La Triste Fine di Francesco Guccini: “Oggi faccio fatica a camminare e non ci vedo quasi più”

Sono lontani i tempi rivoluzionari per Francesco Guccini. Il cantautore bolognese oramai non ha più un cazzo da dire nelle canzoni, preferisce i romanzi.

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Alcune premesse importanti utili alla lettura dell’articolo affinché non sia fuorviante viste le critiche negative:

  • La mia non è una critica al cantautore. Io amo Guccini, è una semplice constatazione diretta di come sia messo. Alcune sono sue citazioni, oltre che una ripresa dell’articolo di Repubblica di Antonio Gnoli che lo ha intervistato direttamente.
  • Francesco Guccini “non ha più un cazzo da dire nelle canzoni” ma da tempo ha iniziato una prolifica vita da scrittore. Anche questa, non è una critica ma una semplice constatazione della piega della sua vita. Lui stesso dice che non ha più canzoni da scrivere ma soltanto gialli in collaborazione con Loriano Macchiavelli.

La Rivoluzione, Francesco Guccini, sembra averla combattuta davvero ed emerge in ogni sua ruga e in ogni sua espressione, seppur bonaria.

Quanto descritto da Antonio Gnoli per La Repubblica è un Guccini spento che non potrà mai più riaccendersi. Nonostante sui suoi profili social continui a postare foto che lo ritraggono alle cene con i “compagni”, con i suoi gatti o semplicemente con una piccola “damigianella” di vino, Francesco Guccini sembra aver detto tutto.

Il karkadè per alleviare i bruciori di stomaco, quella bevanda che lui definisce “bevanda coloniale”. Tornato qualche giorno fa prima di natale all’Osteria delle Dame, al civico 2 del Vicolo delle Dame a Bologna con Rolling StoneTra una lacrima e l’altra i ricordi tornano forti, come quella locomotiva che instancabilmente corre prima sui nastri e ora sui cloud di tutti gli amanti della sua musica, giovani e vecchi.

«Scusate», dice col fazzoletto in mano. «Ripensavo a una Bologna che non c’è più, molti degli amici che stavano qui non sono più tra noi». Alle sue spalle le foto in bianco e nero di Bonvi, Dalla, Bertoli. Si suonava per ore, fino a tardi. «Si beveva vino di due tipi: bianco e rosso. Un bicchiere costava 25 lire e così un uovo sodo»

cit. Rolling Stone “Intervista a Guccini”

Ora il cantautore bolognese riposa in un piccolo paesino chiamato Pavana, in Toscana.

«(…)e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell’ Appennino»

Ha scelto questo paese come punto d’approdo di una vita, come ultimo avamposto di resistenza. Resistere alle tentazioni, al degrado e allo svuotamento della società. Guccini sostiene che si possa ancora vivere a misura, che sia ancora possibile riuscire ad isolarsi.

Pavana, un paese che non lo assilla e neanche lo elegge a gloria locale, che gli lascia tutti gli spazi di cui ha bisogno. Una volta luogo di villeggiatura, oggi triste paesino con meno di mille e cinquecento abitanti a “resistere”.

“(…)Oggi la gente si vergogna di posti così. La cosa più desolante è il fiume qui sotto. Era pieno di vita; ma oggi non ci va più nessuno. Ma lui se ne frega e continua a scorrere lento. C’è solo un airone cinerino che ogni tanto vola a pelo e poi si pianta in mezzo. Impalato nell’ acqua, come un assurdo segnale di tristezza”

Alla domanda del giornalista: come erano i rapporti con tuo padre? , Guccini risponde che non c’era nulla da segnalare. Aveva stranamente accettato la sua volontà di diventare cantante, nonostante fosse un uomo “all’antica”. Non ha mai dato peso al successo del cantautore, idem per la madre ma un po’ meno drastica. Una volta lei andò a vederlo cantare ma non fece alcun commento, neanche una pacca sulla spalla, niente di niente. Erano genitori all’antica, che accettavano la vita del cantautore ma sicuramente non la incoraggiavano.

Guccini venne ingaggiato per la prima volta nel 1964, un contratto da ben 100 mila lire al mese!

L’Equipe 84 prese il suo brano Auschwitz non accettando però di suonare Dio è Morto, a loro dire era troppo complicata e poteva danneggiarli. L’aspra critica del leader del gruppo permise a Guccini di rafforzare la sua presenza con I Nomadi. Infatti, Maurizio Vandelli disse che “Guccini non aveva più un cazzo da dire”.

La censura di Dio è Morto da parte della Rai mentre Radio Vaticana la trasmetteva di continuo, facendola diventare un successo tra i cattolici.

La nascita de La Locomotiva, riprendendo una raccolta di memorie bolognesi di Romolo Bianconi. Un ferroviere anarchico decise di impadronirsi di un treno e lanciarlo a tutta velocità per farlo saltare in aria; contro le ingiustizie sociali, contro quella società che purtroppo si stava delineando e che ora è arrivato al massimo picco.

«Il ’68 ha modificato la società. Per alcune cose nel bene, per altre invece l’ha rovinata. Se pensiamo alle università e alla morte della meritocrazia. Con le canzoni non si fanno le rivoluzioni; al massimo possono accompagnarle»

… e Guccini cita la famosa Bandiera Rossa, definendolo un canto tecnicamente brutto ma se posto in un certo contesto sicuramente può far emozionare.

© PIGI CIPELLI 2014
PAVANA, FRAZIONE DI SAMBUCA PISTOIESE 25�32014
FRANCESCO GUCCINI NELLA SUA CASA DI PAVANA E NEL MULINO DOVE E’ CRESCIUTO DA BAMBINO DURANTE GLI ANNI DELLA GUERRA

La diversità con Lucio Dalla, l’amicizia e il legame con Claudio Lolli. La mistificazione del primo e la quasi totale dimenticanza del secondo.

Il rapporto con Lucio Dalla è stato per Guccini sempre molto difficile. Erano davvero agli opposti, considerando che quando Francesco disse a Dalla la volontà di trasferirsi a Pavena questi gli chiese: “E cosa ci vai a fare?”. Lui rispose: “Nulla che a te piaccia”. Lucio Dalla odiava la campagna, al contrario di Guccini che al posto di un piatto gourmet preferisce un bel piatto di pasta casereccia.

«Se ne va poco per volta la prestanza fisica, arrivano gli acciacchi. Oggi faccio fatica a camminare e non ci vedo quasi più. Non riesco a leggere e ho bisogno di qualcuno che lo faccia per me»

Il cantautore bolognese non si piace, non ha autostima e neanche orgoglio. Questo è dovuto molto probabilmente all’educazione repressiva alla quale lo ha sempre costretto il padre. Soltanto sul finire della vita del papà si sono avvicinati, incontrati veramente.

«Un giorno mi disse: avrei tanto voluto che tu facessi lo storico. E invece sono uno che ha scritto canzoni. Ma lui, intendo mio padre, avrebbe voluto fare il maestro. Finì in un ufficio postale. Non sempre le vite corrispondono ai nostri desideri»

Guccini continua a bruciare ma non è più un fuoco grosso, è una fiamma che sta smorzandosi piano piano. Le ultime fiamme sono quelle che bruciano più lentamente.

Qualche settimana fa l’uscita della raccolta delle canzoni che ha suonato oltre trent’anni fa all’Osteria delle Dame di Bologna. Di quella vecchia signora dai fianchi un po’ molli.

 

 

 

 

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