondo del lavoro, diventando così una sorta di fantasma della società.

E’ la solita vecchia storia di un genitore che interpreta il ruolo dello sceriffo buono e l’altro che deve necessariamente interpretare il ruolo di quello cattivo, qui riservato proprio a Laurie Metcalf. Tuttavia è la necessità di mostrarsi spesso fredda e inamovibile che consente a questo rapporto madre-figlia di presentarsi sotto varie forme e sfaccettature lungo tutto l’arco narrativo, fino a dare senso dell’intero racconto.

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E’ anche questo un rapporto di odio e amore, che si esplica ora attraverso scene impregnate dello humor che permea l’intero racconto e momenti di tenerezza, ora in confronti estremamente duri che giungono quasi al picco della drammaticità, senza sfociare però in sentimentalismi.

La storia di questa eccentrica, vulcanica, ma dolce ragazza di Sacramento fornisce alla regista la possibilità di trattare importanti tematiche socioculturali, partendo però da quell’approccio indie ereditato da Noah Baumbach, compagno di vita e maestro.

Greta Gerwig si dimostra capace di sfatare diversi tabù legati al periodo adolescenziale, ma soprattutto cliché che spesso ci figuriamo pensando allo sviluppo tout court degli Stati Uniti.

Lady Bird

La scelta di ambientare buona parte del racconto all’interno di un liceo cattolico segue esattamente questa linea, offrendo alla Gerwig la possibilità di smascherare con scanzonata ironia l’ipocrisia e il bigottismo su temi come l’omosessualità, l’autoerotismo e il sesso.

Se Lady Bird riesce ad essere questo particolare romanzo di formazione trasposto sul grande schermo, impreziosito dalle interpretazioni di Lucas Hedges e Timothèe Chalamet, perché non ha ricevuto nessun riconoscimento agli Oscar?

Le principali motivazioni sono due. In primis, la pellicola di Greta Gerwig sembra rimanere talvolta in superficie, attestandosi sul livello di racconti adolescenziali già visti, a discapito delle proprie potenzialità non esplorate a fondo. Il secondo fattore riguarda inevitabilmente il gusto dei membri degli Academy, poco propensi a tributare più che cinque nomination a una pellicola indie, più di nicchia nella sua ricezione rispetto al fiabesco The Shape of Water di Del Toro, fresco vincitore del premio come miglior film.

Ma si sa, la settima arte riesce a unire e dividere, quindi il nostro consiglio è quello di vedere con i propri occhi una pellicola che ha fatto parlare e farà parlare ancora di sé.

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