La lettera premonitrice che Scorsese scrisse a sua figlia

Martin Scorsese, Marvel

“Accendi la luce che è in te”

lettera figlia scorsese

Era il 2014 e si era in piena atmosfera Wolf of Wall Street quando Scorsese si prese una pausa dal suo frenetico lavoro per parlare a tutti gli aspiranti artisti e cineasti attraverso una lettera pubblica a sua figlia. E di futuro parla proprio il regista che ama il passato, che celebra i film del passato e i suoi protagonisti. Eppure lui, così saggio, ci fa notare di come il mondo, e in particolare quello delle pellicole, stia cambiando. Ci dice che oggi chiunque può essere regista, chiunque può essere in grado di riprendere delle scene in alta risoluzione, modificando colori, suoni e ogni genere di sottigliezza dal computer di casa propria, ma che il buon prodotto, l’opera d’arte, non la fa la tecnologia, né la tecnica né nessun aggeggio dei giorni nostri, ma la facciamo noi, con ciò che abbiamo dentro, con la nostra cultura, le nostre storie e il nostro passato.

“Non sono le macchine a fare il film, sei tu”.

Scorsese analizza il mondo dei giorni nostri con la consapevolezza di essere un uomo che ne ha cambiato l’andamento e anzi forse lo ha marchiato molto intensamente negli ultimi decenni. Ci avvisa che sì, come già sappiamo, i film saranno visti sugli smartphone, sui tablet, e sempre meno persone andranno al cinema, e che in quei pochi cinema i biglietti costeranno sempre di più, ma non importa, perché se la passione resterà quest’arte non smetterà mai di farci sognare. E il futuro, per Scorsese, è luminoso; soprattutto per il concetto che ormai la tecnologia è alla portata di tutti, e tutti, con pochi soldi, possono girare un film. Indica allo stesso tempo degli artisti che per lui sono grandi e riescono ancora oggi a produrre i loro film: David Fincher, Wes Anderson, Paul Thomas Anderson e altri..

lettera figlia scorsese

Qui di seguito il testo completo della lettera.

Carissima Francesca,

ti scrivo questa lettera per parlarti del futuro, che io vedo attraverso la lente del mio mondo. Attraverso la lente del cinema, che ne è sempre stato al centro.

Nel corso degli ultimi anni sono arrivato alla convinzione che il cinema col quale sono cresciuto, quello che vive nei film che ti ho mostrato sin da quando eri piccola e che fioriva quando io ho iniziato a fare cinema, sta arrivando alla fine del suo ciclo. Non mi riferisco ai film che sono già stati girati, ma a quelli che devono ancora venire.
Non scrivo queste parole né con desolazione né con un senso di sconfitta. Al contrario: io penso che il futuro sia molto luminoso.

Abbiamo sempre saputo che il cinema è un business, e che la sua arte è stata possibile perché compatibile con le esigenze del business. Quando abbiamo iniziato, negli anni Sessanta e Settanta, nessuno di noi si è fatto illusioni su quel fronte. Sapevamo che avremmo dovuto lavorare duramente per proteggere ciò che amavamo. Sapevamo anche che saremmo andati incontro a periodi difficili. E credo che, in qualche modo, avessimo anche intuito che sarebbe arrivato il giorno in cui qualunque elemento scomodo o poco prevedibile del fare cinema sarebbe stato ridotto al minimo, forse addirittura soppresso. L’elemento più imprevedibile di tutti? Lo stesso cinema. E la gente che il cinema lo fa.
Non voglio mettermi a ripetere cose che sono state dette e scritte da tanti altri prima di me, sui cambiamenti di questo business, e sono rincuorato dalle eccezioni alla direzione generale verso cui sta andando il cinema: Wes Anderson, Richard Linklater, David Fincher, Alexander Payne, i fratelli Coen, James Gray e Paul Thomas Anderson riescono tutti a produrre i loro film. E Paul è riuscito non solo a fare “The Master” in 70 mm, ma anche a mostrarlo in quel modo in varie città. Tutti quelli che amano il cinema dovrebbero essergliene grati.
Sono commosso anche dagli artisti che continuano a fare i loro film in tutto il mondo, in Italia, in Francia, nella Corea del Sud, in Gran Bretagna, in Giappone, in Africa. Diventa ogni giorno più difficile, ma i loro film riescono a farli.Non penso di essere pessimista, però, se dico che l’arte del cinema e il business del cinema sono arrivati a una svolta. 
L’entertainment audiovisivo e ciò che conosciamo come cinema – immagini in movimento concepite da individui – sembrano andare verso direzioni diverse. In futuro, probabilmente, vedrai il cinema sempre meno sugli schermi dei locali multisala e sempre di più in sale piccole, oppure online e, presumo, in spazi e situazioni che non posso nemmeno prevedere.Ma allora, Francesca, perché dico che il futuro è luminoso? Perché, per la prima volta nella storia di quest’arte, i film possono davvero essere fatti con pochi soldi. Quando io ero giovane era impossibile: i film a bassissimo budget sono sempre stati l’eccezione più che la regola. Ora è il contrario. Puoi avere immagini bellissime con cineprese assolutamente abbordabili. Puoi registrare suoni, montare e mixare e correggere il colore a casa tua. Tutto questo sta accadendo davvero.
Ma con tutta l’attenzione prestata alla meccanica e ai progressi tecnologici che hanno portato a questa rivoluzione nel cinema, c’è una cosa importante che devi ricordare: non sono le macchine a fare il film, sei tu. Poter prendere una cinepresa e iniziare a girare e poi mettere il tutto assieme con Final Cut Pro è una forma di libertà, ma fare un film – il film che senti di “dover” fare – è un’altra cosa. Per la quale non esistono scorciatoie.
Se John Cassavetes, mio amico e mentore, fosse ancora vivo, farebbe sicuramente ricorso a tutta la tecnologia disponibile oggi. Ma continuerebbe a ripetere le cose che ha sempre detto – che devi essere totalmente dedito al lavoro, che devi dare tutto te stesso e che devi proteggere quella prima scintilla che ti ha portato a fare quel film. Devi proteggerla con la tua vita. In passato, dato che fare cinema era così costoso, dovevamo combattere stanchezza e compromessi. Nel futuro, dovrai avere una tempra d’acciaio per opporti a qualcos’altro: alla tentazione di seguire la corrente come tutti e di lasciare che il tuo film stia semplicemente a galla.

Questo non vale solo per il cinema. Le scorciatoie non portano mai da nessuna parte. Non sto dicendo che tutto deve essere difficile. Sto dicendo che la voce che ti accende è la “tua” voce. La luce interiore, come dicevano i Quaccheri.

La luce sei tu. Questa è la verità.
Con tutto il mio amore, 
papà.