La recensione di Fabrizio De Andrè Principe Libero

Luca Marinelli interpreta Fabrizio De Andrè in un meraviglioso film ritratto del cantautore genovese. Parole e musica che ci accompagnano in un racconto intimo.

Fabrizio De Andrè Principe Libero

Il ritratto di un uomo onesto, un uomo probo, per citare una famosa canzone di Fabrizio De Andrè Principe Libero. Libero da ogni preconcetto, da ogni stereotipo. Artista prima ancora che uomo. Questo grande film, al cinema per soli due giorni (23-24 gennaio) ed in televisione (Rai 1) il 13 e 14 febbraio, racconta la vita di Fabrizio De Andrè, le origini del mito, dalla sua prima chitarra fino alla consacrazione definitiva. Un magistrale Luca Marinelli, ormai una conferma, indossa i panni del cantautore genovese, il più grande della storia italiana. E lo fa assumendo in pieno le sembianze di De Andrè, come se lo conoscesse da tempo e gli volesse rendere omaggio.

Fabrizio De Andrè Principe Libero

Il film si divide sostanzialmente in due parti, entrambe aperte dal rapimento che De Andrè subì dall’Anonima Sarda insieme alla sua compagna Dori Ghezzi. Inizialmente si torna indietro nel passato, nel lontano 1954, anno in cui il giovane De Andrè prese una chitarra tra le sue mani, che divenne poi un vero e proprio prolungamento delle sue dita. Inizia così il mito, con un atto di ribellione verso un violino che lo infastidiva e che gli faceva male al mento. E poi le parole, il racconto di ciò che vedeva nella sua Genova, fino all’incontro con Luigi Tenco. Si delinea così un ritratto ben preciso, quello del giovane e cinico de Andrè, ribelle dal cuore d’oro. Soprattutto la sua crescita spirituale ed il suo famoso amore per gli stravizi, whisky e sigarette.

Fabrizio De Andrè Principe Libero

Sebbene un inizio forse troppo frettoloso, Fabrizio De Andrè Principe Libero recupera subito anche e soprattutto grazie al suo attore principale, Luca Marinelli, che si spoglia della sua romanità periferica, entrando a pieno nel personaggio. Impressionante ogni volta che prende la chitarra ed inizia a cantare quelle poesie scritte da De Andrè.Non da meno l’interpretazione della biondissima Valentina Bellè nei panni della sua fedele compagna di vita, Dori Ghezzi. Lei, con quel suo sguardo carico d’amore verso il suo Fabrizio, capace di resituire l’affetto che la cantante provava per il suo compagno, come durante la prigionia, un momento doloroso ma allo stesso tempo riflessivo per De Andrè.

Lontano dai suoi vizi ma vicino alla sua comapagna, l’unica cosa che realmente contava per lui. Sguardi e sensazioni che partono da quel famoso concerto con la PFM, in cui troviamo Dori dietro le quinte a cantare Il Pescatore insieme a De Andrè ed alla folla. Questa seconda parte si sofferma più sul dramma della separazione e del rapimento, sulla riflessività post morte del padre che lo accompagna ad abbandonare l’alcol. Fabrizio De Andrè Principe Libero non ci porta a scrutare la vita di De Andrè fino alla sua morte. Non è quello il suo interesse.

Fabrizio De Andrè Principe Libero

Fabrizio De Andrè Principe Libero vuole dare un ritratto fedele dell’uomo e dell’artista, di colui che ha saputo coniugare l’arte alla musica ma soprattutto alla vita. Le sue paure, le sue insicurezze, tutto ciò che osservava e che riportava sullo spartito. Insieme alla dignità di Marinella, prostituta uccisa, la cui gestione della notizia sconvolse De Andrè che si sentì in dovere di ridarle una dignità che le era stata tolta. La regia asciutta di Facchini si adagia perfettamente al racconto, regalandosi pochi virtuosismi, salvo per l’emozionante scena conclusiva. Fabrizio De Andrè Principe Libero è un film che rende giustizia a chi ci ha dato musica e parole. E che difficilmente scorderemo fra un mese un anno.